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pubblicato mercoledì, 16 dicembre 2015 da Roberto Russo in Zibaldone
 
 

Cinque poesie di Natale di autori famosi italiani

Poesie di Natale di autori famosi

Alla scoperta delle poesie di Natale di autori famosi

Il Natale ha in sé una poesia fuori dal comune, vuoi per tutta l’aurea particolare che circonda questa festa, vuoi perché con il tempo effettivamente si sono prodotte diverse poesie che riguardano questo periodo dell’anno. Spesso le poesie di Natale sono malinconiche e tendono un po’ alla sdolcinatura, ma molte volte ce ne sono alcune (le “vere” poesie) che riescono a esprimere quello che noi comuni mortali possiamo solo balbettare.

Compiamo allora un viaggio tra le poesie di Natale di autori famosi: ve ne proponiamo cinque di altrettanti poeti italiani.

Poesie di Natale di autori famosi

La prima poesia di Natale è di Umberto Saba (1883-1957) e ha per titolo Nella notte di Natale:

Io scrivo nella mia dolce stanzetta,
d’una candela al tenue chiarore,
ed una forza indomita d’amore
muove la stanca mano che si affretta.
Come debole e dolce il suon dell’ore!
Forse il bene invocato oggi m’aspetta.
Una serenità quasi perfetta
calma i battiti ardenti del mio cuore.
Notte fredda e stellata di Natale,
sai tu dirmi la fonte onde zampilla
Improvvisa la mia speranza buona?
È forse il sogno di Gesù che brilla
nell’anima dolente ed immortale
del giovane che ama, che perdona?

Diego Valeri (1887-1976) ne La notte di Natale immagina un dialogo tra un bimbo e la sua mamma:

Mamma, chi è che nella notte canta questo canto divino?
Caro, è una Mamma poveretta e santa che culla il suo bambino.

Mamma, m’è parso di sentire un suon come di ciaramella…
Sono i pastori, mio piccino buono, che van dietro alla stella

Mamma, c’è un batter d’ali, un sussurrare di voci intorno intorno…
Sono gli angeli discesi ad annunciare il benedetto giorno.

Mamma, il cielo si schiara e si colora, come al levar del sole…
Splendono i cuori degli uomini; è l’aurora del giorno dell’amore.

Continuiamo il nostro viaggio tra le poesie di Natale di autori famosi e giungiamo a Gianni Rodari (1920-1980) che scrive Il pellerossa nel presepe, un testo molto significativo ai giorni nostri in cui si vorrebbe “togliere di mezzo” il diverso in ogni modo possibile:

Il pellerossa con le piume in testa
e con l’ascia di guerra in pugno stretta,
com’è finito tra le statuine
del presepe, pastori e pecorine,
e l’asinello, e i maghi sul cammello,
e le stelle ben disposte,
e la vecchina delle caldarroste?
Non è il tuo posto, via! Toro seduto:
torna presto di dove sei venuto.
Ma l’indiano non sente. O fa l’indiano.
Ce lo lasciamo, dite, fa lo stesso?
O darà noia agli angeli di gesso?
Forse è venuto fin qua,
ha fatto tanto viaggio,
perché ha sentito il messaggio:
pace agli uomini di buona volontà.

Non può mancare Alda Merini (1931-2009) in questa piccola antologia di poesie natalizie:

Oh, generoso Natale di sempre!
Un mitico bambino
che viene qui nel mondo
e allarga le braccia
per il nostro dolore.
Non crescere, bambino,
generoso poeta
che un giorno tutti chiameranno Gesù.
Per ora sei soltanto
un magico bambino
che ride della vita
e non sa mentire.

L’ultima delle cinque poesie di Natale di autori famosi è di Paola Mastrocola (1956) e ha per titolo Preghiera della neve e dell’attesa:

Sfrigola la carta crespa,
incanta come sempre il pastore inginocchiato,
la pecora che resta
indietro, inciampa, increspa
la finzione del prato;
le case di cartone, l’acqua
che non scorre – è un velo
di stagnola,
e il muschio…
ah, il muschio! unica nostra astuzia
quest’aggiunta patetica del vero,
quest’attenzione un po’ pignola
alla minuzia… –

Portami ancora doni, dio bambino.

Entra dalle finestre chiuse, assali il sonno,
fammi sorpresa quando l’ora
scocca ed è – miracolo – mattino.

Portami l’attesa per esempio, il dono
che lungheggia il tempo, lo rinnova
al fuoco sempre acceso, all’eco
d’un mio desiderare
timido, quieto.
Torna a essere l’Atteso,
colui che senza una ragione arriva, senza peso
(eravamo bambini bravi, capaci
di sperare, anche
di bivaccare all’ombra di un divieto;
perché ci hai reso vecchi così rapaci,
e schiavi?).
Ritorna l’attimo che riempie
d’un qualche baluginare il mondo:
fai che vediamo al buio i lampi
latenti,
la tenda che si scosta, il frullo
delle ali, il soffio
d’un alito che sia divino…

Noi,
ciechi veggenti.
Fai che passiamo l’anno ad aspettare
(quest’arte oggi così desueta, incolta…).
Fai che così aspettando non passiamo.
Non così veloci, e senza posa…
La pena di passare sia una neve
che s’incunea a filtrare
e gocciola dai travi, appena sciolta…
Qualcosa che alla fine ci distrare
e riposa.

Altre poesie di Natale di autori famosi

Su GraphoMania ci sono altre poesie di Natale di autori famosi, anche in questo caso tutti italiani:

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.