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pubblicato venerdì, 30 settembre 2016 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Lavorare in libreria: sette scrittori che sono stati librai

Lavorare in libreria: quando scrittori e scrittrici sono anche librai

Lavorare in libreria: quando scrittori e scrittrici sono anche librai

Generalmente uno dei lavori che più piacciono a chi ama i libri è quello del libraio. Lavorare in libreria, in questi casi, è più un’idea romantica che altro, perché non tiene in conto tutte le altre incombenze di gestire un’attività. Lavorare in libreria, infatti, non è solo consigliare libri o vivere, letteralmente, in mezzo ai libri: ma ci sono scadenze, pulizie, pagamenti e via dicendo… come in ogni altro lavoro. Tuttavia è una fantasia che ha radici profonde. Lavorare in libreria poi, può sembrare il lavoro migliore quando si è anche scrittori. Sarà vero? Ci sono stati alcuni scrittori famosi, come anche alcune scrittrici celebri, che hanno lavorato in libreria.

Lavorare in libreria: scrittrici e scrittori che l’hanno fatto

Samuel Richardson (1689-1721) non era proprio un librario nell’accezione comune del termine, ma un tipografo. In passato i tipografi vendevano i libri, per cui Richardson era uno scrittore-librario. Egli è stato autore di uno dei bestseller del secolo XVIII, Pamela, o la virtù ricompensata. Di fatto Richardson stava scrivendo un manuale su come scrivere lettere, visto che era un libro molto richiesto. Nello stilare il manuale si rese conto che aveva tra le mani tutto il potenziale per un romanzo epistolare e così fece. E fu un enorme successo, con tanto di sequel.

Mary Shelley (1797-1851) da giovane aiutava nella libreria di famiglia (la «Juvenile Library» specializzata in libri per bambini), che era gestita dai suoi genitori. Nella libreria lavoravano anche le sue sorelle.

George Orwell (1903-1950) ha lavorato come libraio in un momento non proprio fortunato della sua vita. Aveva da poco pubblicato il suo romanzo d’esordio – Senza un soldo a Parigi e a Londra (1933) – ma sappiamo bene che, salvo casi eccezionali, un libro non ti fa certo vivere di rendita. Così Orwell iniziò a lavorare part time presso Booklovers’ Corner. Aveva trentuno anni e lavorava in libreria un’ora al mattino e quattro nel pomeriggio. Il resto del tempo lo impiegava per scrivere, passeggiare e fare vita sociale.

Nancy Mitford (1904-1973) ha lavorato per un periodo in una libreria. Nello specifico si trattava della Heyword Hill di Londra. Nancy Mitford vi lavorò durante la seconda guerra mondiale. Negli anni Quaranta ha fatto in modo che diventasse una sorta di centro culturale. La libreria a oggi è di proprietà di uno dei nipoti della scrittrice.

Penelope Fitzgerald (1916-2000) lavorò in varie librerie per mantenere sé e la sua famiglia. Desmond, suo marito, era stato soldato durante la seconda guerra mondiale e, quando tornò dal fronte, divenne alcolizzato. La sua carriera di avvocato non durò molto, visto che venne accusato di emettere assegni a vuoto. Penelope Fitzgerald dovette, pertanto, svolgere diversi lavori per mantenere i tre figli. Tra i vari luoghi in cui lavorò ci fu anche quella in una libreria in un paesino lungo la costa del Suffolk. Quest’esperienza le servì da base per la scrittura del romanzo La libreria (1978).

Negli anni Sessanta del secolo scorso, Alice Munro (1931) con suo marito Jim, aprirono una libreria nella zona vecchia di Victoria, capitale della regione canadese della British Columbia. A tutt’oggi la libreria è aperta al pubblico, sebbene la scrittrice Premio Nobel per la letteratura non vi lavori più da tempo. I Munro, infatti, divorziarono negli anni Settanta e la libreria rimase al marito.

Emma Straub è una delle scrittrici contemporanee molto amate dalla stampa. In Italia è pubblicata da Rizzoli e Mondadori. Ha lavorato in una libreria e quando è stato pubblicato il suo primo libro non solo l’ha venduto nella libreria in cui lavorava, ma ha fatto anche opera di convincimento verso i clienti in modi molto creativi.

Foto | Pixabay


Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.








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