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pubblicato giovedì, 29 dicembre 2016 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

I sette libri più difficili da scrivere nella storia della letteratura

I libri più difficili da scrivere

I libri più difficili da scrivere della storia della letteratura

Le sfide che uno scrittore deve affrontare quando mette mano al testo non sempre sono quelle che riguardano la tematica della storia. Ci sono da considerare le circostanze che influiscono sulla creatività e sulla fluidità letteraria, per esempio. Un libro può essere complicato o meno, ma questo non lo si può dire certo a prima vista.

Tra l’altro, tra i libri più difficili da scrivere non è detto che ci siano quelli che sono anche i più lunghi. Certo tante pagine (come La scuola cattolica di Edoardo Albinati), tanti personaggi (gli oltre seicento di Guerra e pace di Tolstoj), tematiche complesse (Essere e tempo di Heidegger, per esempio) possono essere un indizio di quanto sia stata lunga la gestazione dell’opera. Ma non sempre questi sono indizi della difficoltà di scrittura del libro.

C’è da dire che i libri più difficili da scrivere nella storia della letteratura, sono quelli in cui gli autori più hanno sofferto per portare a termine il testo e che hanno dovuto confrontarsi con mille difficoltà durante la stesura come malattie, ossessioni, follia e via dicendo.

Alcuni tra i libri più difficili da scrivere nella storia della letteratura

Ernest Vincent Wright, Gadsby (1939)

All’inizio della lista dei libri più difficili da scrivere poniamo Gadsby di Ernest Vincent Wright. Qui fu lo stesso autore a complicarsi le cose perché decise di scrivere tutto il romanzo senza mai usare la lettera «e». Tecnicamente si parla di lipogramma, un testo, cioè, che non contiene mai una determinata lettera. Cosa facile per un testo breve, ma Gadsby ne conta ben cinquantamila di parole…

Jean-Dominique Bauby, Lo scafandro e la farfalla (1997)

Jean-Dominique Bauby era redattore capo della rivista Elle (Francia) e nel 1995 ebbe un ictus. Quando venti giorni dopo recuperò la coscienza si rese conto di essere completamente paralizzato, ad eccezione della sua palpebra sinistra. Era pienamente cosciente, ma anche completamente immobile. È la cosiddetta sindrome locked-in o sindrome del chiavistello.

Nonostante le enormi difficoltà non si arrese e, con la sua mente lucida e un solo occhio, iniziò a lavorare al suo libro Lo scafandro e la farfalla. Durante la notte pensava a cosa scrivere e il giorno dopo il suo infermiere, Claude Mendibil, trascriveva il testo, utilizzando un metodo simile a quello descritto da Alexandre Dumas nel Conte di Montecristo per il personaggio di Noirtier. In pratica l’infermiere recitava l’alfabeto e quando raggiungeva la lettera che componeva la parola, Bauby batteva la palpebra. Il libro Lo scafandro e la farfalla uscì il 7 marzo 1997 e venne accolto in maniera eccellente da critica e pubblico. Ma dieci giorni dopo la pubblicazione il suo autore morì per arresto cardiaco. Dieci anni dopo il regista Julian Schnabel ha realizzato un film dal libro.

Sri Chimnoy, Transcendence-Perfection (1975)

Prima della sua morte nel 2007, il maestro spirituale indiano Sri Chinmoy scrisse circa mille libri, ventimila canzoni e centoquindicimila poesie. Alcuni di questi testi sono scritti nella sua madre lingua, il Bengali, mentre altre in inglese, che era la sua seconda lingua. Le sue poesie hanno vinto numerosi premi e hanno ispirato innumerevoli scrittori e musicisti. Sri Chimnoy era veloce nello scrivere, ma mai come nella notte del 1 novembre 1975 quando scrisse Transcendence-Perfection: ottocentoquarantatré poesie scritte in appena ventiquattro ore.

Come faceva a essere così prolifico? Secondo lui era dovuto alla meditazione. Ebbe a spiegare una volta: «La mente è come il mare. In superficie l’acqua è piena di onde e si muove tutta, ma quando si va nel profondo la stessa acqua è tranquilla, calma e in pace. Ed è lì che possiamo trovare la sorgente della creatività».

Daisy Ashford, I giovani invitati (1890)

Il romanzo sulla società vittoriana di Ashford è considerato un classico della letteratura, oltre ad aver avuto numerose riduzioni teatrali e anche una cinematografica. Lo inseriamo nella lista dei libri più difficili da scrivere perché l’autrice, Daisy Ashford, aveva solo nove anni quando lo scrisse! E le difficoltà che incontrò non dovettero essere poche.

James Joyce, Finnegans Wake (1939)

Joyce terminò il suo romanzo dopo diciassette anni di lavoro, giusto due anni prima di morire, nel 1941. C’è da considerare che in quegli anni Joyce aveva perso gran parte della vista, motivo per cui chiese aiuto al suo amico Samuel Beckett per concludere il testo. Gli propose, infatti, di scrivere sotto dettatura. Questa situazione generò, però, vari problemi nello stabilire il testo finale perché qualunque cosa Joyce dicesse, sia che avesse a che fare con il libro sia che ne fosse estranea, veniva annotata da Beckett che pensava facesse parte della storia. Così, dopo numerose sessioni di correzioni e tante revisioni, Finnegans Wake vide la luce e oggi è considerato il miglior testo di Joyce.

Ernest Hemingway, Scarpe da bambino

Più che un’opera letteraria è un aneddoto. Stando alla vulgata, durante un pranzo Hemingway affermò che poteva creare un racconto completo, con tanto di inizio, sviluppo e finale usando solo sei parole. Nessuno dei commensali gli credette, così iniziarono a puntare dieci dollari sul fatto che non ci sarebbe riuscito. Alla fine lui scrisse la sua storia su un tovagliolo di carta e lo passò a tutti i commensali che ne decretarono la vittoria.

«Vendesi scarpe da bambino, mai usate»: questo è il racconto che, se ci pensate bene, è drammaticamente completo.

Franklin Delano Roosevelt, The President’s Mystery Story (1935)

Vari presidenti USA hanno scritto libri, però solo Roosevelt si è dedicato a scrivere un mystery. Nel 1935 alla Casa Bianca il presidente iniziò a raccontare una storia allo scrittore Fulton Oursler che lo aiutò nello sviluppo e nell’editing. La narrazione ruotava attorno a un uomo chiamato Jim Blake che aveva un lavoro molto noioso e cinque milioni di dollari in banca con cui sognava di fuggire. Ma la storia in sé non aveva alcun senso né lo stesso Roosevelt sapeva dire come mai il personaggio principale avesse tutti quei soldi.

Per provare a cercare una soluzione venne istituita una commissione segreta (il vantaggio di essere presidenti!) di cinque scrittori che avrebbero aiutato Roosevelt a portare avanti il libro. E così alla fine il gruppo riuscì a trovare un senso alla storia nata nella mente del presidente che poi venne pubblicata su una rivista e divenne anche un film nel 1936.

Via | Mental Floss
Foto | Camille Kimberly




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.