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pubblicato venerdì, 22 aprile 2016 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Garcilaso Inca de la Vega, primo scrittore indigeno di lingua spagnola

Garcilaso Inca de la Vega (1539-1616)

Garcilaso Inca de la Vega (1539-1616)

Si compiono quattrocento anni dalla morte di Garcilaso de la Vega, detto el Inca. La sua morte avvenne il 23 aprile 1616, lo stesso giorno di quella di William Shakespeare e di Miguel de Cervantes e per questo motivo tale data è stata proclamata dall’Unesco come Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore.

Chi era Garcilaso Inca de la Vega

Garcilaso de la Vega è noto come el Inca in quanto figlio di una principessa incaica Isabel Suárez Chimpu Ocllo (discendente a sua volta del del potente sovrano inca Huayna Capac; tra l’altro la sua storia è raccontata nel romanzo Inés dell’anima mia di Isabel Allende) e del conquistador spagnolo Sebastián Garcilaso de la Vega y Vargas, discendente del poeta Garcilaso de la Vega (che nacque a Toledo verso il 1501 e morì a Nizza nel 1536). El Inca Garcilaso de la Vega, il cui nome di battesimo era Gómez Suárez de Figueroa, nacque invece a Cuzco, in Perù, il 12 aprile 1539 e morì a Cordova, in Spagna, il 23 aprile 1616. Era giunto in Spagna nel 1560 come ufficiale dell’esercito spagnolo ed è stato il primo scrittore indigeno di lingua spagnola. In quanto parlante nativo quechua nato a Cuzco, Garcilaso Inca de la Vega redasse resoconti della vita inca, della storia del popolo e della conquista spagnola.

Pur essendo di stirpe reale e pur avendo servito la Spagna in molti modi, era poco considerato nell’esercito in quanto meticcio e, forse proprio per questo, nel 1590 lasciò le armi e prese gli ordini sacri.

Tra le sue molte opere si ricordano soprattutto Historia de la Florida y jornada que a ella hizo el gobernador Hernando de Soto (1605) e Comentarios reales que tratan del origen de los Incas (prima parte 1609, che riguarda la vita degli Inca; seconda parte, col titolo Historia general del Perú, 1616, che si sofferma sulla conquista spagnola del Perù). Tali commentari sono considerati il suo capolavoro assoluto e riportano storie di prima mano: Garcilaso Inca de la Vega, infatti, riporta le storie che aveva sentito narrare dai suoi parenti quando era bimbo a Cuzco. Questi Commentari reali degli Inca (pubblicati in Italia da Rusconi e poi da Bompiani) ebbero grande successo, ma durante la rivolta del peruviano Tupac Amaru II (1738-1781) il re Carlo III di Spagna (1716-1788) ne vietò la pubblicazione e la circolazione a Lima, in quanto ritenuti pericolosi. Fino al 1918 i Commentari di Garcilaso Inca de la Vega non vennero più stampati in America: questo almeno ufficialmente, perché clandestinamente giravano molto.

Tra le altre opere di Garcilaso Inca de la Vega ricordiamo la traduzione dei Dialoghi d’amore di Leone Ebreo, filosofo neoplatonico che aveva conosciuto in Italia.

Foto | Di sconosciuto [Public domain], attraverso Wikimedia Commons


Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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