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pubblicato domenica, 27 marzo 2016 da Roberto Russo in Zibaldone
 
 

Pasquetta: origine e significato di questa giornata festiva

Le donne al sepolcro di Gesù e la Pasquetta

Le donne al sepolcro di Gesù e la Pasquetta

La Pasquetta è il giorno dopo Pasqua. Il nome di questa giornata è Lunedì dell’Angelo o anche Lunedì in Albis o, secondo il calendario liturgico, lunedì dell’Ottava di Pasqua. Popolarmente è una giornata dedicata alle gite in campagna. Non è una festa di precetto, ma è un giorno festivo in Italia: fin dal dopoguerra è considerato festivo, un po’ come lo è santo Stefano, il 26 dicembre. È un modo per allungare di un po’ le feste pasquali.

In alcune regioni italiane, comunque, con il termine Pasquetta si intende il 6 gennaio, l’Epifania, o ancora la Pentecoste. E non in tutta Italia il lunedì dell’Angelo è diminutivo: in alcune zone – Lazio sud, per esempio – il giorno dopo Pasqua è chiamato “Pascone” e non certo Pasquetta!

Un proverbio italiano dice: «La notte di Pasquetta, parla il chiù con la civetta», per indicare che in questa occasione la pace della Pasqua coinvolge tutti, anche uccelli diversi tra di loro (il chiù è il nome con cui è conosciuto l’assiolo e a esso è dedicata anche una poesia di Giovanni Pascoli).

Il significato della Pasquetta

È un giorno in più di riposo, come dicevamo. Ma ha anche un altro significato. Come è noto, lunedì dell’Angelo è l’altro nome della Pasquetta? Di quale angelo stiamo parlando? Leggiamo nel vangelo di Marco (16, 1-8a):

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore.

La tradizione popolare ha fatto un po’ di confusione in merito: visto che in vangeli parlano del “giorno dopo Pasqua” allora è diventato il lunedì. In realtà i vangeli fanno riferimento alla domenica, cioè al giorno dopo il sabato, in cui cadeva la Pasqua. Ricordiamo che per la chiesa cattolica tutta la settimana che va da Pasqua alla domenica successiva è considerata un unico giorno. Nota papa Francesco:

La Liturgia considera l’intera Ottava come un unico giorno, per aiutarci ad entrare nel mistero, perché la sua grazia si imprima nel nostro cuore e nella nostra vita. La Pasqua è l’evento che ha portato la novità radicale per ogni essere umano, per la storia e per il mondo: è trionfo della vita sulla morte; è festa di risveglio e di rigenerazione. Lasciamo che la nostra esistenza sia conquistata e trasformata dalla Risurrezione!

A dire il vero a papa Giovanni Paolo II non piaceva molto il termine pasquetta. Ebbe a dire:

Ieri è stata la solennità di Pasqua, oggi è il lunedì di Pasqua. In Italia c’è la bella tradizione di chiamare questa giornata “Pasquetta”, ma io non voglio parlare di “Pasquetta”. C’è anche un altro nome per indicare questo giorno: il giorno, o la festa “dell’Angelo”. È questa una tradizione molto bella che corrisponde profondamente alle fonti bibliche sulla Risurrezione. Ci ricordiamo della narrazione dei Vangeli Sinottici, quando le donne vanno al Sepolcro e lo trovano aperto. Esse temevano di non poter entrare perché la tomba era chiusa da una grande pietra. Invece è aperta e, dall’interno, sentono le parole: “Gesù Nazareno non è qui”. Così questa festa dell’Angelo, almeno io la intendo in questo modo, è un completamento dell’Ottava pasquale.

Foto | Giotto [Public domain], attraverso Wikimedia Commons


Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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