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pubblicato sabato, 10 dicembre 2016 da Eleonora Cocola in Premi letterari
 
 

80 anni senza Luigi Pirandello

Luigi Pirandello (1867-1936)

Luigi Pirandello (1867-1936)

Era il 10 dicembre del 1936 e Luigi Pirandello, il corpo sessantanovenne stremato da due attacchi di cuore e dalla polmonite, si spegneva a Roma. «Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi», queste le sue ultime volontà.

Tante, troppe cose si possono dire in memoria di questo scrittore geniale, capace di passare in scioltezza dal romanzo alla novellistica al teatro, lasciando ogni volta la sua impronta indelebile e unica. Tanto per cambiare, suggerirei agli amanti dell’opera pirandelliana di riscoprire la parte meno esplorata del suo vastissimo corpus, ossia la poesia; oppure di esplorare il Luigi Pirandello intimo – quello ad esempio delle lettere ai famigliari, dove si manifesta più che in tanti altri luoghi letterari la straordinaria e profondissima sensibilità (emotiva, non solo artistica) da cui scaturì la poetica unica nel suo genere.

Invece di parlare dell’indiscusso ruolo di opere come Il fu Mattia Pascal o del sentimento del contrario, vorrei ricordare uno dei miei autori preferiti rileggendo un brano tratto dai Colloquii coi personaggi, in cui si incontrano la poetica del contrario, il concetto di identità come qualcosa che ci viene attribuito dall’esterno e il Pirandello più intimo e commovente, intento ad immaginare di parlare con l’amatissima madre che non c’è più.

Dai «Colloquii coi personaggi» di Pirandello

… Non sono io forse viva sempre per te?

– Oh, Mamma, sì! – io le dico. – Viva, viva, sì… ma non è questo! Io potrei ancora, se per pietà mi fosse stato nascosto, potrei ancora ignorare il fatto della tua morte, e immaginarti, come t’immagino, viva ancora laggiù, seduta su codesto seggiolone nel tuo solito cantuccio, piccola, coi nipotini attorno, o intenta ancora a qualche cura familiare. Potrei seguitare a immaginarti così, con una realtà di vita che non potrebbe esser maggiore: quella stessa realtà di vita che per tanti anni, così da lontano, t’ho data sapendoti realmente seduta là in quel tuo cantuccio. Ma io piango per altro, Mamma! Io piango perché tu, Mamma, tu non puoi più dare a me una realtà! È caduto a me, alla mia realtà, un sostegno, un conforto. Quando tu stavi seduta laggiù in quel tuo cantuccio, io dicevo: “Se Ella da lontano mi pensa, io sono vivo per lei”. E questo mi sosteneva, mi confortava. Ora che tu sei morta, io non dico che non sei più viva per me; tu sei viva, viva com’eri, con la stessa realtà che per tanti anni t’ho data da lontano, pensandoti, senza vedere il tuo corpo, e viva per sempre sarai finché io sarò vivo; ma vedi? È questo, è questo, che io, ora, non sono più vivo, e non sarò vivo per te mai più! Perché tu non puoi più pensarmi com’io ti penso, tu non puoi più sentirmi com’io ti sento! E ben per questo, Mamma, ben per questo quelli che si credono vivi credono anche di piangere i loro morti e piangono invece una loro morte, una loro realtà che non è più nel sentimento di quelli che se ne sono andati. Tu l’avrai sempre, sempre, nel sentimento mio: io, Mamma, invece, non l’avrò più in te. Tu se qui; tu m’hai parlato: sei proprio viva qui, ti vedo, vedo la tua fronte, i tuoi occhi, la tua bocca, le tue mani; vedo il corrugarsi della tua fronte, il battere dei tuoi occhi, il sorriso della tua bocca, il gesto delle tue povere piccole mani offese; e ti sento parlare, parlare veramente le parole tue: perché sei qui davanti a me una realtà vera, viva e spirante; ma che sono io, che sono più io, ora, per te? Nulla. Tu sei e sarai per sempre la Mamma mia; ma io? Io, figlio, fui e non sono più, non sarò più…

Approfondimenti su Luigi Pirandello

Su GraphoMania trovate alcuni approfondimenti su Luigi Pirandello:

Foto | WikiCommons








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Eleonora Cocola

 
Laureata in Lettere Moderne, vivo a Milano dove mi occupo di comunicazione e ufficio stampa. Amante dei libri fin da bambina, la letteratura e l'arte (specie il teatro, che pratico come attrice amatoriale) sono da sempre le mie più grandi passioni.