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pubblicato mercoledì, 26 ottobre 2016 da Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Ricordando Karin Boye, scrittrice e poetessa svedese

Karin Boye (1900-1941)

Karin Boye (1900-1941)

Una voce discreta, accorata, viva fino allo spasimo. Una voce che oggi ci viene incontro dal grande nord, da quella fredda e lontana Svezia, dove Karin Boye nacque il 26 ottobre del 1900.

Un nome quello della poetessa che ha valicato con le ali ai piedi i confini della penisola scandinava, travalicando i limiti angusti imposti inevitabilmente dalla lingua, dalla nazionalità, per diventare non solo europea, ma universale. La poesia, quella più vera, quella più genuinamente autentica, parla del resto direttamente all’anima di ciascuno di noi. Un dialogo in profondità che abolisce d’emblée dogane, cancella frontiere, annulla miracolosamente tutte le distanze geografiche. Una poesia quella di Karin Boye dove aleggia (un tratto questo non sempre sottolineato come si sarebbe forse dovuto) la «nostalgia» acuta e rincuorante della morte. Una presenza che ritroviamo in versi toccantissimi come La strada verso casa, Quei quieti passi dietro le mie spalle o ancora In fondo alle cose.

Il bruciare del vivere sembra ustionare inesorabilmente, qui come altrove, la Boye, lasciare in lei dolorosissime scie di luce. Una luce nordica che tuttavia rivela subito battiti bui, palpiti imponderabilmente malinconici. Un crepuscolo dolente e un’alba tenera e gioiosa le vivono (o almeno così ci sembra) ostinatamente nel cuore.

Spesso per la sua opera (in Italia nel 1994, lo ricordiamo, uscì a cura di Daniela Marcheschi la raccolta Poesie) si parla a ragione di un dualismo tra sogno e realtà, gioia e dolore. La sua esistenza di poeta e di donna sembra vivere come imprigionata tra questi due poli estremi. Lontani eppure così vicini da toccarsi di continuo. Persino il suo lungo, grande amore per la compagna Margot Hanel, conosciuta a Berlino nel 1932, visse di continue tensioni, slanci, ripiegamenti. Un rapporto intenso e, per certi versi, insormontabile.

Non ci deve dunque sorprendere se il suicidio della poetessa nell’aprile del 1941 (il suo corpo venne ritrovato non lontano da un bosco, accovacciato accanto a un grande masso) aprì un baratro terribile nella stessa Hanel. Due mesi dopo la donna si tolse, a sua volta, la vita. Una vita che ormai le doveva apparire troppo vuota e desolata. Un’esistenza che, nella improvvisa solitudine, rifiutava, per sempre, il respiro.

Foto | Di Ulf Boyes family album. (www.karinboye.se) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).