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pubblicato domenica, 22 maggio 2016 da Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

Le biblioteche aziendali: portare i libri sul luogo di lavoro

Biblioteche aziendali: il caso della Fondazione Pirelli

Biblioteche aziendali: il caso della Fondazione Pirelli

In occasione della presentazione di Io leggo perché 2016, iniziativa nazionale organizzata da Aie per sostenere il valore del libro e della lettura, abbiamo avuto modo di approfondire il tema delle biblioteche aziendali. Inserire biblioteche nelle aziende o potenziare quelle già esistenti, significa ampliare e completare la volontà di riportare i libri nella quotidianità di tutti, compresi i lavoratori dipendenti ma anche i manager o i dirigenti, ai quali – diciamocelo – leggere un po’ di più non farebbe poi così male!

Studi approfonditi sul tema e statistiche confermano che lo sviluppo economico, civile e sociale di un paese è strettamente collegato alla lettura, tant’è che sono proprio i paesi più avanzati a “consumare” libri a volontà.

Biblioteche aziendali: l’esempio della Fondazione Pirelli

Portavoce in Italia di questo pensiero, è la Pirelli, azienda che noi tutti conosciamo come maggior produttrice al mondo di pneumatici. Da sempre ha mostrato grande interesse per l’arte e la cultura: pensate che già negli anni ’50 portò in fabbrica i classici e gli autori della letteratura mondiale, e negli anni ’60 organizzò a Milano incontri con scrittori come Milan Kundera o la figura di spicco del neorealismo italiano Cesare Zavattini.

Nel 2009 ha dato vita alla Fondazione Pirelli che salvaguarda sì il patrimonio culturale e storico dell’azienda, ma che è anche ricca di progetti educativi, poiché si pone l’obiettivo di promuovere la lettura tra i dipendenti delle aziende ma anche tra le famiglie e i ragazzi. Interessante e significativo ciò che accade nel suo Polo di Sesto Torinese, dove i dipendenti si riuniscono per discutere un libro letto o incontrano gli autori.

Tante altre sono le azioni di sostegno alla cultura (e all’arte) di questa storica azienda fondata nel 1872, a dimostrare che la lettura apre la mente, invita a nuove idee, ad allargare ogni veduta o a trovare soluzioni nuove per problemi vecchi. Una mente fertile, intellettualmente vivace, contribuisce al benessere di un paese poiché la massa è composta dal singolo ed è sul singolo che bisognerebbe agire, in ogni campo, sia che si tratti di uno studente o di un uomo che ci governa. La lettura dovrebbe essere riportata nella quotidianità di tutti e in tutti gli ambienti o settori, inventando nuovi luoghi destinati ad accogliere i libri e chi li leggerà, perché ciò che apparentemente nasce come svago, momento di relax, è la giusta cura per crescere come singoli individui e come paese. Considerate che nel 39,1% dei non lettori in Italia si trovano dirigenti e imprenditori, nonché politici, e forse non troverete più che sia un caso il fatto che il nostro paese risulti parecchi passi indietro rispetto al resto dell’Europa.

Uno sguardo alla lettura in Italia

Vogliamo fornirvi alcuni dati Istat: «Quasi una famiglia su dieci (9,1%, pari a circa 2,3 milioni di famiglie) dichiara di non avere nemmeno un libro in casa. Anche nei casi in cui è presente una libreria domestica, il numero di libri disponibili è molto contenuto: il 29,1% delle famiglie possiede non più di 25 libri e il 64,4% ha una libreria con al massimo 100 titoli che, calcolando un ingombro medio di 30/40 libri per metro lineare, occupano indicativamente non più di tre ripiani di uno scaffale».

Ancora più allarmante: «La quota dei non lettori cresce progressivamente con l’aumentare dell’età; tuttavia è da notare che il 52,3% dei bambini di 6-10 anni e il 47% di quelli tra 11 e 14 anni non hanno letto altri libri al di fuori dei testi scolastici e non hanno praticato alcuna lettura se non per motivi di studio».

Interessante anche il risultato – sempre di uno studio Istat – che racconta di persone più attive tra i lettori in quanto a pratiche sportive (smentendo il preconcetto che vede il lettore necessariamente come individuo sedentario) e più vivaci intellettualmente. È tra il popolo dei lettori infatti, la percentuale più alta di visitatori di musei, siti archeologici e partecipanti a iniziative culturali. Il non lettore, rispetto a questi numeri, non arriva neppure a un terzo del totale.

E, sempre a proposito della necessità di portare la lettura anche nelle aziende, pare che la percentuale più bassa dei lettori sia proprio tra gli operai, dunque non possiamo che prendere esempio dall’azienda Pirelli e incrementare anche le biblioteche aziendali (o crearne di nuove), per risollevare le sorti del libro e di questa nostra Italia, che – per concludere – rivela un aspetto piuttosto amaro: «La lettura è condizionata dalla capacità degli individui di comprendere e interpretare in modo adeguato il significato dei testi scritti, una competenza di base indispensabile per garantire un’effettiva capacità di accesso, gestione e valutazione delle informazioni, e quindi di crescita individuale e collettiva; questa capacità (literacy) in Italia è molto bassa».

Foto | screenshot dal sito della Fondazione Pirelli




Susanna Trossero

 

Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.