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pubblicato sabato, 6 febbraio 2016 da Roberto Russo in Poesia e dintorni
 
 

Quattro filastrocche di Carnevale (più una)

Filastrocche di Carnevale

Simpatiche filastrocche di Carnevale

Ma quanto sono belle le filastrocche? In maniera simpatica e rimata, raccontano storie e storielle soprattutto ai bambini, ma spesso anche gli adulti.

Andiamo a curiosare tra le filastrocche di Carnevale. Le prime che ci vengono in mente sono scritte dal grande Gianni Rodari. Ne Il gioco dei «se» Rodari immagina come sarebbe il mondo se a governare fossero le maschere tradizionali di Carnevale:

Se comandasse Arlecchino
il cielo sai come lo vorrebbe?
A toppe di cento colori
cucite con un raggio di sole.

Se Gianduia diventasse
un ministro dello Stato
farebbe le case di zucchero
con le porte di cioccolato.

Se comandasse Pulcinella
la legge sarebbe questa:
a chi ha brutti pensieri
sia data una nuova testa.

Carnevale in filastrocca è un altro testo di Gianni Rodari che si concentra su questa festa tanto divertente:

Carnevale in filastrocca,
con la maschera sulla bocca,
con la maschera sugli occhi,
con le toppe sui ginocchi:
sono le toppe di Arlecchino,
vestito di carta poverino.
Pulcinella è grosso e bianco,
e Pierrot fa il saltimbanco.
Pantalon dei Bisognosi
«Colombina – dice –mi sposi?»
Gianduia lecca un cioccolatino
e non ne dà niente a Meneghino,
mentre Gioppino col suo randello
mena botte a Stenterello.
Per fortuna il dottor Balanzone
gli fa una bella medicazione,
poi lo consola: «È Carnevale,
e ogni scherzo per oggi vale».

Malattia di Carnevale è il titolo di una filastrocca di Carnevale scritta da Maria Loretta Giraldo:

Il martedì di Carnevale
Arlecchino stava male
così Rosaura e Colombina
gli portarono la medicina.
Mirandolina, dopo due ore,
mandò a chiamare un bravo dottore.
Balanzone, dottore di fino,
visitato ch’ebbe Arlecchino
disse serio: «Sarò sincero,
la malattia è grave davvero
e si cura, signore belle,
con i crostoli e le frittelle».

Sempre Maria Loretta Giraldo nel libro Rime per tutto l’anno ha la filastrocca Editto di Carnevale che dice:

L’Imperatore del Carnevale
gridò ad Arlecchino: «Sono vecchio, sto male
più non sopporto né frizzi né lazzi,
sono stanco di celie e di schiamazzi».
Volle le maschere tutte riunite
e disse, burbero: «Udite, udite,
vi ho radunate tutte perché
ho un editto di punti tre.
Questo ho deciso: regola uno
che dentro al regno non rida nessuno,
da oggi stesso ogni burlone
venga rinchiuso a vita in prigione.
Se ciò non basta, punto secondo
bando ai veglioni di tutto il mondo
e a chi si azzarda a fare una festa
sia immantinente tagliata la testa.
E ora arriviamo al punto terzo:
cari signori, è tutto uno scherzo!»

Dopo queste quattro filastrocche di Carnevale ne segnaliamo un’altra che trovate qui su GraphoMania: si tratta di Carnevale vecchio e pazzo scritta da Gabriele D’Annunzio.

Foto | Giandomenico Tiepolo [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.