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pubblicato domenica, 20 novembre 2016 da Roby in Mondolibri
 
 

Fiabe o favole? C’era una volta questo dilemma…

Tra fiabe e favole

Tra fiabe e favole

«Se volete che vostro figlio sia intelligente, raccontategli una fiaba; se volete che sia molto intelligente, raccontategliene di più». (Albert Einstein)

L’etimologia di fiaba e favola è la stessa (dal verbo fari=parlare) ma il concetto, a volerlo studiare in letteratura, è profondamente diverso, anche se noi oggi usiamo indistintamente entrambi i termini per indicare quei racconti che piacciono tanto ai bambini. La fiaba è una narrazione breve che ha per protagonisti esseri fantastici quali fate, orchi ecc., è caratterizzata dall’elemento magico, si svolge in un luogo e in uno spazio indefiniti e presenta episodi narrativi spesso ripetitivi; inoltre ha una finalità di puro intrattenimento, perciò il bene e il male, l’intelligenza e la stupidità sono sempre separati e facilmente riconoscibili, ma è anche portatrice di un insegnamento morale a volte esplicito, altre volte sottinteso.

Diversa, invece, la favola, il cui protagonista è un animale antropomorfo o un oggetto umanizzato, è caratterizzata da ambientazioni e situazioni tratte dal quotidiano con la totale assenza dell’elemento magico. Il linguaggio, però, è molto curato: spesso si usano formule fisse come i proverbi e la funzione – come evidenziò lo studioso russo Vladimir Propp – è spesso di natura sociale, ad esempio come rito di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta.

Le più belle favole per bambini

Una volta chiarita la differenza tra fiaba e favola, dimentichiamola e torniamo per un attimo all’infanzia: quali sono i racconti che ci hanno accompagnato e affascinato di più? Ognuno ha la sua risposta, io sono sempre stata molto indecisa tra Cenerentola e Biancaneve. Non vi tedierò con le trame, straconosciute da tutti, ma vorrei solo ricordare che la maggior parte delle favole più celebri sono diffuse in tutta Europa, magari anche in adattamenti leggermente diversi.

La versione più nota di Cenerentola, ad esempio, è quella uscita dalla penna di Perrault, anche se pochi sanno che l’autore si fece ispirare da «La gatta Cenerentola» di Giambattista Basile, dove la protagonista addirittura uccideva la matrigna, ottenendone, però, poi, in sorte una ancora peggiore.

Del capolavoro dei Fratelli Grimm che è Biancaneve, la mia generazione conosce per lo più la trasposizione cinematografica della Disney che ha spesso rivisitato personaggi e interpreti principali delle favole creandone di nuove con assoluto successo, come Malefica, la strega cattiva della Bella Addormentata nel bosco.

Tra le favole più belle di sempre, poi, vorrei citare quelle delle tradizioni popolari che con pazienza, perizia e tanta fatica Italo Calvino raccolse nei volumi «Fiabe italiane». Esemplare quella siciliana di Colapesce, il ragazzino messinese appassionato di immersioni che alla fine decide di restare a vivere nel mare per sostituirsi a uno dei tre pilastri che reggono la sua isola natale in modo da evitarne lo sprofondamento.

Le favole della buona notte

Chi di voi non si è mai addormentato prima di ascoltare il finale di una favola alzi la mano! Le favole della buona notte hanno, o almeno dovrebbero avere, caratteristiche precise: non troppo lunghe e soprattutto prive di violenza o elementi potenzialmente paurosi per i bambini.

Molto adatta anche per il suo messaggio esplicito che accompagna al sonno è quella del piccolo papero che non vuole mai dormire perché ha paura del buio. La sua mamma, disperata perché additata da tutte le altre papere dello stagno, viene aiutata da una rana che le presenta Papera buonanotte, una vecchietta che regalando al piccolo una collana fatta di lucciole gli farà superare la paura del buio.

Divertente anche quella del francobollo acquistato dal figlio di una famiglia povera per affrancare la busta da inviare all’estrazione di una lotteria il cui premio sono tanti soldi. Quando il francobollo capisce la sua «missione» riuscirà a gettarsi nelle mani del notaio e a far vincere a quella famiglia il primo ricchissimo premio.

Infine vi regalo davvero una chicca: una favola che ha inventato mia madre e che come riusciva a incantare me tanti anni fa, ora ha lo stesso effetto sulla mia figlioletta di tre anni. È la storia di un gattino che per inseguire una farfalla si perde nel bosco, dove incontra un perfido topo che per paura di essere mangiato lo inganna promettendogli che mangiando una certa erba riuscirà a ritrovare la strada di casa. Per fortuna la mamma arriva appena in tempo e il micetto, che non aveva ancora mangiato tutta l’erba letale, se la caverà con una semplice influenza. Ovviamente anche di questa fiaba casalinga esistono diverse versioni: in quella di mio marito, ad esempio, il topo è un gigante con i denti tutti guasti!

Alcune fiabe brevi

Alcuni autori in particolare si sono concentrati sulla scrittura di favole brevi, a volte pillole di favola, che si possono raccontare nell’arco di pochi minuti mantenendo intatta la loro efficacia. Un esempio per tutti è Gianni Rodari, di cui citerò il semaforo di piazza Duomo a Milano che un giorno decise di trasmettere soltanto una luce blu. Immaginate lo sconcerto degli automobilisti, convinti che il rosso fosse stato usato per tingere i pesci ai giardinetti; il verde fosse stato mangiato dal commendatore che voleva una villetta con giardino fuori città; il giallo addirittura utilizzato per allungare l’olio d’oliva! Invece il povero semaforo non era impazzito, semplicemente aveva dato il via libera per volare nel cielo, ma l’uomo, ottuso, non l’aveva capito.

Famosissimo anche «Il pesciolino d’oro» del russo Pushkin: un pescatore un giorno pescò un pesciolino d’oro e questi, per essere graziato, gli promise in cambio tante ricchezze, a patto che non parlasse a nessuno del loro incontro. Tornato a casa, effettivamente il pescatore trovò un castello e la moglie vestita come una regina, la quale, però, iniziò a tormentarlo per sapere da dove venisse tutto quel ben di Dio. Il pover’uomo, esasperato, le raccontò del pesciolino d’oro e tutta la loro ricchezza svanì in un istante.

Infine, anche i Fratelli Grimm si cimentarono con il genere “favola breve”: penso a quei sovrani di un piccolo regno che tanto desideravano un erede, ma ai quali nacque un asinello. Era il figlio più brutto che si potesse avere, ma anche il più buono e questo spesso faceva dimenticare a tutti il suo aspetto. Un giorno, però, egli si specchiò nel lago, si spaventò e decise di scappare. Andando per il mondo fu assunto come suonatore presso la corte di un altro piccolo regno e si fece talmente benvolere che il sovrano gli promise in sposa la propria figlia, e così – in un modo o nell’altro – l’asinello divenne re.

Le favole di Esopo

In chiusura non possiamo non citare Esopo, l’autore di favole di origine frigia che visse come schiavo nell’isola di Samo tra il VII e il VI secolo. Sua la celeberrima «La cicala e la formica», come pure «La volpe e l’uva», ma anche «La gallina dalle uova d’oro» che insegna all’uomo insaziabile ad accontentarsi o «La lepre e la tartaruga» che ci fa capire quanto sia importante non tanto l’essere veloci, quanto il partire in tempo. Che dire? Se non fosse esistito Esopo, probabilmente neppure noi, oggi, saremmo quelli che siamo, con le nostre, pur piccole, certezze.

Foto | John Bauer [Public domain], via Wikimedia Commons




Roby