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pubblicato venerdì, 4 dicembre 2015 da Roberto Russo in Poesia e dintorni
 
 

Poesie di Natale sull’albero di Natale

Poesie di Natale sull’albero di Natale

Le più belle poesie di Natale sull’albero di Natale

L’albero di Natale è uno dei simboli di questa festa e spesso lo si trova nelle case insieme al presepe oppure lo si preferisce da solo, in una sorta di Natale laico. Tuttavia i due simboli convivono senza alcun problema anche in seno al cristianesimo (basti pensare all’albero di piazza San Pietro in Vaticano che svetta accanto al presepe).

Diamo uno sguardo ad alcune belle poesie di Natale sull’albero di Natale: sembra uno scioglilingua, ma si tratta di poesie che hanno come fulcro del componimento l’albero di Natale in sé.

Diversi poeti, infatti, hanno celebrato l’albero di Natale: celebre, a tal proposito, è la poesia La coltivazione degli alberi di Natale di Thomas Stearns Eliot (1888-1965), Nobel per la letteratura nel 1948, che trovate sulle pagine di GraphoMania.

William Butler Yeats (1865-1939)ha nel suo corpus poetico una poesia con questo titolo: Gli amici le portano un albero di Natale (traduzione di Mary de Rachewiltz):

Perdona grande nemica,
Senza pensiero irato
Abbiam portato l’albero,
E qui e lì comprato
Per adornare ogni ramo,
E lei dal letto rimiri
Cose graziose che rallegrino
Una fantasiosa mente.
Un po’ di grazia donale
Anche se un occhio ridente
Ha spiato il tuo volto –
che muore

Più natalizia in senso classico è la poesia di E E Cummings (1894-1963) dedicata all’albero di Natale (anche qui la traduzione italiana è di Mary de Rachewiltz):

Alberello
piccolo zitto alberello natalizio,
sei così piccolo
assomigli più a un fiore

chi ti trovò nella verde foresta
e ti è tanto dispiaciuto andartene?
vedi ti consolerò
perché hai un dolce profumo

bacerò la tua fresca scorza
e t’abbraccerò forte e stretto
come farebbe tua madre,
ma non aver paura

guarda la laminetta
che dorme tutto l’anno in una scatola scura
sognando di poter uscire a brillare,
le palle le catenelle rosse e oro e fili di neve,

solleva le piccole braccia
e te le darò tutte da tenere
ogni dito avrà il suo anello
e non vi sarà angolo scontento o buio

poi quando sarai vestito
starai alla finestra e tutti ti vedranno
e che occhi faranno!
oh ma tu sai molto orgoglioso

e la mia sorellina ed io ci daremo la mano
e guardando il nostro bell’albero
balleremo e canteremo
«Noel Noel»

Nazim Hikmet (1902-1963) scrive L’albero di Natale dicendoci luogo e data della composizione: Tallinn, dicembre 1961.

A sud del golfo di Finlandia la notte
vicino al mare brumoso
l’albero di Natale scintilla
tra oscure torri gotiche
corazze di cavalieri teutoni
e ciminiere di fabbriche
l’albero di Natale
l’albero di Natale canta
sulla piazza bianca di neve
canzoni dell’Estonia
lunghissimo scintillante
pagliuzzato d’oro
l’albero di Natale

tu sei nella palla di vetro rosso
i tuoi capelli son paglia gialla le ciglia azzurre
sono io che l’ho appesa
mettendotici dentro
il tuo collo bianco è lungo e rotondo
ti ho messa nella palla di vetro rosso
con i miei dubbi
con le mie ansietà con le mie parole
le mie speranze le mie carezze
a tutti gli alberi di Natale a tutti gli alberi
a tutti i balconi le finestre i chiodi le nostalgie
ho appeso la palla di vetro rosso.

Gianni Rodari e le poesie di Natale sull’albero di Natale

A Gianni Rodari (1920-1980) dobbiamo alcune belle poesie di Natale sull’albero di Natale, con il suo stile inconfondibile. Iniziamo con Il pianeta degli alberi di Natale:

Dove sono i bambini che non hanno
l’albero di Natale
con la neve d’argento, i lumini
e i frutti di cioccolata?
presto, presto adunata, si va
sul Pianeta degli alberi di natale,
io so dove sta. Che strano, beato Pianeta…
Qui è Natale ogni giorno.
Ma guardatevi attorno:
gli alberi della foresta,
illuminati a festa,
sono carichi di doni.
Crescono sulle siepi i panettoni,
i platani del viale
sono platani di Natale.
Perfino l’ortica,
non punge mica,
ma tiene su ogni foglia
un campanello d’argento
che si dondola al vento.
In piazza c’è il mercato dei balocchi.
Un mercato coi fiocchi,
ad ogni banco lasceresti gli occhi.
E non si paga niente, tutto gratis.
Osservi, scegli, prendi e te ne vai.
Anzi, anzi, il padrone
Ti fa l’inchino e dice: “Grazie assai,
torni ancora domani, per favore:
per me sarà un onore…” Che belle le vetrine senza vetri!
Senza vetri, s’intende,
così ciascuno prende
quello che più gli piace: e non si passa
mica alla cassa, perché
la cassa non c’è. Un bel Pianeta davvero
Anche se qualcuno insiste
A dire che non esiste…
Ebbene, se non esiste, esisterà:
che differenza fa?

Molto bella e intensa la filastrocca L’albero dei poveri:

Filastrocca di Natale,
la neve è bianca come il sale,
la neve è fredda, la notte è nera
ma per i bambini è primavera:
soltanto per loro, ai piedi del letto
è fiorito un albereto.
Che strani fiori, che frutti buoni
Oggi sull’albero dei doni:
bambole d’oro, treni di latta,
orsi dal pelo come d’ovatta,
e in cima, proprio sul ramo più alto,
un cavalo che spicca il salto.
Quasi lo tocco… Ma no, ho sognato,
ed ecco, adesso, mi sono destato:
nella mia casa, accanto al mio letto
non è fiorito l’alberetto.
Ci sono soltanto i fiori del gelo
Sui vetri che mi nascondono il cielo.
L’albero die poveri sui vetri è fiorito:
io lo cancello con un dito.

Infine tra le classiche poesie di Natale sull’albero di Natale di Rodardi figura Il magico Natale e Gianni Rodari si augura che in ogni angolo di Roma – ma anche in ogni città d’Italia – spunti l’abete addobbato, simbolo di questi giorni di festa.

S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l’albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.

Foto | Pixabay


Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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