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pubblicato sabato, 25 luglio 2015 da Roby in Premi letterari
 
 

Avrebbe 110 anni Elias Canetti, ultimo baluardo della Mitteleuropa

Elias CanettiDa ventuno anni riposa a Zurigo, accanto a un altro grande della letteratura mondiale – James Joyce –; se invece fosse ancora vivo avrebbe superato già da un po’ il secolo di vita, e di storie ne avrebbe certamente molte da raccontare. Lui è Elias Canetti, autore che più di tutti con la sua vita e i suoi iscritti incarna la Mitteleuropa, anzi, ne è la personificazione.

Un vero cittadino del mondo: bulgaro di nascita, appartenente a una famiglia ebraica sefardita dalle remote origini italiane, crebbe in Inghilterra, poi a Vienna e infine si stabilì a Zurigo. Le lingue della sua infanzia furono ladino e giudeo spagnolo (ma spesso tra loro i genitori comunicavano in tedesco, lingua che poi adottò nella sua scrittura), imparò anche il bulgaro e l’inglese. Trascorse anche un periodo in Marocco al seguito di una troupe cinematografica: l’esperienza lo entusiasmò talmente tanto che alle Voci di Marrakech dedicò il suo unico libro ascrivibile alla letteratura di viaggio. Confrontarsi con una realtà così primitiva e diversa da quella europea, oltre a rievocargli nella mente la libertà e la spensieratezza dell’infanzia, gli suscitò un’intensa riflessione sull’essere umano, scevra da pregiudizi e discriminazioni in ordine di ceto o razza.

La sua inquietudine creativa lo portò a sperimentare generi diversi senza fermarsi mai: nel corso della sua carriera, infatti, Elias Canetti scrisse un solo romanzo, un solo saggio (di antropologia), alcuni aforismi, qualche testo teatrale, un diario di viaggio e naturalmente una sola autobiografia. Ma questa sua unicità fu anche la qualità che gli valse, nel 1981, il Premio Nobel per la Letteratura: “Per i suoi lavori caratterizzati da un’ampia prospettiva – si legge nella motivazione dell’Accademia di Svezia – ricchezza di idee e potere artistico”.

Nel 1935 esce Auto da fé, romanzo ambientato nella Vienna dei ruggenti anni Venti. Il protagonista è Peter Klein, quarantenne sinologo di fama mondiale che cade vittima degli inganni della perfida donna di servizio Therese e del violento portiere del palazzo, Benedikt. Vicino a perdere ogni cosa, su tutte i suoi amatissimi libri, Peter vagherà nei bassifondi di Vienna incontrando i personaggi più bizzarri, toccherà il fondo per poi risalire, fino al colpo di scena finale: si farà bruciare all’interno della sua biblioteca.

Il saggio Massa e potere, invece, è stato pubblicato nel 1960, alla distanza necessaria che occorre alla Storia per essere interpretata: qui Hitler è indicato come il dittatore paranoico che subisce il fascino della massa che lui stesso comanda e manipola. In quella che Elias Canetti definisce “l’opera della sua vita”, mette a nudo i meccanismi sociologici che sono alla base del concetto stesso di massa, mettendoli in relazione con l’esercizio del potere.

È un’opera intensa ed emozionante, infine, la sua autobiografia, divisa in tre volumi e scritta come fosse un romanzo di formazione. Gli eventi descritti sono inseriti nel tempo sospeso e felice dell’infanzia, in un mondo idilliaco che non aveva ancora scoperto le guerre mondiali. Uno dei temi portanti della narrazione è l’ambizione di riscatto sociale che pervadeva i suoi genitori e li portò alla rottura con la società circostante: la fame di cultura additata come un ‘tradimento’ della vocazione commerciale della famiglia, lo scandaloso sguardo rivolto all’Occidente evoluto e veloce, per sua natura contrapposto alla pigrizia di una terra ancora povera che a fatica si stava liberando dalla dominazione ottomana, saranno insieme elemento distruttivo e salvifico per Elias Canetti: distruttivo della sua quiete familiare, ma salvifico per la sua futura attività letteraria.

Foto | Di Ignoto [CC BY-SA 3.0 nl], attraverso Wikimedia Commons




Roby