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Posted domenica, 15 gennaio 2017 by Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Un ricordo di Helle Busacca

Helle Busacca (1915-1996)
Helle Busacca (1915-1996)

Il suo lamento è antico eppure ultra-moderno. Un incatenarsi terribile e sublime di parole che montano un’invettiva contro il crudele mondo degli uomini. Contro quell’ingiustizia che ingrassa i tracotanti senza scrupoli, innalza falchi e avvoltoi e abbatte gli innocenti, le disorientate colombe, i puri di cuore. La voce migliore di Helle Busacca (1915-1996) è tutta nella sua opera più celebre, più dura, dedicata al fratello Aldo, ingegnere di fama internazionale, morto suicida nel 1965. Anno che segna una svolta tragica, ma fondamentale per l’opera della Busacca.

Tuttavia il talento della poetessa siciliana ha origini più lontane. Il suo esordio risale, infatti, al 1949 con l’apparizione presso Guanda della sua prima raccolta poetica Giuoco nella memoria. Imbevuta di cultura classica, radicata in una terra che fu splendida culla della Magna Grecia, Helle Busacca proprio nella sua opera più riuscita – I quanti del suicidio – innalza la sua voce più tragica, quel volo nero che illumina la pagina, dando sfogo a un’ira ora violenta e arrochita, ora malinconica e struggente. Un’ira antica da eroina greca, scesa agli inferi della vita, dove con la sola forza straziata della propria poesia fronteggia il destino ingiusto, il cielo vuoto, l’amore che non c’è.

Un grande talento, il suo, che pur tra tanti plausi e incoraggiamenti da parte di nomi di primo piano della nostra letteratura, inclusi Carlo Bo, Mario Luzi e Vittorio Sereni, rimase misconosciuto, ai margini, lontano.

Una poesia di Helle Busacca

A I quanti del suicidio, pubblicato per la prima volta nel 1972, affidiamo il nostro congedo. Questo nostro piccolo, ma sentito omaggio a Helle Busacca.

C’è anche
la morte.
Non la feroce
che ci strappa quelli che amiamo
ci nega questo inutile sole
ma quella che offre un asilo
dagli assassini, dai mostri
lei sola come era nostra madre
di cui mi dicesti fra i singhiozzi
in uno dei tuoi ultimi giorni:
«CREDI CHE SE CI FOSSE
NOSTRA MADRE, SAREI
RIDOTTO COSI’?»
ed ha sentito,
la madre, la morte, ed è accorsa.
Vieni, Aldo, vieni, Aldo. E che le carogne
imputridiscano con le carogne,
che hai a fare con esse?
E alla voce
tu hai aperto le braccia, in un volo.

Foto | Particolare della copertina de «I quanti del sucidio» di Helle Busacca nelle edizioni Elliot




Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).