0
pubblicato lunedì, 14 novembre 2016 da Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Un profilo di Saki, scrittore britannico di racconti grotteschi e macabri

Hector Hugh Munro, noto con lo pseudonimo di Saki (1870-1916)

Hector Hugh Munro, noto con lo pseudonimo di Saki (1870-1916)

La sua fama di scrittore poggia saldamente su un numero considerevole di racconti di cui fu un indiscutibile maestro. Oggi volentieri si paragona la sua opera a quella di scrittori del calibro di O. Henry e Dorothy Parker, due americani dalla penna temibile e arguta. Storie le sue avvolte dal mistero, dall’ombra sinistra della morte, dove l’elemento macabro, del resto molto caro alla letteratura del periodo, fa spesso e volentieri capolino.

Tuttavia al mondo della letteratura Hector Hugh Munro (1870-1916), noto ai più come Saki, approdò solo in un secondo tempo, dopo che la sua carriera nella polizia inglese di Burma si concluse piuttosto bruscamente a causa della malaria. Rientrato in Inghilterra, Saki iniziò a occuparsi di giornalismo, diventando corrispondente estero per il Morning Post e iniziando a scrivere racconti che, come si usava in quegli anni, venivano prima pubblicati su riviste e quotidiani.

La sua profonda vena satirica, unita a doppio filo a un’omosessualità tenuta per forza di cose nascosta (il processo di Oscar Wilde aveva lasciato ben poche speranze agli omosessuali di fin de siècle) diede così vita a tutta una serie di racconti che immancabilmente puntavano a colpire i falsi valori e il finto perbenismo della società edoardiana.

Arruolatosi come volontario nell’esercito inglese allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Saki venne ucciso in Francia da un cecchino tedesco il 14 novembre 1916.

I suoi celebri racconti (e citiamo qui al volo e disordinatamente I giocattoli della pace, La finestra aperta, La reticenza di Lady Anne) influenzarono – impossibile non ricordarlo – autori importanti come Noel Coward e P.G. Wodehouse. Un retaggio letterario il suo che ancora oggi fa sentire la propria voce. Le sue tante, irresistibili suggestioni. Un esempio è l’incipit de L’anima di Laploshka (traduzione di Gianni Pilo).

Laploshka era uno degli uomini più avari che avessi mai incontrato, ma anche uno dei più divertenti. Diceva cose orribili circa le altre persone, ma in una maniera tanto incantevole, che gli si perdonava perfino tutte quelle cose, ugualmente orribili, che raccontava alle nostre spalle. Noi odiavamo tutto ciò che somigliasse lontanamente alla maldicenza, ma eravamo sempre grati nei confronti di coloro che la facevano per noi e che la facevano tanto bene. E Laploshka la faceva veramente bene.

Foto | WikiCommons


Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).








Potrebbe interessarti anche…