0
pubblicato lunedì, 14 dicembre 2015 da Natale Fioretto in Grammatica
 
 

Il punto in grammatica: alcune riflessioni

Personificazione del punto e degli altri segni della punteggiatura

Personificazione del punto, della virgola, dei due punti e degli altri segni di interpunzione secondo un libro pubblicato da John Harris nel 1824

La punteggiatura ha sempre creato problemi tanto da indurre, nel tempo, attori e comici a ironizzare su questi apparentemente innocui e antichissimi segni convenzionali, con buona pace di Aldo Manuzio. Convenzionali, ma non per questo liberi da regole. Quando alle scuole elementari si studiavano ancora, non rappresentavano di certo uno degli argomenti più stimolanti e così, finite le lezioni, abbiamo cominciato a distribuirli nel testo seguendo più il nostro senso estetico che delle regole precise facendo nascere dei connubi particolari: !!!, ?!, ??? (e non dimentichiamo il punto esclarrogativo o interrobang) rischiando di incorrere nelle furie delle matita rossa della maestra di turno.

Legittimo, allora chiedersi a cosa servano: servono a scandire il ritmo all’interno di un testo scritto e a riprodurre, per quanto possibile, le intonazioni del parlato (come scrisse Laura Pariani: “La virgola è un sospiro, il punto e virgola un respiro intero, il punto e a capo un silenzio”).

La punteggiatura svolge diverse funzioni, dalla segmentazione degli elementi di un testo: “Io scrivo, tu leggi”, alla demarcazione sintattica per stabilire una gerarchia all’interno dei componenti di un testo: “Se piovesse, resterei a casa”, “Sebbene faccia freddo, nel pomeriggio uscirò”; dalla funzione emotiva: “Wow!”, “Attento!”, “Che?”, a quella di introduzione del discorso diretto: “Ciao, come va? Dove vai?”.

Fra tutti i segni di interpunzione il punto, detto anche punto fermo, è quello dotato di maggiore intensità demarcativa perché serve a indicare una pausa forte o una vera e propria interruzione ed esercita una funzione di chiusura, poiché conclude un periodo, una frase o un pensiero. Il punto rappresenta un confine, ma non una barriera, al contrario può rappresentare un passaggio di testimone, come a dire: “Il mio turno – di parlare, scrivere, argomentare – è finito, ora tocca a te” e in tal senso alcuni studiosi raccomandano di non chiudere mai un messaggio di testo con un punto, per lasciare aperta la conversazione virtuale.

Nel senso esattamente contrario si colloca l’abusata espressione “punto”: “Devi fare così, punto!”, in cui si enfatizza la fine forzata di una conversazione in cui chi parla non accetta una replica a quella che ritiene essere una verità incontrovertibile.

Foto | John Harris (British Library) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons


Natale Fioretto

 
Natale Fioretto è docente di lingua italiana e di traduzione dal russo presso l’Università per Stranieri di Perugia. Si occupa da anni di metodologia dell’insegnamento della lingua italiana come L2. È appassionato di Valdo di Lione e Francesco d’Assisi.








Potrebbe interessarti anche…