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pubblicato domenica, 28 febbraio 2016 da Roby in Mondolibri
 
 

Cent’anni fa moriva Henry James, scrittore americano e inglese della coscienza

Henry James

Henry James (1843-1916)

Di nascita era newyorkese, di adozione assolutamente londinese, ma quello che più conta è che Henry James – morto esattamente cento anni fa, il 28 febbraio 1916 – fu un grande cantore della sua epoca, tanto che diversi critici, alcuni anni dopo, hanno riletto i personaggi delle sue opere come icone d’intere epoche, incarnazioni di culture sue contemporanee e metafore di sfere sociali di una volta.

Non a caso, nel titolo, lo abbiamo definito americano e inglese: spesso i suoi scritti s’incentrano sulla contrapposizione tra la decadente mollezza del Vecchio mondo e la vitale energia di quello Nuovo… almeno così era nella sua epoca! A questo si aggiunge che James, figlio di un filosofo-teologo, fratello di uno psicologo e di una scrittrice, si era formato sui capolavori delle letterature inglese, americana, francese, italiana, tedesca e russa – leggendoli tutti in lingua originale tranne gli ultimi – non stupisce, dunque, se al centro di romanzi e racconti più o meno brevi, mettesse il conflitto, la coscienza e la moralità come tematiche principali e spunti di riflessione, dividendo le proprie ispirazioni tra l’americano Hawthorne, il francese Balzac e il russo Turgenev.

Già nel suo romanzo più famoso, Ritratto di signora, uscito a puntate tra il 1880 e il 1881, il tema del conflitto interiore, che assurge ad allegoria dei tempi, appare preponderante: Isabel è una giovane in eterno dilemma tra il restare e il viaggiare, tra l’amare e il non amare, tra la propria libertà e il suo senso del dovere, tutti elementi che permangono in lei e ne tratteggiano il carattere di figlia dei suoi tempi e dei suoi spazi.

Di conflitti interiori, ma anche di battaglie tra naturale e soprannaturale, è esperta anche Miss Giddens, la giovane istitutrice protagonista di Il giro di vite, che in una remota e principesca tenuta è costretta a combattere con oscure presenze che inevitabilmente la porteranno a guardarsi dentro e a superare le sue paure più remote, qui simboleggiate, appunto, da veri e propri fantasmi che nella poetica di James rappresentano più un’estensione della realtà quotidiana che entità extracorporee.

Come spesso accade, l’opera complessiva di un autore si comprende solo approfondendone il vissuto, ed è qui che, ancora una volta, il conflitto torna in auge. Quello, ad esempio, sull’orientamento sessuale di Henry James, sollevato da molti critici: di certo sappiamo che non si sposò mai e secondo alcuni questa scelta fu il frutto di un’omosessualità riconosciuta ed evidentemente autorepressa; oppure quello sul suo amor patrio, che gli suscitò addirittura un attacco di cuore per le conseguenze del quale, tre mesi dopo, morì. Era scoppiata la Prima Guerra Mondiale e il non interventismo americano spinse James a chiedere la cittadinanza della Gran Bretagna, dimora che aveva ormai eletto come sua da molti anni.

E di conflitto si può parlare anche tra il linguaggio conciso, asciutto e diretto delle opere giovanili e quello baroccheggiante della fine – fu uno degli autori più prolifici della storia della letteratura, tra romanzi, racconti brevi, critiche letterarie, letteratura di viaggio, biografie e autobiografie: in tutto scrisse ventidue romanzi, di cui due incompiuti, e 112 racconti (tra lunghi e brevi), oltre ad alcune opere teatrali e a un larghissimo numero di saggi e articoli di critica – che una tra le tesi più accreditate attribuisce a un suo problema di dislessia. Per aggirarlo, infatti, Henry James si sarebbe abituato a parlare lentamente e con un linguaggio via via più elaborato, che avrebbe poi trasferito nei suoi libri, raffinandolo ulteriormente, ma risultando addirittura farraginoso e pesante per i suoi detrattori.

Fresco e immediato è, invece, Il carteggio di Aspern, racconto tra i più lunghi e acclamati dell’autore, edito nel 1888. In una Venezia decadente si svolge la vicenda di un cinico critico letterario americano disposto a tutto pur d’impadronirsi delle leggendarie lettere scritte di proprio pungo dal poeta Jeffrey Aspern, perfino di affittare a prezzo fuor di mercato una stanza nel decadente palazzo dove vive Miss Juliana, un’antica fiamma del poeta incredibilmente ancora viva nonostante sia passato un secolo dalla morte di lui.

E oggi noi siamo qui a celebrare un altro poeta, Henry James, anche lui morto esattamente un secolo fa.

Foto | Di Jacques-Emile Blanche (1861 – 1942) (Details of artist on Google Art Project) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Roby