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pubblicato martedì, 2 agosto 2016 da Patrizia Violi in Mondolibri
 
 

Intervista a Cristiano Cavina sul suo libro «Pinna Morsicata»

Cristiano Cavina

Cristiano Cavina

Cristiano Cavina preferisce definirsi un narratore più che uno scrittore. Forse perché diversamente da tanti autori, non vuole ostentare il suo innegabile talento.

Sostiene che la sua abilità sia quella di raccontare storie che ha sentito a sua volta, magari al bar, dai vecchi del paese. Il paese dove è cresciuto e vive ancora, è Casola Valsenio, sulle colline romagnole. Infatti, tutti i libri di Cristiano Cavina (Alla grande, Un’ultima stagione da esordienti, Nel paese di Tolintesàc, Frutti dimenticati, Scavare una buca, Inutile Tentare Imprigionare Sogni), vincitori di numerosi premi, sono ambientati nella sua zona, e raccontano storie originali, divertenti e coinvolgenti, più o meno autobiografiche. C’è anche La pizza per autodidatti, perché Cristiano Cavina è pizzaiolo e quando gli impegni di scrittura glielo consentano continua a impastare e infornare nella sua pizzeria a Casola.

Nel frattempo con la sua ultima fatica Pinna Morsicata, ha debuttato nella letteratura per ragazzi, e rischia di smentire la sua tesi (narratore non scrittore) perché raccontando le gesta di Pinna, un delfino un po’ scavezzacollo e inquieto, rivela una scrittura alta, molto poetica e metaforica che non può certo essere liquidata con la solita modestia.

L’abbiamo incontrato per chiedergli di raccontarci perché abbia deciso di virare verso un pubblico di lettori più giovani.

Quattro chiacchiere con Cristiano Cavina

Cristiano Cavina, Pinna Morsicata

Cristiano Cavina, Pinna Morsicata

Come è nata l’idea di scrivere un romanzo per lettori più giovani?
In un modo molto pratico, il mio editore (Marcos y Marcos n.d.r) lanciava una nuova collana e mi aveva chiesto di scrivere un romanzo per ragazzi, ho accettato con entusiasmo ma a pagina 120 mi sono impantanato. Non riuscivo più ad andare avanti… poi per caso a Cervia a una presentazione ho incontrato un tizio che mi ha raccontato la storia di un delfino che negli anni ’50 era rimasto incastrato in una chiusa… da lì è partita l’idea di Pinna Morsicata, l’ho scritto abbastanza in fretta e la stesura del primo romanzo è finita nel cestino.

Pinna Morsicata ha una ferita di guerra, causata da un incontro troppo ravvicinato con uno squalo, perché è un po’ irresponsabile. È la versione mammifero-marino di altri tuoi protagonisti, uno per tutti, Bastiano di Alla grande. È stato difficile traslare le sensazioni umane nel panorama degli abissi?
No, l’ambientazione marina è stato un interessante cambiamento dalle mie storie precedenti. Ho fatto qualche ricerca stimolante sul mondo dei delfini, tursiopi, stenelle, balene, sulle loro abitudini e sul loro linguaggio. Ma poi li ho umanizzati e ho raccontato sempre le stesse emozioni: il senso di inadeguatezza, l’amicizia, la solitudine, la paura di essere in un posto sbagliato. E poi in fondo una pinna morsicata, un trauma, l’abbiamo tutti e dobbiamo sempre lottare per superare questi nostri limiti. Mentre procedeva la storia facevo anche i disegni che mi hanno aiutato a sviluppare meglio le avventure che raccontavo.

Il libro ha illustrazioni bellissime…
Che non sono le mie ma di Laura Fanelli che è molto più brava di me, però quando scrivo mi piace disegnare anche i miei personaggi. Ho sempre scarabocchiato anche a scuola tutti i miei libri avevano i margini pieni di figure.

Parlando della scuola, nel tuo romanzo Inutile Tentare Imprigionare Sogni, dove racconti dei tuoi anni all’istituto tecnico, c’è il personaggio della ragazza più ammirata, una certa Veroli Wanda, che è ritratta con un’ironia acutissima.
Il personaggio è venuto bene perché ispirato a una mia fidanzata che si era messa con me solo perché le piaceva un mio amico. Il nome Veroli Wanda invece me l’ero inventato. Poi un giorno, dopo l’uscita del romanzo, ricevo una telefonata: «Ciao Cristano, sono Veroli Wanda». Ho cominciato a scusarmi, imbarazzatissimo, ma quella signora sembrava contenta: «Non ti ricordi? Ero la tua prof di storia alle medie. Grazie di avermi messo nel libro, adesso tutte le mie amiche mi invidiano!».

Programmi futuri, stai lavorando a un nuovo romanzo?
Devo scrivere una guida per la Lonely Planet.

Sulla Romagna?
No, su Napoli.

Forse per parlare della pizza?
Anche ma non solo!




Patrizia Violi

 

Patrizia Violi è laureata in giurisprudenza, vive a Milano dove fa la giornalista, occupandosi di attualità, psicologia e costume. È sposata e ha due figlie: dalla sua esperienza famigliare è nato il blog extramamma.net. Ha scritto il romanzo “Una mamma da URL” (Baldini & Castoldi). Per Emma Books ha pubblicato “Love.com” e “Affari d’amore”.