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Posted venerdì, 8 gennaio 2016 by Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Paul Verlaine, poeta maledetto, poeta assoluto

Paul Verlaine (1844-1896)

Paul Verlaine (1844-1896)

Vi sono storie e uomini destinati a lasciare un segno profondissimo nell’immaginario collettivo, a scavare un solco tra un prima e un inevitabile poi. In questa categoria così esclusiva ed elitaria rientrano, in un colpo solo, sia la vita tormentata che l’arte sublime di uno dei più dotati poets maudits della letteratura francese: Paul Verlaine.

Oggi come ieri il suo verso fluido, leggero, malinconico sembra avere la medesima musicalità languida e soave di alcune opere di Claude Debussy oppure, se preferite, la stessa luce mutevole e adombrata di certi quadri dipinti en plein air. Una delicatezza che vola subito e irrimediabilmente al cuore e che del resto colpì in profondità anche un giovanissimo Arthur Rimbaud. Un incontro fatale il loro. Una passione prima assoluta poi innegabilmente delirante che portò entrambi in bocca alla tragedia. A quei due fatidici colpi di revolver che un Verlaine ormai fuori di senno sparò contro Rimbaud, ferendolo a un polso.

Processato e condannato a due anni di prigione, il poeta scrisse in quelle settimane buie e senza speranza i suoi componimenti più cupi, pervasi di un misticismo tetro che purtroppo non incontrarono il favore del pubblico. Seguirono così anni in cui Verlaine cercò di rientrare nei ranghi, di far dimenticare il suo passato burrascoso, ma la morte per tifo di Lucien Létinois, un giovane di cui si era perdutamente innamorato, lo gettò di nuovo in un profondissimo sconforto. A lui dedicò la raccolta poetica Amour, pubblicata nel 1888.

Il successo tuttavia gli arrivò solo con il saggio I poeti maledetti dove Paul Verlaine analizzava tre grandi, incompresi poeti del periodo come Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé e Tristan Corbière. Un successo seguito anche dal riconoscimento di una piccola pensione, ma, ormai sfinito dall’alcol, Paul Verlaine si spegneva a Parigi l’8 gennaio 1896. Le cronache del periodo ci raccontano (con quel tocco di mistero soprannaturale che certo non guasta) come la notte successiva alle sue esequie, un braccio della statua della Poesia, posta sull’Opéra, si schiantasse all’improvviso proprio sulla strada dove solo qualche ora prima era transitato il carro funebre del grande ed infelice poeta.

Sono l’Impero alla fine della decadenza,
che guarda passare i grandi Barbari bianchi
componendo acrostici indolenti
in uno stile d’oro dove danza il languore del sole. (da “Jadis et naguère”)

Foto | Art Gallery ErgsArt




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).