0
pubblicato mercoledì, 27 gennaio 2016 da Roberto Fantini in Punti di vista
 
 

Giorno della memoria: le ragioni profonde dell’antisemitismo

Giorno della memoria: le ragioni profonde dell’antisemitismo

Giorno della memoria: le ragioni profonde dell’antisemitismo

Il pensiero umano produce con grande prodigalità generalizzazioni e semplificazioni. Classifica, cataloga, registra, archivia, assembla e scinde… Per comodità, per praticità, per facilitarsi il compito di capire il mondo. Alcuni risultati sembrano funzionare. Altri ci lasciano perplessi. Tutti, domani o dopodomani, saranno abbandonati e cancellati.

Alcuni, come il concetto di “razza”, hanno avvelenato menti e cuori e stentano a scomparire dalla storia. Rimangono intrecciati ai nostri pensieri e ai nostri sentimenti, cercando d’impedirci di capire che l’umanità è un’unica grande cosa e che le “razze” sono una folle invenzione, una mostruosa degenerazione culturale.

In nome delle razze (pure-impure, superiori-inferiori, ecc.), l’umanità è stata frantumata concettualmente e macellata materialmente.

Molti sono i popoli che hanno subìto terribili conseguenze: le popolazioni indigene americane, le popolazioni africane, gli armeni dell’impero ottomano, i cosiddetti “zingari”, ecc. Una particolarissima tragedia si è abbattuta sul popolo ebraico, mescolando insieme ingredienti di carattere religioso e ingredienti pseudoscientifici, partorendo l’orrore che va sotto il nome di antisemitismo. Nel XX secolo, assurdità teologiche sedimentatesi nel tempo, combinate con vergognosi interessi politici ed economici, hanno creato, poi, una delle pagine più spaventose e (per certi versi) incomprensibili della storia umana: la Shoah.

Non saremo mai abbastanza grati a coloro che hanno attinto ai propri ricordi impregnati di dolore per raccontare e per provare a comprendere l’incomprensibile.

Una domanda sull’antisemitismo a Lorenza Mazzetti

Quando si parla di antisemitismo, ci si limita molto spesso a puntare i riflettori sui primi decenni del Novecento, sulle teorie hitleriane del Mein Kampf e sugli orrori della Shoah. Non ti sembra che, così facendo, si corra il rischio di farlo apparire esclusivamente come una creatura del nazismo?

Una volta, in una scuola, un bambino di otto anni mi ha fatto la domanda più importante: «Ma perché si odiavano tanto gli ebrei?». Per poter rispondere, bisogna sforzarsi di capire perché questo popolo è stato così odiato da rappresentare qualcosa di orribile, anzi, l’orrore stesso. Bisogna capire come l’odio fosse legato al disprezzo e alimentato e “giustificato” dal disprezzo. Un disprezzo verso qualcosa di avvertito come contaminante, come perturbatore di un ordine, come nocivo per tutti coloro che possono entrarvi in contatto.

Questo è il vero cuore del problema, e penso che, ancora oggi, nonostante tanti discorsi e tante commemorazioni, non sia stato studiato e compreso abbastanza.

Agli ebrei è stato fatto quello che facciamo agli animali. Per poterli trattare con la crudeltà con cui li trattiamo, senza avvertire alcun brivido e alcun rimorso (rinchiudendoli, ammazzandoli e facendoli a pezzi), abbiamo dovuto “privarli”, “derubarli” dell’anima.

Ed è proprio questo che è stato fatto agli ebrei: all’ebreo è stata tolta l’anima, gli è stata sottratta l’identità umana, gli è stata negata la dignità di persona. In poche parole, è stato ridotto a essere sub-umano. È stato ridotto a bestia.

Ma Hitler quest’odio, questo disprezzo li ha ereditati. Si è trovato il “lavoro preparato” dal cristianesimo che, per secoli, ha costruito teologicamente l’immagine demonizzata di un intero popolo colpevole di “deicidio”, macchiato da una colpa, cioè, di una gravità unica e incommensurabile, da una colpa capace di contaminarlo indelebilmente e per sempre, senza possibilità di perdono.

Strutturare una teologia che definisce un popolo come “colpevole” e destinato a espiare eternamente implica la previsione della punizione. L’istigazione all’odio, come una sorta di “comandamento occulto”, ha permesso di realizzare (anche al di là di quanto si volesse esplicitamente e consapevolmente) le leggi contro gli ebrei, la creazioni di “ghetti” e le persecuzioni, fino alla “soluzione finale”.

L’odio cristiano verso gli ebrei viene da molto lontano. Il cristianesimo, per costruirsi un’identità autonoma rispetto all’ebraismo, ha dovuto far dimenticare che Gesù era ebreo. Anzi, da profeta degli ebrei è riuscito a trasformarlo in vittima degli ebrei. Gesù era amato dal popolo ebreo che lo osannava e proprio per questo fu percepito come un pericolo allarmante dal potere romano, che ha materialmente assassinato Gesù con la crocifissione. È un falso storico che il popolo ebreo abbia assassinato Gesù: Gesù è stato ucciso perché troppo amato e seguito dal suo popolo!

“Ma, proprio grazie a questa grande menzogna, è stato possibile creare una frattura insanabile fra ebrei e cristiani, trasformando il “popolo eletto” da Dio, nell’“assassino di Dio”! Ed è davvero paradossale che proprio Gesù, che parlava di “Padre Nostro” (considerandoci pertanto tutti “figli di Dio”), sia stato trasformato nell’unico vero figlio di Dio!”

dal libro Il cielo dentro di noi.
Conversazioni sui Diritti Umani (sul mondo che c’è e su quello che verrà)

Foto | Di Dzeni (Opera propria) [CC0], attraverso Wikimedia Commons








Potrebbe interessarti anche…

Roberto Fantini