0
pubblicato lunedì, 4 aprile 2016 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Intervista a Franco Matteucci, autore de “Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco”

Franco Matteucci

Lo scrittore Franco Matteucci

Marzio Santoni è l’ispettore nato dalla penna di Franco Matteucci – autore due volte finalista al Premio Strega e vincitore di diversi altri premi letterari nonché docente di Tecniche di produzione televisiva e cinematografica presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. L’ultima indagine di Marzio Santoni riguarda la morte di un’orsa, decesso che è tutt’altro che naturale e che sarà solo il primo di una serie di efferati delitti: Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco è il titolo di questo romanzo, pubblicato da Newton Compton; giallo che, tra l’altro, è in vetta alla classifica eBook.

Prossimamente su GraphoMania ci sarà la recensione del libro, intanto abbiamo raggiunto l’autore, Franco Matteucci, e gli abbiamo posto alcune domande sul romanzo e sul suo modo di scrivere.

Tenendo presente l’ispettore Marzio Santoni e il suo olfatto particolarmente sviluppato, le chiedo di commentare una frase tratta da Il profumo di Patrick Süskind: «Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi al profumo».
Avere il naso assoluto come l’ispettore Santoni è una dote fantastica, ma la consistenza di un odore può trasformarsi in un tormento, in una dolorosa sopportazione, in un disgustoso angolo da cui non si può fuggire. D’altra parte non si può rinunciare a respirare e con l’ossigeno ti può giungere un delizioso aroma di buono, ma anche di cattivo. E spesso anche i pensieri possono avere un profumo. Conosco un famoso cuoco che ha un olfatto così sensibile che riesce a individuare ogni componente della fragranza, ma in più occasioni l’ho visto tramortire di fronte a un soffritto bruciacchiato, o una pietanza mal cucinata. Io invece sono felice, con la mia rinite allergica sono sordo agli odori e spesso mi sono bevuto con molto piacere il vino che sapeva di tappo.

Franco Matteucci, Lo strano caso dell'orso ucciso nel bosco

Franco Matteucci, Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco

Nel romanzo si prende una chiara posizione in difesa dell’ambiente e degli animali. A proposito dice la veterinaria Katia Guardì: «La prego, non usiamo la brutta parola inventata dal legislatore. Noi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale continuiamo a preferire “omicidio”. Anche un animale ha il diritto di essere considerato alla stessa stregua di un uomo. Altrimenti con quella parolaccia, “animalicidio”, sembra che la nostra indagine non sia altrettanto importante». Cosa può fare, secondo lei, la letteratura per l’ambiente e per gli animali non umani?
Moltissimo, c’è sempre più rispetto per gli animali, sono diventati i nostri compagni di vita, ma spesso possono accadere fatti violenti che ci riportano al passato. Comunque lo scrittore può dare vita a personaggi che rafforzino la coscienza di chi ama la natura e gli animali. Il detective Santoni detto Lupo Bianco ne è un interprete esemplare. Forse l’uomo dovrebbe rammentarsi sempre di più che è un animale. Spesso, dimenticandolo, procura dei danni irresponsabili a se stesso e all’ambiente.

Lei scrive ne Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco: «Mai che nelle indagini si avesse a che fare con malfattori dal profilo semplice. Un bel sano omicidio: c’era da ammazzare qualcuno, il killer lo faceva fuori e basta, senza troppi arzigogoli. E invece sembrava che dilagasse la malattia di architettare piste e contro piste, allegorie e simboli». Ritiene che di questa malattia di mettere nero su bianco piste e contro piste, allegorie e simboli ne soffrano un po’ i giallisti?
Più che i giallisti ne soffre la realtà. Io cerco di non rifarmi mai alla cronaca perché talvolta è inverosimile e nessuno crederebbe ad esempio a un uomo che ha tagliato la testa alla sua donna e poi si è accontentato sessualmente sulla sua bocca. Purtroppo è un fatto realmente accaduto. Meglio giocare con la fantasia anche se di fronte a un omicidio è impossibile trovare una persona normale. Quando uno infrange la legge in maniera eclatante, spesso ama esibirsi, apparire, insomma il vero serial killer ha l’indole di un conduttore tv che vuol sempre mostrarsi in tv. O di un politico… Per fortuna è solo una mia fantasia.

Mi permetta una considerazione un po’ polemica. Ne L’addio, scrive Antonio Moresco: «[In questa storia] Non ci troverete le marche delle sigarette, delle birre, dei whisky, delle bibite, dei cellulari, delle scarpe, delle mutande, dei pedalini, dei condom, buttate lì dieci volte in una sola pagina, un tanto al colpo, ogni cosa una marca, come se questo fosse tutto e rendesse reale e autentico il tutto». Ovviamente, ogni autore ha il proprio stile e fa le scelte che vanno rispettate. Lei cita diverse marche di prodotti nel romanzo: sente che così il testo è più “reale e autentico” o lo fa perché le piace o per…
In questo caso sono un precursore: nel 2000 con il mio primo romanzo La neve rossa ho citato le marche di molti prodotti, ho continuato a farlo, mi piace perché l’oggetto diventa più identificabile e aggiunge anche un elemento per comprendere meglio un personaggio, se uno usa il caffè Illy o Nespresso ha uno stile diverso di vita, o se uno beve Chianti o Barolo, o indossa mutande Cagi o Boss o guida una Ferrari o una Suzuki Samurai. In più mi sono inventato anche una marca di un liquore che non esiste. Il Ginpin che è il più bevuto a Valdiluce. E adesso che mi ci fa pensare in questo ultimo romanzo ho messo meno marche del solito, peccato.

Concludiamo come abbiamo iniziato: che odore ha il bosco in cui avviene un delitto?
Dipende dalla stagione, sotto la neve è odore che pulisce anche i malvagi pensieri, con il disgelo aggiunge acqua e felce bagnata, d’estate germogli d’abete, autunno foglie gialle macerate, ma tutto dipende dal cadavere che sta sotto…








Potrebbe interessarti anche…

Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.