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pubblicato venerdì, 9 dicembre 2016 da Mariantonietta Barbara in Mondolibri
 
 

Natsume Sōseki, lo scrittore che finì sulle banconote da 1000 yen

Natsume Sōseki (1867-1916)

Natsume Sōseki (1867-1916)

Moriva cento anni fa lo scrittore Natsume Sōseki, pseudonimo di Kinnosuke Natsume, nato a Tokio (che a quel tempo si chiamava Edo) nel 1867. Crebbe in una famiglia numerosa, sei figli di cui era l’ultimo, e visse in un arco di tempo conosciuto come l’epoca Meiji, in cui il Giappone cominciava lentamente ad aprirsi verso il mondo esterno. È considerato il più grande scrittore giapponese moderno e devono molto a lui anche nomi del calibro di Mishima e Tanizaki.

Appassionato di letteratura inglese, dopo la laurea del 1893 presso l’Università Imperiale, trascorse poco più di due anni in Inghilterra per poi tornare in patria come docente di Letteratura inglese presso la stessa Università. Nel 1905 pubblicò il romanzo che lo renderà famoso in tutto il mondo: Io sono un gatto (Neri Pozza 2006), in cui un gatto filosofo osserva il progressivo decadimento del suo padrone, concentrato sui suoi studi fino allo sfinimento e descrive i mutamenti in atto nell’epoca Meiji e la sorte degli intellettuali giapponesi.

Nel 1907, dopo aver pubblicato Bocchan (Il signorino, Neri Pozza 2007), lasciò l’incarico universitario e cominciò a lavorare presso il più importante quotidiano giapponese, Asahi shinbun, concentrandosi sulla sola attività di scrittore. Seguirono Sanshiro, del 1908, Il mio individualismo del 1914 e Il cuore delle cose, 1915, considerato il suo capolavoro e nato a ridosso della morte dell’imperatore Meiji e del suo generale, che si suicidò, insieme alla moglie, per accompagnare l’imperatore nell’ultimo viaggio. Natsume raccontò lo smarrimento del Giappone, il tramonto di un’era, i compromessi cui il popolo doveva adattarsi e il prezzo da pagare per la modernità e per la libertà.

Morì nel 1916 a soli quarantanove anni, dopo aver completato la propria autobiografia intitolata Erba lungo la via, edita a puntate presso il quotidiano in cui lavorava. Lì il suo alter ego, di ritorno dall’Europa in cui ha trascorso diversi anni, si imbatte in uno strano personaggio che lo condurrà in nuovo viaggio.

Natsume Sōseki si presenta al lettore come una guida in uno dei momenti più difficili del suo paese: i cambiamenti politici, storici e culturali non arricchivano semplicemente il popolo giapponese, ma scalfivano e in alcuni casi vedevano vacillare tradizioni, certezze, una intera visione della vita e dell’esistenza umana. Natsume raccontò l’incertezza, la curiosità, la difficoltà del pensiero e della narrazione stessa, rivendicando sempre e comunque la propria libertà di intellettuale:

Salivo per un sentiero di montagna e riflettevo. Se si usa la ragione il carattere si inasprisce, se si immergono i remi nel sentimento si è travolti. Se si impone il proprio volere ci si sente a disagio. È comunque difficile vivere nel mondo degli uomini.
Quando il malessere di abitarvi s’aggrava, si desidera traslocare in un luogo in cui la vita sia più facile. Quando s’intuisce che abitare è arduo, ovunque ci si trasferisca, inizia la poesia, nasce la pittura. (Guanciale d’erba, BEAT edizioni)

Foto | Di sconosciuto [Public domain], attraverso Wikimedia Commons


Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.








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