pubblicato sabato, 28 maggio 2016 da Graphe.it in Premi letterari
 
 

Cronaca semiseria del Premio Calvino 2016: miele, acciaio, semidei, bambole e kebab

Premio Calvino 2016

La nostra cronaca semiseria del Premio Calvino 2016

Circolo dei lettori. Interno giorno. La temperatura della sala è alta. Gli ospiti seduti in attesa che il premio prenda il via sono l’espressione del clima torinese di questo maggio bizzarro: una sfilata di micro cappottini in lana accanto a giacche primaverili, scarpe invernali e sandali, maniche lunghe e corte. Che se la moda fosse un gelato qui al Circolo dei lettori oggi sarebbe un variegato. Nel nostro piccolo noi due, inviate a raccogliere la cronaca del Premio siamo la sintesi degli stili presenti in sala: una appena uscita da un ufficio in cui vige un rigido dress code per cui indossa giacca e pantalone eleganti, sandalo alto e rigoroso. L’altra appena uscita da un centro d’ascolto per adolescenti dove l’ambiente impone anche qui un abito adeguato al contesto e dunque: jeans sfilacciati e sneakers. Eccoci qua, abbiamo diritto a sederci nella fila dei riservati anonimi. In pole position prendono posto i finalisti del Premio, a cui seguono i riservati con nome e cognome, infine i riservati generici. Noi siamo qui. Al confine con i posti liberi.

Ore 17,30 da buoni piemontesi iniziamo puntuali.

Le segnalazioni speciali del Comitato di Lettura del Premio Calvino

Dopo una serie di ringraziamenti a cascata, noblesse oblige, aprono la kermesse letteraria due autori proposti con segnalazione speciale dal Comitato di Lettura.

Siamo subito ingolosite da Miele di Rocco Civitarese primo perché ha sedici anni (!) secondo per l’ironia e originalità della trama: sembra di vederla la sua protagonista, Melissa Branco, sfilare sicura sui tacchi vertiginosi tra le strade di Pavia. Questa misteriosa e avvenente donna, con la pelle che profuma di miele che tutti i venerdì sera ordina kebab di cui sbocconcella solo il pane e anche le briciole del cuore del protagonista.

E ci incuriosisce anche Daniele Antonietti, soprannominato il Gola Profonda del Calvino perché nel suo ironico E Italo Calvino vinse il suo premio i fatti e i riferimenti non sono mica poi tanto “puramente casuali” in quel mondo in cui “tutti si conoscono per sentito dire e tutti fingono con maestria di aver letto i libri degli altri”.

I testi in gara al Calvino 2016

Il Calvino parte benissimo: kebab, giovinezza e ironia. Che sia l’edizione delle sorprese? Ma non c’è tempo per le distrazioni la classifica incombe, gli esordienti scalpitano e noi… abbiamo un caldo infernale. Però siamo a Torino, precisamente al Circolo dei Lettori, e per l’esattezza al Premio Calvino. Per cui denudarsi non fa tanto “madamine per bene” e allora fingiamo indifferenza, deglutendo di sottecchi ettolitri di acqua costosa come champagne, impettite e composte, come caldarroste fuori stagione.

Dopo questa fase di riscaldamento, in tutti i sensi, sfilano a uno ad uno gli autori. Come anticipato dal presidente del Premio Mario Marchetti, è la diversità di stili e linguaggi a caratterizzare questa edizione. E così conosciamo La serrata di Alessandro Pierozzi, camicia celeste, occhiali con la cordicella che imbastisce attorno alla fabbrica una narrazione di stampo neorealista, dove il lavoro operaio fa da cornice al contesto sociale. I personaggi sono un misto tra fantasia e memoria: come la sua Giovanna “litigiosa, prepotente, aggressiva, sempre pronta a fare a botte”. E spesso anche a prenderle, nascosta in un cortile.

È quasi sera ma qui, in Sala Grande siamo abbrustolite come “Il sole a Mezzogiorno”.

Chi sembra sopportare con disinvoltura l’alta temperatura è Adil Bellafqih, classe 1991, carnagione ambrata, occhi misteriosi alla Keanu Reeves, un’ombra di pizzetto portata con disinvoltura come la sua tesi di laurea su Stephen King. La sala si riempie dell’incipit del suo Baratro, cinquecento pagine d’ispirazione orwelliana e fantascientifica ambientato presso il Cril, un futuristico Centro di rieducazione alla democrazia e al libero mercato in un’Italia giunta al disastro ambientale. È il racconto di un futuro inquietante perché… già presente. La giuria loda a più riprese il romanzo di Adil ma quello che merita di essere riportato è il suo commento agli elogi: “Io ambisco a molto meno. Preferisco essere un buon narratore. Mi piace raccontare storie per regalare a chi legge qualche momento di divertimento”. Che dire? Chapeau. Segnatevi questo nome scioglilingua, il ragazzo ha tutta l’intenzione di vivere della sua scrittura. E siamo certe che ci riuscirà.

