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pubblicato domenica, 1 gennaio 2017 da Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

A 250 anni dalla nascita di Maria Edgeworth, scrittrice acuta e caparbia

Maria Edgeworth (1767-1849)
Maria Edgeworth (1767-1849)

Un ritratto di John Downman ci mostra Maria Edgeworth (1767-1849) avvolta in una cuffia dal grande e grazioso fiocco azzurro. Lo sguardo nocciola e il volto giovane, finemente cesellato sotto i riccioli bruni, rivelano l’indole acuta e caparbia della scrittrice anglo-irlandese. Un carattere deciso e indipendente che la portò a rifiutare un marito titolato (e di cui si mormorava fosse perdutamente innamorata) per dedicarsi anima e corpo sia alla letteratura che alla complessa amministrazione del patrimonio paterno. Nei suoi libri (e qui citiamo i titoli più celebri come Se nasce femmina, Il castello di Rackrent e Harrington) Maria Edgeworth affrontò – animata sempre da una visione piuttosto progressista – importanti tematiche sociali, incluso il ruolo della donna nella società del periodo. Storie e vicende, dove imperava un codice morale e l’azione indegna veniva immancabilmente stigmatizzata. Messa impietosamente sotto accusa.

Nel corso della sua lunga vita (la scrittrice si spense ultraottantenne a Edgeworthstown) trovò anche occasione di viaggiare, visitando, oltre naturalmente l’Irlanda, dove il padre aveva una grande tenuta, anche paesi come Francia e Belgio. Conobbe vere e proprie celebrità del periodo come Lord Byron, già in odore di scandalo, e Walter Scott con cui strinse invece una lunga e fruttuosa amicizia, tanto da fargli poi visita nella sua casa di Abbotsford in Scozia. Enorme fu anche il suo sforzo durante la catastrofica carestia che colpì l’Irlanda; encomiabile il suo tentativo di raccogliere fondi e aiutare così i contadini che abitavano nelle sue proprietà.

Qui di seguito, giusto per assaporare lo stile della scrittrice, l’incipit di Se nasce femmina, il suo primo lavoro pubblicato nel lontano 1795 (traduzione di Chiara Vatteroni):

Mi congratulo con Voi, caro amico, per la nascita di vostra figlia; e vorrei che qualcuna delle fate dei tempi antichi fosse nei pressi per dotare madamigella di salute, ricchezza, arguzia e bellezza. L’arguzia – io indugerei a lungo prima di accettare questo dono per una ragazza – voi non indugereste affatto.
Sapendo che siete dell’opinione che è l’istruzione – certo più di quanto non sia di competenza delle fate – a elargire i doni della mente; e poiché vi ho sentito affermare che l’istruzione dovrebbe essere iniziata il più presto possibile, ho fretta di offrivi la mia opinione, nel timore che il mio consiglio giunga troppo tardi.

Foto | By John Downman (1750-1824) [Public domain], via Wikimedia Commons




Giorgio Podestà

 

Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).