0
pubblicato martedì, 15 marzo 2016 da Roberto Russo in Zibaldone
 
 

Frasi di Marco Pannella, le più intense e significative

Frasi di Marco Pannella

Alcune frasi di Marco Pannella

Tra i politici italiani più attivi sotto molti punti di vista, Marco Pannella ha lasciato il suo segno in ampi settori della vita politica e culturale dell’Italia. Nato a Teramo il 2 maggio 1930 Marco Pannella (il suo vero nome è Giacinto) è tra i più longevi personaggi della scena politica, non solo italiana.

Tra le sue molte frasi ne abbiamo selezionate alcune che possono far ben comprendere lo spessore di questo personaggio. Prima, però, una frase su Marco Pannella. Sul Corriere della Sera, nel 1974, Eugenio Montale ebbe così a scrivere di Pannella:

Dove il potere nega, in forme palesi ma anche con mezzi occulti, la vera libertà, spuntano ogni tanto uomini ispirati come Andrej Sakharov e Marco Pannella che seguono la posizione spirituale più difficile che una vittima possa assumere di fronte al suo oppressore: il rifiuto passivo. Soli e inermi, essi parlano anche per noi.

Frasi di Marco Pannella

  • A noi la storia importa molto. Nella storia incontri tutti, mentre nel presente incontri solo chi ti pare e se sei al potere solo chi ti fa comodo.
  • Antiparlamentarismo e partitocrazia stanno vincendo perché non riusciamo ad informare nessuno.
  • Bisogna organizzarsi contro il futuro Parlamento popolato da mammozzi e poliponi.
  • Ci può essere un amore da fratello maggiore in una persona che ha vent’anni rispetto a uno che ne ha ottanta.
  • Ci sono momenti, nella storia politica o delle persone, in cui occorre scegliere se non si vuole essere scelti dalle cose e dagli altri.
  • Il crimine più grave è stare con le mani in mano.
  • Il pacifismo è la peste del nuovo secolo. Una volta si veniva chiamati a sfilare in nome della Patria, ora in nome della Pace. Sono in buona fede, per la carità, ma lo erano anche i Figli della Lupa.
  • Il rispetto della parola è il fondamento della legge. Faremo perciò le battaglie che abbiamo sempre fatto in difesa dell’onestà, la trasparenza e la povertà che abbiamo sempre praticato contro l’arroganza dei troppo ricchi e dei padroni.
  • In Italia un popolo progressista stenta a sorgere perché non si mettono al centro delle aggregazioni le scelte. Come costruire qualcosa di solido?
  • Io amo gli obiettori, i fuori-legge del matrimonio, i capelloni sottoproletari amfetaminizzati, i cecoslovacchi della primavera, i nonviolenti, i libertari, i veri credenti, le femministe, gli omosessuali, i borghesi come me, la gente con il suo intelligente qualunquismo e la sua triste disperazione. Amo speranze antiche, come la donna e l’uomo; ideali politici vecchi quanto il secolo dei lumi, la rivoluzione borghese, i canti anarchici e il pensiero della Destra storica. Sono contro ogni bomba, ogni esercito, ogni fucile, ogni ragione di rafforzamento, anche solo contingente, dello Stato di qualsiasi tipo; contro ogni sacrificio, morte o assassinio, soprattutto se “rivoluzionario”. Credo alla parola che si ascolta e che si dice, ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, quando si vuol essere onesti ed esser davvero capiti, più che ai saggi o alle invettive, ai testi più o meno sacri e alle ideologie. Credo sopra ogni altra cosa al dialogo, e non solo a quello “spirituale”: alle carezze, agli amplessi, alla conoscenza, come a fatti non necessariamente d’evasione o individualistici – e tanto più “privati” mi appaiono, tanto più pubblici e politici, quali sono, m’ingegno che siano riconosciuti… Non credo al potere, e ripudio perfino la fantasia se minaccia d’occuparlo… Non credo al fucile: ci sono troppe splendide cose che potremmo/potremo fare anche con il “nemico”, per pensare a eliminarlo.
  • Io non credo nelle ideologie, non credevo nelle ideologie codificate e affidate ai volumi rilegati e alle biblioteche e agli archivi. Non credo nelle ideologie chiuse, da scartare e usare come un pacco che si ritira nell’ufficio postale. L’ideologia te la fai tu, con quello che ti capita, anche a caso. Io posso essermela fatta anche sul catechismo che mi facevano imparare a scuola, e che per forza di cose poneva dei problemi, per forza di cose io ero portato a contestare.
  • La carcerazione è uno strumento da mantenere nell’eccezionalità, quando un altro strumento non può essere usato.
  • La parabola di Berlusconi è questa: è sceso in campo per difendere i propri interessi, si è poi convinto di poter davvero rivoluzionare il Paese e infine si è integrato nel sistema partitocratico che avrebbe invece dovuto abbattere.
  • La questione del sovraffollamento delle carceri è un tema di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile.
  • Ma io sono un cornuto divorzista, un assassino abortista, un infame traditore della patria con gli obiettori, un drogato, un perverso pasoliniano, un mezzo-ebreo mezzo-fascista, un liberalborghese esibizionista, un nonviolento impotente. Faccio politica sui marciapiedi.
  • Noi siamo diventati radicali perché ritenevamo di avere delle insuperabili solitudini e diversità rispetto alla gente, e quindi una sete alternativa profonda, più dura, più “radicale” di altri… Noi non “facciamo i politici”, i deputati, i leader… lottiamo, per quel che dobbiamo e per quel che crediamo. E questa è la differenza che prima o poi, speriamo non troppo tardi, si dovrà comprendere.
  • Non mi batto per il detenuto eccellente, ma per la tutela della vita del diritto nei confronti del detenuto ignoto, alla vita del diritto per il diritto alla vita.
  • Non violenza e democrazia politica devono vivere quasi come sinonimi. Da un secolo non vi sono guerre tra democrazie, diritto e libertà sono la prima garanzia. E il pacifismo storico, nei fatti, lo ha sempre ignorato.
  • Perché i giovani sappiano, i vecchi ricordino e si cessi di ingannarli: il pacifismo in questo secolo ha prodotto effetti catastrofici, convergenti con quelli del nazismo e del comunismo. Se il comunismo e il nazismo sono messi al bando, il pacifismo merita di accompagnarli.
  • Qualcuno mi ha chiesto quale sarebbe il primo provvedimento che prenderei se fossi eletto democraticamente “presidente”. Ebbene il primo provvedimento che prenderei sarebbe quello di dimettermi, perché se il paese mi eleggesse democraticamente vorrebbe dire che non ha più bisogno di me.
  • Se so che ho una cosa grave e so che esiste, non mi preoccupo, me ne occupo.
  • Sono legato da quarant’anni a Mirella [Paracchini] ma ho avuto tre, quattro uomini che ho molto amato. Non c’è mai stata alcuna gelosia con lei. Potevamo avere, e avevamo, anche altre storie.
  • Superare le parzialità nel nuovo. Non una diversa spartizione del vecchio. Non raschiare il fondo della botte consumata del “vecchio possibile” – per dirla con Max Weber – per creare il “nuovo possibile”.
  • Vogliono, missini e socialisti assieme, l’elezione del presidente della Repubblica da parte dei cittadini… Truffatori, missini e socialisti! Dov’è la garanzia che gli eletti saranno gli eletti del popolo, invece che di Canale 5, della P2, o di Retequattro, o di quell’associazione per delinquere che è la Rai-tv di Stato?

Foto | By Photo by Jollyroger (crop and edit by Lucas) (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.