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pubblicato sabato, 6 febbraio 2016 da Mariantonietta Barbara in Mondolibri
 
 

Rubén Darío, da poeta a eroe nazionale

Rubén Darío (1867-1916)

Rubén Darío (1867-1916)

Rubén Darío, ovvero Félix Rubén García Sarmiento, nacque in Nicaragua nel gennaio del 1867. Oggi ricordiamo i cento anni dalla scomparsa, avvenuta appunto il 6 febbraio del 1916. La giunta direttiva dell’Assemblea Nazionale del Nicacagua ha chiesto al Parlamento che Rubén Darío venga proclamato «Héroe Nacional de Nicaragua». Perché, vi chiederete, dare un riconoscimento di questo genere a uno scrittore?

Rubén Darío, per i nicaraguensi, è ben più di un uomo di lettere. Conobbe una certa fama già da adolescente. Il suo talento precoce lo portò a collaborare con alcune riviste quando era appena tredicenne. Lo <stato contribuì alla sua istruzione e persino il presidente del Salvador decise di concedergli un sussidio e sostegno nel suo percorso educativo e lavorativo.

Potremmo dire che mai soldi furono meglio spesi. Il giovane poeta e giornalista divenne presto il simbolo dell’identità letteraria dell’America Latina, che faticava a emanciparsi dalla letteratura spagnola e a dare voce alle proprie peculiarità.

Darío viaggiò molto e molto assimilò nei suoi giri in Cile, Argentina, in Spagna e nei contatti con i letterati del tempo. Dopo essersi formato con la “vecchia guarda” di lingua spagnola, studiò gli scrittori americani e gli europei, specialmente i francesi.

La sua apertura a nuove scritture ed esperienze, lo condusse a sviluppare una nuova identità letteraria e divenne una delle voci della corrente modernista o meglio ne divenne il rappresentante ufficiale dell’America Latina. In Europa ne portavano avanti le istanze scrittori come Woolf, Joyce, Céline, Kafka, T.S. Eliot, Stein, Francis Scott Fitzgerald. In Italia avevamo Pirandello e Gadda.

I modernisti si inserivano nella grande corrente di rinnovamento artistico e letterario del novecento. Nell’arte il cubismo, il futurismo, il surrealismo scardinavano l’immagine da contorni e inquadrature definite, alla ricerca di significati, sogni, movimento.

In ambito letterario le stesse istanze trovavano spazio in un simbolismo di stampo freudiano, una rottura degli schemi narrativi (intervallati ora da flashback, citazioni, linguaggio barocco), un’apertura senza tabù ai temi della sessualità.

Darío, che si era fatto conoscere con la sua opera prima Azul (1888), di apertura modernista, ma di stampo piuttosto classico, raggiunse uno dei momenti più alti della sua carriera con le liriche, ricche di riferimenti all’amore, alla morte,  Cantos de vida y esperanza (1905):

 

LO FATAL
Dichoso el arbol que es apenas sensitivo,
y más la piedra dura porque esa ya no siente,
pues no hay dolor mas grande
que el dolor de ser vivo,
ni mayor pesadumbre
que la vida consciente.Ser y no saber nada,
y ser sin rumbo cierto,
y el temor de haber sido
y un futuro terror…
y el espanto seguro de estar mañana muerto,
y luchar por la vida,

y por la sombra,
y por lo que no conocemos
y apenas sospechamos,
y la carne que tienta
con sus frescos racimos,
y la tumba que aguarda

con sus funebres ramos,
¡ y no saber a donde vamos
ni de donde venimos… ! (note e traduzione le trovate qui)

La sua vita, però, oltre a essere ricca e inebriante, fu costellata da dolori immensi (la morte della prima moglie) e da una dissolutezza che gli costò cara. Il sussidio dal Salvador, ad esempio, venne sospeso proprio a causa dei suoi sperperi e dei suoi eccessi. La morte lo colse negli anni in cui cercava, senza successo, di riprendersi economicamente e lo trovò in compagnia della seconda mai amata moglie (fattagli sposare a tradimento) mentre la fedele e a volte trascurata amante si trovava lontano.

Foto | Di sconosciuto [Public domain], attraverso Wikimedia Commons


Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.








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