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pubblicato domenica, 25 ottobre 2015 da Susanna Trossero in Recensioni
 
 

Il Parco Pasolini a Ostia: come ultima compagna, una luna piena

Nella notte tra l’uno e il due novembre 1975, fu ucciso, sul litorale romano, Pier Paolo Pasolini, scrittore, regista, poeta, sceneggiatore, autore di canzoni e… potremmo continuare a lungo poiché il versatile artista eccelse in molti campi; tuttavia oggi non vogliamo elencare ciò che facilmente si può leggere a proposito della sua biografia o delle sue opere. Non oggi.

Oggi – quarant’anni dopo quel grave lutto che ci privò di un uomo ma non del suo pensiero – vogliamo camminare con voi nella piccola porzione di terra recintata che in qualche modo adesso gli appartiene, nei pressi dell’Idroscalo di Ostia, proprio là dove il suo corpo massacrato fu rinvenuto. Un fazzoletto verde riparato dal vento per via di arbusti e alberi bassi che pare proteggano anche da qualunque rumore, compreso quello delle auto di passaggio, ma di certo questa è solo un’impressione: è il Parco Pasolini.

Il silenzio rispettoso è interrotto soltanto dagli uccelli, veri padroni del luogo situato all’interno del Centro Habitat Mediterraneo LIPU (Lega italiana per la protezione degli uccelli) di Ostia. In continua migrazione, viaggiatori così come il poeta scrittore, è là attorno che riposano prima di riprendere il volo, il cammino. Lui no, il suo cammino fu interrotto bruscamente per cause ancora oggi dubbie, sebbene – così come a volte accade – è rimasto tra noi un segno indelebile del suo passaggio. Per molti, un segno importante, per taluni scomodo, per altri discutibile; per noi, di straordinaria cruda bellezza.

Oltre il cancello del piccolo Parco Pasolini, un sentiero è accompagnato da blocchi di tufo e lastre di marmo sulle quali ancora la sua voce si fa udire attraverso le frasi incise. “Solo l’Amare, solo il conoscere conta, non l’aver amato, non l’aver conosciuto. Dà angoscia il vivere di un consumato amore”.

In questo luogo che un tempo era soltanto degrado e rifiuti, dopo il breve percorso si staglia un monumento bianco, creato dallo scultore Mario Rosati, il quale già ne aveva scolpito uno simile ma in cemento grezzo. Posto nello stesso punto, mai considerato da nessuna istituzione e senza neppure una targa alla memoria, era stato abbandonato là tra spazzatura e sterpaglie, in mezzo alle baracche abusive. Un corpo martoriato anch’esso, vittima di numerosi atti vandalici.

Mario Rosati, che con l’artista aveva giocato a pallone, ha descritto la realizzazione del nuovo monumento alla memoria – inaugurato nel 2005 – con queste parole: “Un tronco verticale in marmo travertino, sinonimo di una vita spezzata. Intorno due colombe spiegano le ali in segno di libertà”.

Un disco bianco, anch’esso in travertino, sovrasta il tutto, là in alto. Una luna piena, spiega Rosati. Perché: «C’era luna piena quando hanno ammazzato Pier Paolo. È stata lei la sua ultima compagna».


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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