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pubblicato sabato, 8 ottobre 2016 da Anais Vin in Recensioni
 
 

Il Bordolese tra vigne e castelli

Scegliendo come punto di partenza Bordeaux, è facile esplorare i dintorni a caccia di cantine e, perché no?, anche di storia.

Alla scoperta della regione del Bordolese

A nord-ovest della nostra città-base si estende la strada dei vini del Médoc, famosa in tutto il mondo per le sue appellazioni quali Château Brane Cantenac o la mitica Château Margaux (purtroppo in periodo di vendemmia non è stato possibile visitarla). Più a nord, nella zona del Pauillac, sono visitabili su prenotazione Château Lafite-Rotschild, Château Mouton-Rothschild per citare i più famosi.

Château Mouton-Rothschild

Personalmente sono riuscita a visitare Château Mouton-Rothschild, impressionante e maestosa. Con i suoi 84 ettari coltivati a bacca rossa e sette a bacca bianca non è solo una pietra miliare nella storia dell’eccellenza vitivinicola francese, ma ricopre anche un’importanza per quantità di bottiglie prodotte. Fu la prima ad affidare il disegno della propria etichetta a un’artista. Tra gli artisti che hanno prestato la loro arte figurano: Picasso, Dalí, Mirò, Chagal, Kandinsky, Penone… Inizialmente, però, dovette tornare a una etichettatura standard poiché il mercato mal recepiva questa creatività, allora troppo moderna.

L’assemblaggio classico prevede l’81% di Cabernet Sauvignon, 15% di Merlot, 3% Cabernet Franc e 1% di Petit Verdot, percentuali modificabili in base all’annata. Con le vigne giovani viene prodotto il Petit Mouton. Contrariamente a ciò che si pensa, il nome non deriva dal montone, su cui poi si sono create storie e leggende, ma da una collina nelle immediate vicinanze.

Eviterò di tediarvi con dettagli sulla vinificazione, ma ci tengo a far presente che è basata sulla gravità: l’intera cantina è costruita con questo sistema in modo da lavorare le uve dolcemente e la sola pressatura che ricevono è cadere in basso. Il vino beh, era davvero troppo giovane per poterlo giudicare seriamente. In equilibrio, composto ma lontano da larghezze e profondità leggendarie che lo hanno consacrato a mostro sacro dell’enologia mondiale.

Château Planquette

Risalendo ancora verso nord il fiume Gironda, visitiamo un vigneron la cui proprietà è di 1,64 ettari. Unica bottiglia il cui assemblaggio è 48% Cabernet Sauvignon, 48% Merlot e 4% Petit Verdot, il vino di Monsieur Michaud, passa due anni in barrique. Spartano e sincero è un bel bere naturale per questo Château Planquette dal prezzo accessibile.

Spostandoci nel Libournaise possiamo visitare la cittadina di Bourg costruita sull’estuario della Dordogna su di un crostone roccioso, molto tipica nella sua conformazione. Più a nord vale assolutamente la pena visitare la cittadella di Blaye, non tanto per la città, quanto per la splendida fortezza sul fiume Gironda.

Château Falfas

Fra Bourg e Blaye ci fermiamo a Château Falfas, vera pietra miliare, ma poco nota della biodinamica bordolese. Véronique Cochran ha partecipato alla creazione di un sindacato internazionale dei vignaioli biodinamici. I suoi genitori hanno invece aiutato il ben più noto Joly padre, produttore di vino in Loira, nell’applicazione della biodinamica in vigna. I suoi vini sono eleganti e intensi, dal colore vivido e dal naso seducente, passano prima in vetrocemento e poi in barrique. Il legno nel corso degli anni è stato cambiato per trovarne uno che non marcasse troppo il vino. Rapporto qualità-prezzo buono. Quest’azienda ha 20 ettari coltivati a Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Malbec, un piccolo bosco per l’equilibrio dell’ecosistema e un castello del XIV secolo, un vero incanto lontano dalle grandi celebrazioni. Se vi capita passateci.

Saint-Émilion, Pomerol e Château Petrus

Dirigendoci verso il Pomerol e il suo blasonatissimo Château Petrus, che utilizza Merlot in purezza, non possiamo non fermarci a Saint-Émilion, altro paese riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. Prendetevi almeno mezza giornata per esplorarne i vicoli, a volte molto ripidi, e per visitare la Tour du Roy da cui si può godere del panorama non solo della cittadina, ma anche delle vigne che la circondano.

