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pubblicato domenica, 1 gennaio 2017 da Graphe.it in I nostri libri
 
 

Un secolo accelerato: una poesia di Grigore Vieru per Capodanno

Felice anno nuovo con la poesia «Un secolo accelerato» di Grigore Vieru
Felice anno nuovo con la poesia «Un secolo accelerato» di Grigore Vieru

Felice anno nuovo! Vi auguriamo che il 2017 sia un anno in cui si realizzino i vostri desideri e che sia anche l’inizio per una nuova stagione per tutti, in ogni senso.

La poesia che abbiamo scelto per gli auguri di Capodanno è di Grigore Vieru (1935-2009) ed è un po’ particolare. Non parla di nuovo anno, non fa auguri ma si sofferma sul tempo che passa, sul fatto che si è sempre di corsa e distratti. Fino alla domanda: «Dove vai, pianeta, così accelerato, così distratto?».

La poesia è tratta dall’antologia Orfeo rinasce nell’amore e la traduzione è di Olga Irimciuc.

Un secolo accelerato

Piove,
e il mio ombrello
si trova in un altro filobus.
Qualcuno dimentica l’ombrello,
qualcun altro, i guanti. Un altro,
la porta aperta. Taluno,
la tramontana aperta.
A qualcuno, dal piano superiore,
gocciola in testa l’acqua bollente.
A un altro, la sporcizia.
In un negozio,
una signorina dimentica la sua fortuna
avvolta nella carta stagnola.
Un chirurgo dimentica la forbice
nel mio addome.
Dei costruttori
dimenticano di finire una strada.
Un commesso
dimentica di restituirci il resto.
L’eco si dimentica come rispondere,
dice: bau-bau! invece di: hei-hei!
La menzogna dimentica da dove viene
e sostiene di venire dal paradiso,
l’indovinello dimentica la soluzione,
il pazzo, quello che ha domandato.
Qualcuno si dimentica il boccone in bocca,
qualcun altro, la bocca nel boccone.
Taluno è istruito,
ma dimentica di avere anche la fortuna.
Un poeta dimentica di nascere,
un boia, di morire.

Piove,
e il mio ombrello si trova in un altro filobus,
un cuore giovane dimentica di battere,
uno stivale
dimentica di spostare gli sproni
dalla palma della foglia caduta.
Qualcuno va a letto
con il petto vuoto,
dimenticando fuori il suo cielo,
un altro impugna la spada con le mani,
stringe la sua punta tagliente,
dimenticando che è scoperta.
Qualcuno dimentica l’inizio di una canzone.
Un altro, delle parole. Qualcun altro
dimentica la madre.

Piove,
e il mio ombrello
si trova in un altro filobus.
Taluno dimentica di togliere gli occhi da un altro.
Qualcun altro, l’orecchio dalla porta.
Uno dimentica dove sta andando. Un altro,
da dove arriva.
La bocca si dimentica del cuore.
L’idea – di chi l’ha generata.
Qualcuno dimentica nel cuore di Hiroshima
una bomba atomica,
un altro dimentica di uscire dalla caverna.
Si dimentica una promessa,
un giuramento.
Alcuni fiori
dimenticano di uscire,
alcune sorgenti dimenticano di correre.
Dove vai, pianeta,
così accelerato,
così distratto?

Foto | Alex Holyoake


Graphe.it

 
“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)








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