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pubblicato martedì, 14 luglio 2015 da Roberto Russo in Grammatica
 
 

Si scrive prima il nome o il cognome?

Si scrive prima il nome o il cognome?

Nella nostra società e nella nostra cultura, la persona è identificata dal nome e dal cognome. Ma si scrive prima il nome o il cognome? Non ci sono dubbi in questo campo: prima il nome, poi il cognome. La regola vale sempre, tanto nel parlare che nello scrivere: «Piacere, Mario Rossi» e non «Piacere, Rossi Mario».

Il nome è ciò che è veramente nostro e ci identifica come persone; il cognome ci appartiene perché membri della famiglia e, quindi, di un’organizzazione va oltre l’individuo. In Italia spesso accade che si scriva prima il cognome e poi il nome. È un’abitudine antica, favorita da vari fattori. Il principale è probabilmente il fatto che in molti usi ufficiali il cognome precede il nome. L’uso burocratico classifica le pratiche secondo l’ordine cognome-nome e così, molti mondi prestampati, hanno prima il cognome e poi il nome. Però questo è per l’iter burocratico, non per la vita di tutti i giorni. Del resto, in quei moduli solitamente viene chiesto di scrivere tutto in maiuscolo e nessuno di noi si sogna di firmare tutto in maiuscolo stampatello!

Un’altra motivazione che spinge all’ordine sbagliato cognome-nome si può far risalire all’abitudine scolastica: nel registro di classe gli alunni sono indicati in ordine alfabetico di cognome (e molti di noi ancora ricordano tutti i compagni e le compagne di scuola proprio in quest’ordine).

Prima il nome o il cognome negli ambienti di lavoro

A lavoro potrebbe essere utile mettere in evidenza il cognome, in modo da facilitare la sistemazione in ordine alfabetico dei nomi dei dipendenti, per esempio. L’importanza del cognome della vita pubblica e negli ambienti di lavoro si può mettere in rilievo non rovesciando l’ordine naturale, ma scrivendo il cognome lettere maiuscole: Mario ROSSI..

Il doppio cognome delle persone sposate

La questione “prima il nome o il cognome” diventa un po’ complicata con le donne sposate che adottano il cognome del marito. (Al momento dobbiamo specificare delle donne sposate, ma ci auguriamo che prima o poi anche l’Italia riconosca il diritto a tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale, di contrarre matrimonio).

Questa è la regola base da seguire: Nome -> Cognome della famiglia d’origine -> Cognome acquisito. Quindi, in pratica: Maria Rossi Bianchi che significa: “Maria, nata Rossi, coniugata Bianchi”.

Se però Maria si sposa di nuovo (perché ha precedentemente divorziato o è rimasta vedova), può passare al nuovo cognome: Maria Rossi Verdi. Il problema, a questo punto, è che Maria Rossi, Maria Rossi Bianchi e Maria Rossi Verdi sono sempre la stessa persona: materiale per una trama da soap opera! La soluzione più semplice sarebbe che Maria si firmasse sempre con il cognome di famiglia e basta: Maria Rossi.

Via | Manuale di scrittura professionale. Dal curriculum vitae ai documenti aziendali
Foto | Pixabay


Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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