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pubblicato domenica, 8 gennaio 2017 da Luigi Milani in Recensioni
 
 

Per pura passione, la grande mostra che il Maxxi di Roma dedica a una donna vera, Letizia Battaglia

Letizia Battaglia. Per pura passione
Letizia Battaglia. Per pura passione

Reduci come immagino sarete anche voi da pranzi e cene forse più che abbondanti, tipici di questo periodo vacanziero, potreste fare una passeggiata al coperto, visitando una bella mostra. Come quella inaugurata al Museo Maxxi di Roma lo scorso 24 novembre 2016 e attiva sino al 17 aprile 2017, dedicata a Letizia Battaglia, la grande fotografa palermitana.

Il titolo dell’esposizione è quanto mai adatto, Letizia Battaglia. Per pura passione. Rende bene lo spirito che ha caratterizzato quarant’anni di attività di una donna indomita e impegnata su più fronti.

Letizia Battaglia – verrebbe davvero voglia di dire che mai come nel suo caso il detto Nomen Omen suoni calzante – attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica si è resa infatti testimone partecipe e vibrante di interi decenni di vita e società. Non a caso ha ottenuto sul campo la scomoda e pericolosa qualifica di “Fotografa della mafia”, rischiando di continuo la vita. Ha ripreso le proteste di piazza a Milano degli anni Settanta, i molteplici e contraddittori volti della sua Sicilia, dagli abusi edilizi ai ben noti, efferati omicidi mafiosi di figure chiave come Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Ma Letizia Battaglia non è figura facile da ridurre all’interno di una sia pur calzante definizione. Lei stessa di sé dice: «Sono una persona, non una fotografa».

Artista e intellettuale a tutto tondo, ha affiancato all’attività editoriale anche il ruolo di regista teatrale, senza trascurare l’impegno civile e politico in prima persona, come consigliere e assessore comunale a Palermo con la giunta Orlando. È stata deputata all’Assemblea Regionale Siciliana e vice presidente della Commissione Cultura.

In quest’ultimo ruolo si è impegnata a fondo per combattere a modo suo la mafia, nel tentativo di intervenire sul fronte culturale e su un certo tipo di mentalità filo mafiosa da combattere con tutte le sue forze, incurante del pericolo.

Indicativa in tal senso l’esposizione di una vecchia lettera anonima di minacce scritta in stampatello, sgrammaticata ma assai esplicita, nella quale la Mafia dichiarava che la sentenza definitiva sulla fotografa era stata emessa e che la Battaglia doveva abbandonare Palermo per sempre.

All’epoca la fotografa, oggi ottantaduenne, lavorava a L’Ora, un giornale di denuncia. Ma, allora come anche in seguito, nel corso della sua lunga attività, Letizia Battaglia non si è mai lasciata intimidire, proseguendo anzi la sua opera con sempre maggior determinazione e convinzione. Non sempre compresa neanche dai colleghi, spesso invidiosi o peggio pavidi, non si è però mai fossilizzata nel fotografare solo morti atroci, ma anche la bellezza segreta della sua Palermo.

Di recente si è resa protagonista dell’istituzione a Palermo del Centro Internazionale di Fotografia e dei cantieri culturali della Zisa. Non solo, ha prestato la sua opera come volontaria assieme alle figlie in favore dei malati psichiatrici.

La mostra del Maxxi, curata da Paolo Falcone, Margherita Guccione e Bartolomeo Pietromarchi, sorprende per ricchezza di contenuti e sistematica. Comprende infatti più di duecento scatti, provini e stampe d’epoca inedite tratti dall’archivio storico della fotografa, insieme a riviste, pubblicazioni, film e interviste.

Molto bella e d’effetto la grande installazione Anthologia, che raccoglie un’ampia selezione di oltre centoventi foto in file e file di pannelli sospesi e collocati simmetricamente in una sala tanto vasta quanto spoglia, a evidenziare l’efficacia e la forza, nonché la maestria tecnica delle immagini riprese dalla grande fotografa. Oltre ai protagonisti più o meno noti della storia recente troviamo immortalati uomini, donne e bambini comuni; i luoghi della cronaca, gli scorci della città popolare e quelli della nobiltà palermitana, in un alternarsi che scuote e rivela la poliedricità dell’approccio di Letizia Battaglia fotogiornalista.

Un esempio della capacità introspettiva di Letizia sono i ritratti, a dir poco strepitosi, che fece a Pier Paolo Pasolini nel corso di un convegno nel novembre 1972 a Milano. Rendono in maniera così intensa da risultare quasi struggente il tormento interiore e la bellezza del grande intellettuale.

Sul fronte multimediale, segnalo due filmati che mostrano Letizia Battaglia in conversazione con il regista e sceneggiatore Franco Manesco e intervistata dal celebre giornalista, anch’egli impegnato sul fronte delle inchieste su mafia e camorra, Joe Marrazzo (padre di Piero, giornalista e politico).

Non è esagerato affermare che la visione di tutto questo materiale – foto, video, lettere, copertine di riviste e giornali – riesce a ricostruire perfettamente la storia degli ultimi quarant’anni del nostro bizzarro Paese. Una ricostruzione puntuale, ma caratterizzata sempre da una grande umanità e da un atteggiamento di costante lotta alla Mafia e al malcostume, come quando si rifiutò di scattare le foto di Giovanni Falcone, Borsellino e Boris Giuliano atrocemente assassinati.

Una mostra da non perdere, dunque, non solo per gli appassionati di fotografia, ma anche e direi soprattutto per chi voglia meglio comprendere la storia recente del nostro Paese.

Letizia Battaglia. Per pura passione
24 novembre 2016 – 17 aprile 2017
Maxxi – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo
Via Guido Reni, 4/A
00196 Roma


Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma.Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.








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