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pubblicato domenica, 20 dicembre 2015 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Otto curiosità letterarie natalizie

Alcune curiosità letterarie natalizie

Alcune curiosità letterarie natalizie

Come vivevano il Natale i grandi scrittori del passato? E quali libri ci sono dietro alcune tradizioni del Natale? Ecco otto curiosità letterarie natalizie, per capire un po’ meglio questo particolare periodo dell’anno.

  1. La prima volta che si usò per iscritto la frase “regalo di Natale” è stato nel 1663 (almeno per quel che riguarda l’inglese). L’espressione si trova nel diario privato del celebre diarista Samuel Pepys che venne pubblicato un secolo dopo la sua morte. Nel testo si legge, tra l’altro: “Mi hanno detto Lady Castelmaine ha ricevuto tutti i regali che erano stati fatti al re”.
  2. L’idea di Babbo Natale ci viene da una poesia. Sebbene a destra e a manca si dica che sia stata la Coca-Cola a inventare Babbo Natale, la realtà è diversa: quello che ha fatto la Coca-Cola è stato rendere più popolare l’immagine di Babbo Natale e, forse, dargli i suoi colori corporativi. Quello che è certo è che l’idea di un uomo cicciottello, con la barba bianca, che raggiunge le case su una slitta trainata da otto renne ed entra nelle dimore attraverso il camino la troviamo nella poesia Una visita di San Nicola che è stata pubblicata in maniera anonima nel 1823 (e che viene attribuita al professore americano Clement Clarke Moore). Tra l’altro in questa poesia ricorrono per la prima volta i nomi delle otto renne di Babbo Natale: Dasher (Saetta), Dancer (Ballerino), Prancer (Schianto), Vixen (Guizzo), Comet (Cometa), Cupid (Cupido), Donner (Tuono) e Blitzer (Lampo). La nona renna, Rudolph, venne aggiunta in un secondo momento da Robert L. May nel 1939: Babbo Natale scelse questa renna per via del suo naso rosso e luminoso, così che poteva fungere da faro per le altre renne.
  3. La passione di Charles Dickens per il Natale. Charles Dickens è l’autore del più famoso racconto sul Natale (Canto di Natale) ma questo non è il suo unico testo a tema. Già nel 1835, quando aveva appena vent’anni e non era minimamente conosciuto, Dickens aveva pubblicato la descrizione di una perfetta cena di Natale. Senza dubbio era un difensore a oltranza di queste feste, anche quando non era abituale celebrarle come oggi. E Canto di Natale non è nemmeno il primo testo natalizio di Dickens con i fantasmi. È nella Storia dei folletti che si pigliarono un sagrestano – che possiamo considerare un po’ il Canto di Natale in nuce –, pubblicato ne Il circolo Pickwick in cui compare un uomo misantropo che la sera di Natale si converte in una persona migliore grazie a un fattore soprannaturale.
  4. La prima opera teatrale di Sartre fu natalizia. Si tratta di Bariona, o il Figlio del tuono, opera sulla nascita di Gesù che Jean Paul Sartres ha scritto mentre era prigioniero di guerra a Treviri, durante la seconda guerra mondiale. La pièce è stata rappresentata il 24 dicembre 1940 e ha avuto un così grande successo tra i tedeschi che una leggenda metropolitana vuole che fu proprio per questo testo che Sartre venne liberato.
  5. L’unico regalo che William Faulkner accettava a Natale era uno scovolino per pipe. Lo racconta il figliastro Malcom Franklin nel libro Bitterweeds. Life with William Faulkner at Rowan Oak e dice anche che se gli si regalava qualche altra cosa, la portava nel suo studio e non l’apriva nemmeno.
  6. T. S. Eliot ha scritto una poesia per una cartolina natalizia: si tratta de Il viaggio dei Magi in cui racconta la visita dei Re Magi al bimbo Gesù. Il testo venne scritto velocemente, in un solo pomeriggio, su richiesta del suo editore che voleva inserirlo in una serie di cartoline di auguri.
  7. Harper Lee ha scritto Il buio oltre la siepe grazie a un regalo di Natale. A quanto sembra, un amico ha offerto ad Harper Lee come regalo di Natale un anno di salario a condizione che lei lasciasse il suo lavoro e si dedicasse alla scrittura. Lo ha fatto e il risultato è stato Il buio oltre la siepe.
  8. Tolkien ha scritto molte lettere firmandosi come Babbo Natale: dal 1920 e per oltre trent’anni Tolkien scrisse ai suoi figli delle lettere come se il vero autore fosse Babbo Natale che raccontava le sue avventure al Polo Nord.

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.