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pubblicato mercoledì, 21 ottobre 2015 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

La madeleine di Proust non era una madeleine

La madeleine di Proust non era una madeleine

Il manoscritto delle madeleine di Proust con le varie revisioni

La madeleine di Proust ha fatto scorrere fiumi e fiumi di inchiostro: si tratta di uno di quegli esempi letterari che solitamente si usa per spiegare tante cose, dagli effetti del marketing al potere della nostalgia (e noi diverso tempo fa ve l’abbiamo proposta anche come esercizio di scrittura creativa). Poco importa non aver letto Alla ricerca del tempo perduto: tutti sappiamo che Marcel Proust usa una madeleine per scatenare tutto un flusso di ricordi che dà il la a Dalla parte di Swann, primo libro della Recherche. Però la madeleine in realtà non era una madeleine, o almeno non lo era al principio (e forse non lo è mai stata: un esperto culinario ha provato a ricreare la madeleine descritta da Proust e ha concluso che con le indicazioni che fornisce l’autore era impossibile che fosse proprio quel tipo di dolcetto).

Ora una casa editrice francese, Les Saints Pères, specializzata nel pubblicare i manoscritti delle opere classiche della letteratura (date uno sguardo al loro sito e rimarrete affascinati), ha appena dato alle stampe l’edizione del manoscritto de Alla ricerca del tempo perduto con tutte le varie revisioni riguardanti anche la madeleine. Proust era solito scrivere su quaderni, moleskine e anche fogli volanti in cui scriveva e riscriveva i suoi appunti prima di dare loro la forma definitiva. Tra tutte queste carte si possono trovare fino a tre versioni di quello che poi è divenuto il celebre passaggio (un giorno freddo, allo scrittore danno tè e madeleine e da qui scaturiscono i ricordi del passato a Combray).

La prima versione è del 1908 ed era già nota (venne pubblicata postuma con il titolo Contro Sainte-Beuve). Il testo è un saggio di critica letteraria che per molti è una sorta di prologo a tutta l’opera Alla ricerca del tempo perduto. In questo testo Proust riflette sul potere evocativo delle emozioni, utilizzando il sapore di pane tostato e inzuppato nel te come elemento che dà il via ai ricordi. La seconda versione è un manoscritto in cui Proust cambia l’elemento scatenante con una fetta biscottata ed è solo nella terza versione che troviamo le celeberrime madeleine.

È sempre interessante scoprire tutto il lavorio che c’è dietro la stesura di un testo e dovrebbe essere un monito per quanti si mettono a scrivere e credono ancora all’ispirazione, come se fosse una padellata in testa.

Foto | FacebookWikiCommons


Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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