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pubblicato sabato, 19 novembre 2016 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

La curiosa origine della parola distopia

Cosa si intende con distopia?

Cosa si intende con distopia?

Alle spalle della parola distopia c’è il romanzo L’Utopia di Tommaso Moro (1478-1535). In quest’opera viene presentato un mondo troppo buono per essere vero. Il governo di questo mondo è giusto ed efficiente in una società senza conflitti. La distopia viene a caratterizzarsi, così, come contrario di questa perfetta utopia. Volendo dare una definizione precisa del termine, potremmo usare questa proposta dal Treccani:

«Previsione, descrizione o rappresentazione di uno stato di cose futuro, con cui, contrariamente all’utopia e per lo più in aperta polemica con tendenze avvertite nel presente, si prefigurano situazioni, sviluppi, assetti politico-sociali e tecnologici altamente negativi (equivale quindi a utopia negativa)»

Tra l’altro, si tenga presente che distopia è anche un termine usato in ambito medico. Con esso si indica lo «spostamento (in genere per malformazione congenita) di un viscere o di un tessuto dalla sua normale sede».

Dal punto di vista dell’etimologia, la parola è formata dalla contrazione tra dis e utopia. Dis è un prefisso che indica alterazione, malformazione, anomalia. Utopia vuol dire non luogo: perché deriva dalle parole greche οὐ «non» e τόπος «luogo».

Alle origini della parola distopia

La parola in sé nasce nel mondo anglosassone. L’Oxford English Dictionary la registra a metà degli anni Cinquanta del secolo scorso e la definisce come un luogo immaginario o una condizione in cui tutto è spiacevole e indesiderabile. Una decina d’anni dopo comparve l’aggettivo distopico.

Se l’Oxford English Dictionary recensisce distopia negli anni Cinquanta, vuol dire che era già in uso. Guardando alla storia della letteratura notiamo che nel 1868 è John Stuart Mill (1806-1873) a usare questa parola durante un discorso nella Camera dei comuni. Nel 1747 venne usata anche la parola «dustopia», chiaro precedente del nostro distopia. Sebbene l’opinione comune ritenga parlare di distopia e di terribili futuri sia qualcosa di nuovo, è evidente che il termine è in uso da diversi secoli.

Tra distopia e cacotopia

Molte persone sono dell’opinione che distopia si riferisca più a un sistema di governo che sembra un’utopia, ma in realtà nasconde orribili verità. Sistemi che limitano le libertà o che si basano su principi poco etici, come la schiavitù o l’eugenetica.

Come riferirsi, allora, a un futuro disastroso? Anche qui, non dobbiamo inventarci un bel nulla. Nel 1818 il filosofo utilitarista Jeremy Bentham (1748-1832) ha riflettuto sul concetto di utopia e ha coniato il termine cacotopia. Parola che deriva dal greco e vuole dire luogo cattivo, malvagio. Il termine cacotopia non ha avuto molto successo, a dire il vero. Tuttavia potrebbe essere perfetto per definire quel genere di libri che ci presentano un futuro oscuro, e che potrebbero rientrare sotto il più ampio termine distopia.

Via | Interesting literature
Foto | Pixabay




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.