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pubblicato martedì, 14 aprile 2015 da Roby in Mondolibri
 
 

Gianni Rodari – eroe dei bambini di ieri, oggi e domani – ci lasciava 35 anni fa

Gianni Rodari

Se comandasse Arlecchino, il cielo sai come lo vuole? A toppe di cento colori cucite con un raggio di sole. Se Gianduia diventasse ministro dello Stato farebbe le case di zucchero con le porte di cioccolato. Se comandasse Pulcinella la legge sarebbe questa: a chi ha brutti pensieri sia data una nuova testa. – Il gioco del se

Quando se ne andò non tutti se ne resero immediatamente conto, ma assieme a Gianni Rodari i bambini di allora, ma anche quelli di prima, di quando aveva cominciato a scrivere, e anche quelli di oggi che ancora leggono le sue favole, perdevano un papà. Perché questo è stato, è, e sarà, per intere generazioni il timido maestro piemontese, poi giornalista libero ma soprattutto scrittore di talento, che seppe farsi invadere dalla fantasia e cavalcare in tutte le sue opere l’immaginazione con la penna e il calamaio.

Eppure ci mise un po’ per scoprire la sua vocazione: entrato giovanissimo nel seminario cattolico di Seveso, lo lasciò per le Magistrali; in quegli anni abbandonò il violino che pure aveva studiato con passione e profitto per tre anni, s’iscrisse all’università, facoltà di Lingue, ma dopo qualche esame capì che non era quella la strada giusta per lui. Molti i tentativi di costruirsi un’identità anche nel privato: attivo per anni nell’Azione cattolica di cui fu anche presidente, appena diventato maestro aderì al Partito fascista per poter lavorare, ma gli orrori della guerra che lo segnarono per sempre perché gli strapparono i suoi due migliori amici morti in battaglia, mentre il fratello fu internato in un campo di concentramento (lui era stato dichiarato rivedibile, quindi non ricevette la chiamata alle armi), lo fecero avvicinare alla Resistenza, entrare in clandestinità e iscriversi al partito comunista il Primo maggio 1944. Forse fu finalmente quella la strada giusta: finita la guerra con le sue macerie, diventerà giornalista, lavorerà a Paese sera e a L’Unità, ma il suo primo incarico importante, probabilmente dovuto ai suoi studi pedagogici, fu, nel 1950, fondare a Roma il giornale per ragazzi Pioniere, che gli valse una scomunica dal Vaticano che lo definì “un ex seminarista cristiano diventato diabolico”.

All’attività da giornalista politico che poco strizzava l’occhio ai partiti, affiancò sempre quella di scrittore, convinto com’era che la letteratura per ragazzi fosse tutt’altro che un genere di serie B, com’era opinione comune all’epoca. Filastrocche, favole, racconti, motti, frizzi, lazzi e brevi componimenti furono il suo pane quotidiano, che nel 1970 gli valsero anche il prestigioso Premio Hans Christian Andersen, il più illustre della categoria, e che a tutt’oggi è l’unico italiano ad aver vinto, segno che neppure dopo di lui c’è mai stato qualcuno che lo abbia eguagliato, e non solo in questo primato.

Gianni Rodari scrittore

Gianni Rodari

I temi toccati dal Rodari scrittore per bambini, sono quelli che gli stessi bambini possono comprendere e amare, anche se qui li elenchiamo con le parole dei grandi: c’è l’assurdo calato nel mondo reale, ci sono la guerra, ma soprattutto la pace – che i bambini comprendono benissimo a differenza degli adulti – i temi cari alla pedagogia moderna come il non omologarsi e andare invece controcorrente come fa il giovane gambero; il non risparmiare l’amore per il prossimo come fa il sole, criticato dalla nuvola, che dona a tutti i suoi raggi; l’essere coraggiosi e intraprendere anche imprese impossibili come Martino Testadura che per primo svela l’inganno della strada che non doveva portare in nessun posto; il continuare a sognare e a cercare di realizzare le proprie ambizioni senza rassegnarsi alla mediocrità, come fa Giovannino Perdigiorno nei suoi rocamboleschi viaggi. Dietro a tutto questo, poi, si sente la raccomandazione paternalista del maestro che invita tutti a restare sempre un po’ semplici e scanzonati come i bambini che inventavano la loro lingua fatta di brif, di bruf e di braf , e c’è l’abbraccio immenso della fantasia che su tutto regna e tutto comprende, anche i sogni del piccolo Claudio, capaci di trasformare in cavallo il bastone “fatato” che il vecchio dagli occhiali d’oro gli aveva regalato.