Fortemente determinato è anche Alessandro Calabrese con il suo T-Trinz, camicia azzurro oxford, capelli e barba bionda. Due spalle da rugbista (solo più tardi scopriremo dalla biografia che lo è davvero!) sopra due mani da scrittore. Però che mix. E siamo catapultate nelle vicende del Biondo, mito di periferia, del tempo vuoto, della noia della desolazione, di personaggi forti e monolitici, che non evolvono attanagliati e intorpiditi da un tempo asettico, che non ha passato, né futuro in cui “finché ci sarà disordine tutto potrà accadere”. La giuria definisce il romanzo “polifonico, una colonna musicale che incide capitolo per capitolo”. E per noi che “siamo nate ai bordi di periferia”, che conviviamo con il caos e conosciamo bene quei tempi vuoti che ti dilatano l’anima, scocca la scintilla. Ma no che non c’entrano i bicipiti da rugby. È che entrambe abbiamo la sensazione che tuffarci tra le pagine di T-Trinz non sarà affatto noioso.

Come noioso non sembra essere affatto Inox, il romanzo di Eugenio Raspi che, si capisce subito, racconta quel che conosce, cha ha vissuto sulla sua pelle. Per ventidue anni. Siamo nel cuore della vita vera perché è importante “raccontare le cose alla radice dell’erba”. E allora Raspi, che interrompe per un momento l’escalation degli scrittori degli anni 90, sorride composto e compiaciuto, forte di quella vita ancora sconosciuta agli enfant prodige che l’hanno preceduto. Racconta la vita di fabbrica con termini tecnici ma vividi, reali. Tagliente come l’acciaio che si insinua in ogni dimensione, non solo quella lavorativa, e lentamente permea l’esistenza di ciascuno, senza lasciare scampo. “Ho cercato di far capire a chi sta fuori quello che succede dentro” spiega Raspi “una fabbrica che è al centro di molte vite, presenza pervasiva , che suscita amore e odio”.

E finalmente entra in scena una donna. Divampa l’incipit di Fuoco Nudo di Claudia Cautillo. Al centro del romanzo la relazione tra un sacerdote e una bambina nella Roma degli anni Novanta. Trama scottante ma narrata in modo “impeccabile, con un testo maturo di grande suggestione”.

Restano quattro romanzi da presentare. Due si aggiudicano una menzione speciale della Giuria: Il Perturbante di Giuseppe Imbrogno è la storia di un’identità rubata attraverso una sorta di spionaggio informatico. Il protagonista è Lorenzo, un data analyst interessato alle vite degli altri che spia sul web. Lorenzo è ossessionato dal profilo di Sergio, un manager che da oggetto di studio diventa modello da emulare. Dal reperimento dei dati su di lui alla clonazione dei suoi documenti l’autore mette in atto un processo di immedesimazione che degenera nell’assunzione dell’altrui identità. Da questa storia si diramano una serie di riflessioni sulle abitudini contemporanee, su quanto e come siamo esposti in rete. Il risultato è una storia intrisa del linguaggio virtuale e tecnologico e che coinvolge sia sul piano intellettuale sia emotivo.

