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pubblicato domenica, 12 aprile 2015 da Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

La bellezza della paura

La bellezza della paura

Ammettiamolo: aver paura è bellissimo!

Certo, lo è quando la ragione che insinua in noi questa forte emozione non ci riguarda personalmente, e dunque quando non abbiamo motivo di temerla, la paura. Non stiamo parlando quindi di paure cliniche, o patologiche, o di meccanismi di difesa o, più semplicemente, della paura intesa come naturale reazione davanti a situazioni rischiose o di pericolo. No, stiamo parlando di quel sottile piacere che ci dà l’immedesimarci in storie e situazioni che non appartengono alla nostra personale realtà e dalle quali possiamo sottrarci spegnendo la tv, allontanando un libro, chiudendo gli occhi al cinema per non vedere i macellai psicopatici all’opera sulle povere vittime. Ebbene sì, la letteratura e il cinema ci catturano quotidianamente insinuandoci ansia, tensione, e ci trasportano altrove con ritmo che incalza, per poi restituirci ancora tutti interi al nostro rassicurante quotidiano.

Stephen King dice che l’orrore “inventato” è lo strumento più adatto a esorcizzare o allontanare gli orrori reali di cui siamo circondati, ma io credo che sia ancora più semplice la ragione che ci spinge verso questo tipo di storie: il piacere di una forte emozione senza il timore delle conseguenze. Provate a pensare alle offerte sempre più “spaventose” dei luna park: tutti gridano terrorizzati su giostre che di rassicurante hanno ben poco (se non la certezza che a fine giro si torna alla normalità) e pur di provare questo terrore pagano un biglietto! E, a proposito di biglietto, le sale che hanno proiettato i nuovi horror dell’anno saranno di certo affollate per giorni e giorni!

H.P. Lovecraft, un grande della letteratura horror nato nel 1890, ma anche precursore della fantascienza, ha detto che “La più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto”, ed è infatti dell’ignoto che circonda l’uomo e di questa atavica paura che si è servito per raccontare incredibili storie che – sebbene non troppo apprezzate nei primi anni del ‘900 e a volte anche rifiutate dagli editori – hanno lasciato un segno indelebile nella storia della letteratura horror. Egli diceva che, per creare un clima angoscioso, è necessario raggiungere un alto livello emotivo attraverso l’atmosfera che impregna una storia; ovvero, l’angoscia, l’ansia, non si creano necessariamente descrivendo una scena cruenta, o riversando sulle pagine litri di sangue, bensì insinuando attese inquietanti. Nei suoi racconti il tema del sogno è ricorrente, questo poiché parte di essi sono realmente ispirati dagli incubi angosciosi di cui era vittima. Da grande maestro quale era, ci ha lasciato un’interessante saggio, Supernatural Horror in Literature, che spiega i trucchi del mestiere di scrittore, con ampie riflessioni sulla paura e sul modo migliore per sfruttarla e raccontarla…

I bambini avranno sempre paura del buio, e gli uomini dotati di menti sensibili tremeranno sempre al pensiero di strani mondi animati di vita misteriosa che vibrano negli abissi al di là delle stelle, o incombono sul nostro pianeta da dimensioni terribili che solo i morti ed i folli possono vedere.

Edgar Allan Poe, il padre dei libri gialliMa l’indimenticabile e indimenticato Lovecraft, non fu ispirato soltanto dai suoi stessi incubi ma anche da un altro grande scrittore americano, nonché poeta, giornalista, critico letterario: Edgar Allan Poe (1809-1849). Definirlo scrittore è certamente riduttivo poiché rappresenta uno dei più grandi autori della letteratura gotica, inoltre fu l’inventore del genere poliziesco, del giallo psicologico e della letteratura horror. Amante del racconto breve e influenzato come Lovecraft da incubi ricorrenti, Poe ci insegna che la paura non nasce da circostanze, fatti, situazioni particolari, bensì dalla mente umana, che egli analizza e sonda in profondità, attratto da follia e vulnerabilità (mentre Lovecraft sondava l’ignoto). Dunque l’orrore nei suoi racconti non è “esterno” ma proviene dal personaggio, dalla sua mente, da allucinazioni o pensieri irrazionali.

Per restare in quegli anni fortunati dal punto di vista letterario, come non citare l’irlandese Bram Stoker con il suo Conte Dracula? Grande romanzo gotico impregnato di orrore, tensione e atmosfere tali da far provare al lettore il senso della minaccia costante, l’oscuro presagio là dietro la porta. Il suo è un chiaro esempio non solo di talento ma di tenacia, volontà, studio: ci mise ben sette anni a scrivere il romanzo, anni di approfondite ricerche necessarie a rendere credibile l’ambientazione e la storia stessa. E dire che Stoker ebbe l’ispirazione in seguito a… un incubo! Ebbene sì, anche lui: incredibile non è vero? Dobbiamo questo immortale romanzo a un’indigestione che gli provocò una notte difficile e agitata, causata da troppi gamberi!

Sebbene qui non siamo in presenza di una scrittura istintiva, come invece spesso è quella del racconto breve, ma lenta e studiata nel dettaglio, l’autore ci tiene inchiodati alla lettura con grande maestria, seminando tra le pagine di un diario atmosfere raccapriccianti ma inizialmente velate. E, riga dopo riga, fondamentale è l’attesa dell’apparizione del Conte, durante la quale tratteniamo il respiro. Secondo Nabokov, che scriveva tutt’altro genere di romanzi, questa è una storia che si legge con la schiena: “Un buon libro è là che dà i brividi”.

E voi, diteci, leggete con la schiena?

Foto | Pixabay


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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