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Posted martedì, 15 settembre 2015 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Intervista a Silvia Tantardini, coordinatrice del festival Immagimondo

Silvia Tantardini

Il festival Immagimondodi cui abbiamo già parlato – è un evento di viaggi, luoghi e culture che si svolge a Lecco e dintorni dal 19 settembre al 4 ottobre.

Per conoscere meglio questa bella realtà di integrazione che passa attraverso la condivisione culturale, abbiamo posto qualche domanda a Silvia Tantardini, coordinatrice della rassegna Immagimondo “un impegno che le ha dato l’opportunità di far conoscere, attraverso il festival, il proprio territorio e di creare un network con diverse realtà locali e nazionali”.

Nel ringraziare Silvia Tantardini per la disponibilità, le cediamo volentieri la parola.

Immagimondo: a immaginare il mondo d’oggi sembra che sì, “una finestra su popoli, luoghi e culture del mondo” ci sia, ma è ben sprangata. Lei intravede spiragli di apertura?
Le aperture, i ponti, i punti di contatto e di dialogo si costruiscono giorno per giorno, non sono cose che esistono e basta, né tantomeno elementi da dare per scontati e acquisiti una volta per tutte. L’associazione Les Cultures, che organizza Immagimondo, si è voluta chiamare “Laboratorio di cultura internazionale” e ha scelto come slogan “Nessuno escluso” proprio per sottolineare che, come in un laboratorio, i modi e le formule per conoscere e per convivere con le differenze si sperimentano, usando curiosità e voglia di scoprire.
Sicuramente viviamo un momento storico complesso, segnato da movimenti epocali di persone e, purtroppo, da recrudescenze di fenomeni di chiusura e di razzismo. In questo senso, siamo convinti dell’importanza di promuovere in ogni modo, anche con il nostro festival, una cultura basata sulla conoscenza e sull’apertura, che possa fornire alle persone gli elementi per costruire una società in grado di affrontare le sfide del nostro tempo.

Quali sono le principali difficoltà, ma anche le più belle soddisfazioni, nell’organizzare un festival che mette a confronto varie culture?
Organizzare un evento culturale di questo tipo è una sfida complessa e stimolante. Trovare finanziamenti, dialogare con le istituzioni, costruire partnership con altre realtà associative o private possono essere fonte di frustrazione così come di grande soddisfazione.
Il fatto di essere arrivati alla diciottesima edizione del festival dimostra che, al di là di tutte le difficoltà finanziarie e organizzative, l’evento riscuote interesse da parte del pubblico e delle istituzioni.

Tra i tanti eventi in programma, quali sono i punti fermi da non perdere, secondo lei?
Il programma è molto ricco: con oltre settanta eventi pensiamo di poter accontentare i gusti più differenti! Quest’anno avremo quattro importanti mostre fotografiche di livello nazionale e internazionale, ospiti importanti (Angela Staude Terzani, Antonio Caprarica, Francesco Cito), accademici (Mauro Van Aken, Adriano Favole), viaggiatori… Dal semplice curioso al visitatore più esigente potranno trovare qualcosa che soddisfi il loro interesse.

Il tema di quest’anno è l’acqua. La scrittrice Margaret Atwood ha scritto: “L’acqua non oppone resistenza. L’acqua scorre. Quando immergi una mano nell’acqua senti solo una carezza. L’acqua non è un muro, non può fermarti. Va dove vuole andare e niente le si può opporre. L’acqua è paziente. L’acqua che gocciola consuma una pietra”. Le va di commentare questo pensiero?
È vero, l’acqua non oppone resistenza, ma può diventare confine invalicabile per quanti cercano nella migrazione un destino diverso. Lo vediamo, drammaticamente, in questi mesi. L’acqua può essere anche frontiera, punto di contatto e di scambio tra paesi e popoli, terreno di viaggio e di avventura. L’acqua è risorsa indispensabile alla vita, limitata, preziosa, da tutelare come patrimonio comune dell’umanità. L’acqua è in tutto e in tutti: preziosa, umile ma indispensabile. Ogni cultura le attribuisce significati e ruoli simbolici e rituali, quest’anno, a Immagimondo, ve ne racconteremo alcuni!




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.