Château Vieux Mougnac

A circa 15 chilometri di distanza possiamo giungere a Château Vieux Mougnac, azienda biologica di cui si inizia a parlare molto in Francia. Qui si producono rossi di struttura e fruttati, bianchi secchi e da uve surmature e rosati spensierati. La proprietaria è una signora entusiasta della vita e orgogliosa del proprio lavoro, che vanta origini italiane. Prezzi dei vini competitivi, accoglienza calorosa.

Di aziende meritevoli ce ne sono tante, nomi a profusione, e sicuramente ci sono belle realtà di cui non ho avuto modo di approfondire il lavoro, ma il tempo è tiranno e sfortunatamente oltre alle vigne questa regione ha davvero molto altro da offrire. Infatti a sud ci sono le denominazioni di Sauternes, famosissimo per i suoi vini muffati e Barsac.

Cognac

Ancora più a sud c’è l’Armagnac e i suoi distillati mentre molto a nord si trova Cognac e la sua immensa area di produzione di questo distillato e del suo derivato poco noto Pineau de Charentes, succo d’uva al quale viene aggiunto il 25% di Cognac per impedirne la fermentazione. Una bevanda di cui i francesi fanno grande uso, anche in cucina, che può essere più o meno dolce, bianco o rosso e che vorrebbero esportare. Loro lo usano moltissimo come aperitivo, ma un prodotto così dolce mal si concilia con la nostra concezione di aperitivo.

A Cognac è possibile approfittare di visite guidate dove vengono svelati i segreti della doppia distillazione che contraddistingue questo antico distillato. Noi abbiamo visitato la cantina Raymond Bossis, che per la sua vigna coltivata prevalentemente a Ugni Blanc (versione francese del nostro Trebbiano) utilizza un’agricoltura ragionata, ovvero si fa un uso parsimonioso della chimica ma non la si esclude, anche perché ora l’azienda ha 60 ettari di vigna e non sarebbe facile la coltivazione con metodi naturali. Alcune viti hanno anche 90 anni di età e la proprietà fu acquistata nel 1919 e il primo impianto avvenne nel 1924.

Da sette litri di vino prodotto se ne ottiene uno di Cognac, che poi dovrà passare del tempo più o meno prolungato in legno e questo diminuirà ancora di volume. La cantina è ricoperta dalla Torula Coniacensis, il fungo che si nutre della parte alcolica e volatile del Cognac e di altri distillati.

Ho apprezzato moltissimo il tempo che il produttore si è ritagliato per descrivermi non solo come lui realizza il Cognac, ma come può essere usato in cucina, nei cocktails come si muove tutta la regione e le sue sottozone in materia di promozione, le difficoltà e le opportunità attuali. Credo sia stata molto più calorosa di una qualsiasi degustazione guidata di queste grandi etichette che esportano in tutto il mondo. Se vi capita, passateci e magari vi scoprite anche grandi fans dei Pineau de Charentes più economici e di pronta beva. I distillati sono equilibrati e lui distilla anche per grandi marchi oltre che per la propria produzione.

Concludendo

Come già detto, questa regione ha molto da offrire. Non solo rossi blasonati, vini bianchi poco noti ma molto piacevoli, vini dolci che sono nettari, distillati, ma anche parchi regionali, castelli, fortezze, piccoli paesi gioiello, l’oceano e la sua produzione di ostriche, percorsi in bici e vigne a perdita d’occhio.

Una settimana vola e si ritorna a casa con la voglia e l’idea di tornare per esplorare ancora decidendo quale taglio si vuol dare alla propria vacanza. Raggiungere la regione è semplice grazie al diretto collegamento aereo, per altre regioni altrettanto affascinanti in genere si deve prendere anche il treno o un altro mezzo di trasporto. Qui l’ideale è arrivare a Bordeaux e affittare una macchina per scoprire tutta la zona che è estesa.

Se vi capita di andare, vi invito a mandarci qualche segnalazione per quel che riguarda aziende vitivinicole e angoli poco conosciuti, poiché per me l’esplorazione è tutt’altro che finita e conto di tornarci presto.




Anais Vin

 

Sono nata a Roma nell’anno del titolo di un celebre libro di Orwell. Normalmente vivo qui, ma mi sposto di frequente. Leggo molto e bevo altrettanto. Amo la buona compagnia, il cibo, viaggiare e la musica. Anais Vin è lo pseudonimo che utilizzo per questa rubrica; il mio vero nome è Alessia Cattarin.