La seconda menzione va a Branchia di Martina Renata Prosperi, classe 1992. Un viso etereo, i capelli arrotolati così, senza pensarci, il corpo esile quasi smarrito nella camicetta di lino bianco, un ciondolo giallo ad illuminarle il volto, quasi da bambina. Sembra atterrata al Calvino per caso Martina e invece arriva da Taiwan. E ci fa fare un tuffo nel suo romanzo d’acqua. L’acqua è protagonista nella narrazione (la storia è in parte ambientata nel microcosmo di una piscina) e la fluidità è ciò che sorprende nel linguaggio e nello scorrere della storia che ha una struttura complessa. La forma letteraria è un impianto che ricorda la post produzione di un film, un montaggio di immagini scritte. Branchia è un originale meta romanzo, in cui i protagonisti sono in realtà personaggi di una storia che altri protagonisti stanno cercando di combinare. L’autrice lo definisce un romanzo difettoso: difettoso è nella finzione Branchia, nato senza polmoni e costretto a vivere nell’acqua, difettosa nella realtà Ginevra, ce cura la storia di Branchia e che ha un rapporto conflittuale con il proprio corpo, soffre di anoressia “lo stomaco è l’inferno che porto dentro”. Entrambi cercano il contatto con gli altri e, contemporaneamente vi si sottraggono. “Branchia è una piscina di alter ego. È il difetto che tutti i personaggi possiedono” dichiara Martina con la voce rotta dall’emozione. Ma poi si srotola sicura, liscia, come la pellicola di un film mentre descrive le idee che hanno portato alla stesura del romanzo: le sue parole sono immagini, diapositive che diventano pagine imbevute d’acqua: la piscina, la pioggia, il mare.

I vincitori del Premio Calvino 2016

Cronaca semiseria del Premio Calvino 2016

Sono passate oltre due ore in cui: il caldo è aumentato in sala e le sedie di design si sono rivelate belle ma implacabili per i nostri glutei non troppo da pin up. C’è solo da sperare che l’effetto sauna porti insperati benefici sui nostri lati B ormai esausti. Ma la curiosità del buffet, pardon, del vincitore ci invita a resistere ancora un po’.

E quindi, squilli di trombe e rullo di tamburi: i vincitori sono due. Beninteso, il premio resta uno. Si fa alla romana. Del resto siamo in spending rewiew. Anche letteraria. E dunque il Premio Calvino premia ex aequo La Splendente di Cesare Sinatti e L’interruttore dei sogni di Elisabetta Pierini.

Cesare Sinatti e il suo romanzo La Splendente, invitano i lettori a immergersi nella mitologia greca. Ritroviamo nomi e personaggi che sono il nostro patrimonio letterario classico occidentale, ciò che si studia a scuola, i miti. Ambiziosa e riuscita l’operazione dell’autore che li contatta a uno a uno e li ridisegna attraverso la scrittura, facendo leva sul loro profilo psicologico che ne La Splendente primeggia sulle gesta, note e intoccabili. Ponendosi in un punto d’osservazione contemporaneo Sinatti cambia il punto di vista e squarcia il velo sui tratti reconditi di una generazione di semidei che la guerra ha cancellato.

Atmosfera completamente diversa quella de L’interruttore dei sogni di Elisabetta Pierini che inizia come una favola ma racconta uno stralcio di realtà, composta da casette indipendenti con giardino e quartieri residenziali in cui vivono adulti senza colore. E in cui vive anche Eva, la bambina protagonista della storia che possiede un mondo bambole. Le bambole sono numerose e sono il suo universo, la sua vera famiglia. Gli altri sono la realtà quotidiana: i genitori, amici dei genitori, vicini. Eva è una bambina anonima (“un grosso uovo, senza occhi, senza gambe, senza orecchie, un grosso uovo di carne umana”) che si muove in un ambiente ordinario, statico, tragico e tangibile da cui evade grazie all’interruttore dei sogni che la proietta nel mondo delle relazioni importanti, con i suoi personaggi immaginari e le sue bambole.

Sono quasi le venti. In una stanza adiacente la nostra, l’aperitivo è realtà. Forse. Non lo sapremo mai. Ci scoraggia la fila di persone fino a allora insospettabili che si accalcano per conquistare un calice di prosecco e addentare una tartina. Noi no. Siamo soddisfatte così. D’altra parte si dice che con la cultura non si mangi. Ma noi ci siamo nutrite di storie interessanti, di autori che siamo curiose di seguire nelle loro future carriere. E così ci lasciamo il Circolo dei lettori alle spalle e, sandali e scarpe sportive, imbocchiamo la metro.


Cronaca a cura di Monica Coppola e Miranda Martino

Monica Coppola, vive a Torino. Con Booksalad ha pubblicato Viola, vertigini e vaniglia e Dai un morso a chi vuoi tu: storie d’amore per appetiti formidabili. Collabora con Primediecipagine dove intervista altre autrici. Le sue avventure di autrice sono raccontate nel divertente Viola, vertigini e vaniglia. Il blog di Monica Coppola

Miranda Martino, per Primediecipagine cura la rubrica Mirville che è un luogo immaginario, popolato di pensieri e scrittura, dove i primi sono confusi e la seconda è inevitabile.


Graphe.it

 
“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)








Potrebbe interessarti anche…