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pubblicato mercoledì, 6 gennaio 2016 da Roberto Russo in Poesia e dintorni
 
 

Le più belle poesie per la Befana

Poesie per la Befana

Le più belle poesie per la Befana, l’Epifania e i Magi

Befana ed Epifania sono due nomi della stessa festa: Epifania è il termine religioso, Befana è quello più laico; la prima ricorda la visita dei Magi al bimbo Gesù mentre la seconda si sofferma sulla vecchina che se ne va in giro la notte tra il 5 e il 6 gennaio a riempire di doni le calze dei bambini.

Diversi sono i poeti che si sono dedicati alla Befana, all’Epifania o alla figura dei Magi e molti lo fanno mettendo in campo i sentimenti che sono propri di questo periodo.

Tre poesie per la Befana

Efrem il Siro (306-373), tra i più antichi e importanti scrittori in lingua siriaca, immagina un dialogo tra i magi e la vergine Maria, che qui vi proponiamo nella traduzione a cura di A. Giunti e B. Lageder:

I magi: «A noi una stella ha annunciato
che Colui che è nato è il re dei cieli.
Tuo figlio ha potere sugli astri,
essi sorgono soltanto al suo ordine».

Maria: «E io vi dirò un altro segreto,
perché siate convinti:
restando vergine, io ho partorito mio figlio.
Egli è il figlio di Dio. Andate, annunciatelo!».

I magi: «Anche la stella ce l’aveva fatto conoscere,
che figlio di Dio e Signore è il tuo figlio».

Maria: «Altezze e abissi ne rendon testimonianza;
tutti gli angeli e tutte le stelle:
Egli è il figlio di Dio e il Signore.
Portate l’annuncio nelle vostre contrade,
che la pace si moltiplichi nel vostro paese».

I magi: «Che la pace del tuo giglio
ci conduca nel nostro paese,
con sicurezza, come noi siamo venuti,
e quanto il suo potere dominerà il mondo,
che Egli visiti e santifichi la nostra terra».

Maria: «Esulti la Chiesa e canti la gloria,
per la nascita del figlio dell’Altissimo,
la cui aurora ha rischiarato cielo e terra.
Benedetto Colui la cui nascita rallegra l’universo!».

Anche Thomas Stearns Eliot (1888-1965, Nobel per la letteratura nel 1948) prova a entrare nell’animo dei Magi immaginando quali fossero i loro pensieri durante il viaggio dietro la stella. Titolo della poesia è Il viaggio dei Magi e la traduzione è di Nicola D’Ugo:

«Fu una gelida venuta per noi,
proprio il tempo peggiore dell’anno
per un viaggio, e per un viaggio lungo come questo:
le strade affondate e la stagione rigida,
nel cuore fitto dell’inverno.»
E i cammelli irritati, gli zoccoli doloranti, restii,
che si stendevano sulla neve che si andava sciogliendo.
Ci furono momenti in cui rimpiangemmo
i palazzi estivi sui pendii, le terrazze,
e le fanciulle di seta che portano i sorbetti.
Poi i cammellieri che sbottavano in bestemmie e lamentele
e se ne scappavano, e rivolevano i loro liquori e le loro donne,
e i falò notturni che si spegnevano, e l’assenza di ripari,
e le città inospitali, e ostili le cittadine,
e sporchissimi i paesini che vendevano a prezzi esosi:
sono stati momenti durissimi per noi.
Alla fine preferimmo viaggiare intere nottate,
dormendo a tratti,
con le voci che ci cantavano nelle orecchie, che dicevano
che era tutta una pazzia.

Poi all’alba scendemmo in una valle temperata,
umida, sotto la coltre di neve, odorante di vegetazione,
con un ruscello che scorreva e un mulino ad acqua che picchiava il buio
e tre alberi davanti al cielo basso.
E un vecchio cavallo bianco galoppò via per i prati.
Poi arrivammo a una bettola con dei pampini sulla volta,
sei mani nel vano della porta si giocavano a dadi pezzi d’argento,
e i piedi scalciavano gli otri vuoti.
Ma di informazioni non ce n’erano, e così proseguimmo
e arrivammo di sera, senza un istante di anticipo
trovando il luogo; fu (direste voi) una soddisfazione.

Tutto questo è successo molto tempo fa, lo ricordo,
e lo farei ancora, ma appuntatevi
questo appuntatevi
questo: siamo stati condotti per tutta quella strada per
una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certamente,
ne abbiamo avuto la prova e mai un dubbio. Avevo visto le nascite e le morti,
ma avevo creduto che fossero diverse; questa Nascita fu
una dura e amara agonia per noi, come la Morte, la nostra morte.
Tornammo nei nostri possedimenti, in questi Regni,
ma non più a nostro agio qui, coi vecchi ordinamenti,
tra un popolo straniero aggrappato ai propri dèi.
Sarei lieto di un’altra morte.

Infine Maria Luisa Spaziani (1922-2014) scrive una poesia che parte dalla domanda sul senso dell’Epifania. Il titolo della poesia è Oggi è l’Epifania. Di che cosa? ed è tratta da La traversata dell’oasi:

Oggi è l’Epifania. Di che cosa?
Io non sono mai stata così sola.
Anche l’angelo tace. Tu da un mese,
angelo rinnegato.
La vita è un filo rosso. Ci attraversa
da alfa e omèga il battito del cuore.
Per tessere che cosa? Inutilmente
il filo cerca la sua cruna.

Altre poesie sulla Befana, sull’Epifania e sui Magi

E non dimentichiamo, infine, le filastrocche per la festa del 6 gennaio.

Foto | Manuel


Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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