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pubblicato venerdì, 1 maggio 2015 da Luciano Milani in Punti di vista
 
 

La famiglia italiana oggi: evoluzione o involuzione?

La famiglia italiana oggi: evoluzione o involuzione?

Dall’alto (molto alto!) dei miei anni, spesso indugio a rivisitare mentalmente le tante famiglie che ho avuto modo di conoscere nel lungo cammino della mia vita, a cominciare dalla famiglia dei miei genitori e dalla mia stessa famiglia, che era composta dai genitori, da quattro figli e da una sola nonna, quella paterna, perché il mio nonno paterno era addirittura premorto a mio padre cinque mesi prima che il figlio venisse al mondo. I miei nonni materni erano morti giovanissimi, colpiti dalle febbri malariche in una sperduta fazenda del lontano Brasile, terra in cui erano emigrati dopo che il disastroso fallimento della Banca Romana aveva polverizzato i modesti risparmi che mio nonno Ernesto aveva affidato a un cugino residente nella capitale, bene ammanicato presso l’istituto di credito.

I loro tre figli, mia madre di cinque anni, mio zio Domenico di otto e mia zia Giovanna di tre, erano stati rimpatriati dalla carità di Madre Cabrini nel 1905, ed erano stati affidati dal Giudice tutelare a tre distinte famiglie di altrettanti cugini, i quali, supportati economicamente dalle esigue rendite di quattro piccoli poderi ereditati dagli orfani, si assunsero il gravoso compito di tirarli su. Questi dunque crebbero in tre famiglie diverse, ma nonostante la separazione forzata che dovettero subire, raccontavano che per essi la cosa non costituì un problema particolare, perché, vivendo in un piccolo centro, potevano vedersi continuamente. Inoltre, l’affetto profondo che gli zii e i loro figli nutrivano per loro rendevano la convivenza pressoché normale. Gli zii, pur digiuni delle più diffuse teorie pedagogiche allora in auge (Montessori, Lambruschini, ecc.), ricchi del buon senso contadino, approfittavano di qualsiasi festa o ricorrenza per riunire i tre orfani, ora in una famiglia e ora in un’altra, allo scopo di cementare sempre di più i vincoli di fraternità che li univano.

Ricordo con immenso piacere i racconti che mia mamma mi faceva delle gioiose riunioni plurifamiliari che avevano luogo specialmente nelle grandi ricorrenze, come il Natale, la Pasqua, le feste patronali, ecc. Al ricordo di mia madre, associo quello degli zii Cecilia e Serafino, che con tanto amore ne avevano curato la crescita e l’educazione. Eppure i loro erano tempi difficili: quello in cui vivevano era un piccolo centro agricolo, avaro di prodotti per la bassa fertilità dei terreni, povero di risorse finanziarie per l’inesistenza quasi totale di attività commerciali, in un’economia chiusa in sé stessa, ancora fondata per lo più sul baratto.

Ma la fortezza del vincolo familiare era tale che pur nelle ristrettezze di quell’economia riusciva a tenere uniti i membri che costituivano quella “primigenia societas humana”.

Ripensando con nostalgia alla famiglia di mia madre ed alla mia famiglia mi tornano alla mente la serenità cristiana delle famiglie coloniche della Val Padana rappresentate nel bellissimo film di Ermanno Olmi L’albero degli zoccoli e le sofferenze sopportate con tanta vivida speranza dalle famiglie patriarcali dei Peruzzi sradicate dal basso Polesine e trapiantate nell’Agro Pontino, descritte da Antonio Pennacchi nel suo premiato romanzo Canale Mussolini. Famiglie tutte soverchiate dalla fatica e dalla povertà, ma saldamente cementate dal vincolo familiare che affondava le sue radici nella sacralità del matrimonio.

Ma allo stato attuale possiamo affermare che la famiglia italiana ha conseguito un’evoluzione? O, piuttosto dobbiamo riconoscere che ha subito un’involuzione? A prescindere dalle considerazioni che potrebbero farsi sulle conseguenze scaturite dalla introduzione del divorzio nel nostro Ordinamento giuridico, questa “primigenia societas humana” viene quotidianamente assalita da ogni parte.

Sono ben noti i tenaci tentativi di voler fare rientrare nel concetto di famiglia la cosiddetta famiglia di fatto, basata sulla semplice dichiarazione all’anagrafe della convivenza di una coppia di diverso genere, con tutte le conseguenze anche in sede successoria, assicurativa, previdenziale e assistenziale. E ciò, nonostante la chiara definizione della famiglia contenuta nell’art. 29 della nostra Costituzione, secondo la quale la famiglia “…È una società naturale fondata sul matrimonio”.

Il discorso sul tema sarebbe troppo lungo; l’economia della nostra rivista digitale non permette di dilungarci oltre, ma i nostri lettori mi consentano almeno di esprimere tutta la mia empatia per le povere famiglie nordafricane che in questi giorni di dolorosa emigrazione riportano continuamente la mia mente ai miei sfortunati nonni morti e seppelliti in una paludosa landa del remotissimo Brasile.

Foto | Pixabay


Luciano Milani

 








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