Filastrocca corta e matta. Il porto vuole sposare la porta, la viola studia il violino. Il mulo dice: ‘Mio figlio è il mulino’, la mela dice: ‘Mio nonno è il melone’, il matto vuole essere un mattone, e il più matto della terra sapete che vuole? Fare la guerra! – Filastrocca corta e matta

La sua carriera letteraria iniziò con la pubblicazione, nel 1951, del Libro delle filastrocche, brevissime perle che utilizzavano spesso metafore, ma anche giochi di parole semantici o innescati su evidenti allitterazioni o comuni errori di ortografia, che lasciavano in genere il lettore più ricco perché comprendevano anche un insegnamento, una sorta di ‘morale della favola’. Via via i suoi componimenti si fecero più lunghi e la fama arrivò con Favole al telefono (1962), fiabe brevi che il fantomatico ragionier Bianchi, rappresentante farmaceutico di Varese costretto a viaggiare tutta la settimana per lavoro, raccontava puntuale alle nove di sera alla figlia, prima che questa andasse a letto. Tra palazzi da rompere, numeri da inventare ed edifici interi fatti di gelato, queste favole toccavano così tanto il cuore che anche le centraliniste fermavano il loro lavoro per ascoltarle, ma dovevano essere brevi perché il telefono costa!

Passando per il romanzo breve C’era due volte il barone Lamberto ovvero i misteri dell’isola di San Giulio, che racconta di come il suddetto barone fosse tenuto in vita dall’amicizia del maggiordomo Anselmo ma soprattutto dai suoi sei domestici, pagati profumatamente solo per ripetere continuamente tutto il giorno il suo nome, Rodari arriva al romanzo vero e proprio con Le avventure di Cipollino nel 1951 e con il celeberrimo La freccia azzurra nel 1964. Nel primo (che avrà anche un sequel non troppo fortunato l’anno seguente) il protagonista è Cipollino, un piccolo di cipolla, che si trova ad affrontare un mondo tutto fatto di frutta e verdura, dove i cattivi hanno le sembianze del principe Limone e del cavalier Pomodoro, mentre il buono è un vecchietto che ha passato tutta la vita a costruirsi la sua minuscola casa e noto come Sor Zucchina. Tradotta in molte lingue, la storia di Cipollino fu particolarmente apprezzata in Russia, dove addirittura veniva proposta durante il percorso scolastico e dalla quale fu tratto un cartone animato. Dal secondo, invece, è stato tratto anche un famoso film prodotto da Lanterna Magica. Questa la trama: è un 5 gennaio di tanti anni fa e quella vecchia burbera della Befana decide per una volta di farsi pagare in cambio dei doni che porta. Non tutti, però, possono permetterselo, e così alcuni bambini come Francesco, che è povero e per aiutare economicamente la famiglia vende le caramelle al cinema e fa lo strillone, rischiano di rimanere senza regali. Il fatto scatena la rivoluzione dei giocattoli che riposavano nella vetrina della Befana in attesa di essere donati, i quali decidono di scappare per donarsi ai bimbi meno fortunati, come, appunto, Francesco, che desiderava tanto quel trenino con la locomotiva così veloce da essere chiamata proprio “la freccia azzurra”.

Infine, Gianni Rodari scrisse anche un saggio, nel 1973, stavolta rivolto esplicitamente agli adulti: Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie. Qui l’autore approfondisce i meccanismi del fantastico e rivela le sue ricerche in materia d’invenzione narrativa, per renderla accessibile a tutti, sostenendo che il processo creativo fosse connaturato all’animo umano e quindi, appunto, davvero per tutti. Da qui, perciò, deriva una proposta concreta di vita in cui ampio spazio sia lasciato alla fantasia, dall’infanzia fino all’età adulta, come strumento educativo fondante e fondamentale.

Dopo la sua morte, in questi 35 anni, a Rodari sono state dedicate strade, piazze, parchi, scuole, circoli e perfino biblioteche, ma noi siamo convinti che lui avrebbe preferito che queste fossero intitolate piuttosto ai suoi personaggi, in compagnia dei quali, certamente ci guarda da lassù.

Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: – Buon viaggio!. (da “Il giovane gambero”, Favole al telefono)

Un testo di Gianni Rodari

Una volta un dromedario, incontrando un cammello, gli disse: «Ti compiango, carissimo fratello: saresti un dromedario magnifico anche tu se solo non avessi quella brutta gobba in più».

Il cammello gli rispose: “Mi hai rubato la parola. È una sfortuna per te avere una gobba sola. Ti manca poco ad essere un cammello perfetto: con te la natura ha sbagliato per difetto».

La bizzarra querela durò tutto un mattino.

In un canto ad ascoltare stava un vecchio beduino e tra sé intanto pensava: “Poveretti tutti e due. Ognuno trova belle soltanto le gobbe sue».

Così spesso ragiona al mondo tanta gente che trova sbagliato ciò che è solo differente.

Foto | Famiglia Cristiana


Roby

 








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