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Posted giovedì, 29 dicembre 2016 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

A 90 anni dalla morte ricordiamo Rilke, poeta apolide di lingua tedesca

Rainer Maria Rilke (1875-1926)

Rainer Maria Rilke (1875-1926)

Fu una forma particolarmente dolorosa di leucemia acuta a portarselo via, appena superata la soglia dei cinquanta anni: Rainer Maria Rilke, dopo una vita trascorsa in viaggio e lontano dai Natali di Praga, morirà solo tra le montagne svizzere, il 29 dicembre 1926. Universalmente noto come il più grande poeta di lingua tedesca di tutti i tempi, da noi non è conosciuto alla massa, forse proprio per le sue origini o forse per la complessità di alcune tra le sue tematiche preferite e delle forme poetiche predilette.

Alcune opere di Rilke

Elegie duinesi

Le Elegie duinesi, ad esempio, sono dieci componimenti che coprono un arco di vita e di poetica lungo dieci anni, iniziato nel 1912 presso il castello di Duino, in Italia, e concluso nel 1922 per volontà dello stesso autore (saranno date alle stampe solo l’anno successivo).

Qui il poeta affronta il tema dell’inconsistenza della vita umana e di tutti i sentimenti che essa porta con sé, in particolar modo l’amore, la cui prospettiva sublime è nella realtà falsata dall’esistenza della morte, una presenza eternamente incombente sull’agire umano. Sono già presenti, inoltre, argomenti cari alla poetica di Rilke, quali la denuncia nichilista della morte di Dio (fu l’intima amica Lou Andreas-Salomé a fargli conoscere, anche di persona, Nietzsche), la crisi dell’ideale borghese, l’individualismo dell’uomo moderno inserito nella società occidentale, la condanna del capitalismo e della massificazione soprattutto culturale. La risposta a tutti i mali del mondo, per Rilke, è la creazione artistica, che il narratore scopre, però, proprio in punto di morte, quando la vita non gli sembra tutto sommato più così inconsistente e capisce che i sentimenti valgono la pena essere vissuti.

Sonetti a Orfeo

Tutti questi temi verranno in parte ripresi e in parte superati nei Sonetti a Orfeo, che delle precedenti elegie sono una specie di contraltare: scritti in sole tre settimane e proprio in quel 1922 in cui alle elegie Rilke mise un punto. Alla caducità dell’essere umano, ala minaccia della morte incombente, nei cinquantacinque componimenti il poeta risponde con un’inattesa accettazione della realtà e della sua repentina mutevolezza, dell’ineluttabilità della sorte e della finitudine della vita stessa.

I quaderni di Malte Laurids Brigge

Gli scritti di Nietzsche e le riflessioni sulla ricerca dell’individualità, il significato della morte e della vita mano a mano che la sua fine si avvicina, influenzano anche il primissimo Rilke, quello che nel 1910 pubblica un romanzo dal titolo I quaderni di Malte Laurids Brigge, alter ego del poeta. È la storia di un giovane danese con velleità artistiche che un giorno di tarda estate si trasferisce a Parigi stabilendosi nel Quartiere Latino. È una città cupa e solitaria, che sta per affacciarsi all’orrore della prima Guerra Mondiale, quella che si presenta agli occhi del giovane, che la percorre in lungo e in largo, nei suoi vicoli come nelle sue avenue, alla ricerca di un senso che forse, proprio come il nostro Rilke, non troverà mai.

Rilke, la religione, la presenza di Dio

Sempre in equilibrio tra prosa e poesia, la produzione di Rilke risentì molto del simbolismo francese, ma anche dell’espressionismo tedesco, mentre dal punto di vista tematico ci resta da citare la religione e la presenza di Dio. Il poeta parte dalla profonda fede cattolica che animava la sua famiglia, per arrivare alla concezione di un Dio panteistico che si trova in ogni cosa popoli l’universo, così che la fede si trasforma in un’esperienza di carattere lirico-simbolico capace di trasporre il trascendente nell’immanente. Perciò, in un mondo dove Dio è ovunque e senza Dio, non stupisce che l’uomo sia senza casa o senza patria: è questo il ritratto tragico dell’uomo moderno, privo delle sue certezze basilari ed estremamente sofferente a causa di questa perdita.

Una poesia di Rilke

Due coppe; e l’una che sovrasta l’altra,
erette entrambe su la tonda vasca
di pietra – antica. Defluisce l’acqua
pacatamente, dal superno labbro,
su l’acqua che, di sotto, attende e posa.
E questa tace, mentre l’altra parla
un chioccolìo sommesso, e guarda il cielo,
che con dischiusa mano, in gran mistero,
quella le svela, di tra’l verde e il bujo,
come una occulta sconosciuta cosa.

Entro la coppa, placida s’espande,
cerchio da cerchio, senza nostalgia.
Solo, a volte, trasogna; e s’abbandona
lungo i penduli muschi, a goccia a goccia,
sino all’infimo specchio che, tranquillo,
svaria d’ombre e di luci – e risorride.

Un pensiero di Rainer Maria Rilke

Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare, ma per noi che sappiamo anche la brezza sarà preziosa.

Foto | WikiCommons




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.