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pubblicato lunedì, 16 gennaio 2017 da Anna Wood in Mondolibri
 
 

«Nessuno come noi» di Luca Bianchini: cronaca di una presentazione sull’onda delle emozioni

Luca Bianchini presenta il suo romanzo «Nessuno come noi» al liceo Majorana di Moncalieri, in cui la storia è ambientata
Luca Bianchini presenta il suo romanzo «Nessuno come noi» al liceo Majorana di Moncalieri, in cui la storia è ambientata

Tornare, dopo decenni, nel liceo in cui hai studiato è sempre un’esperienza di quelle catartiche e devastanti. Se non ti viene il magone e non versi almeno una lacrimuccia quando entri nell’atrio dove venivano appesi i tabelloni «Promossi e bocciati» e dove negli anni Ottanta ci si radunava per decidere se partecipare o meno a qualche sciopero, allora non sei umano.

Non riesco nemmeno a immaginare cosa abbia potuto provare Luca Bianchini, alunno della sezione terza G nel 1987, quando, entrando da una porta laterale dell’auditorium del Liceo Majorana di Moncalieri si è trovato di fronte una folla di persone sedute ovunque, come a un concerto degli anni Settanta. Gradini trasformati in scomode sedute, gente in piedi schiacciata come acciughe sotto sale in latte da cinque chili, persone che fuori dal cancello si accapigliavano per entrare a suon di «lei non sa chi sono io» (giuro!). Ogni minimo spazio vitale era occupato. Aspettavano lui, lo scrittore che aveva frequentato quel Liceo e che con tanta costanza, determinazione e sacrifici era «arrivato».

L’auditorium stava letteralmente «scoppiando»: amici, parenti, vecchi liceali, giovani liceali, bambini curiosi e qualche cariatide. Mancavano solo i licaoni per fare colore.

Un attimo emozionato, è stato accolto sul palco dal suo amico di sempre il regista Marco Ponti, che anni e anni fa ha «switchato on» il Bianchini scrittore… ma questa è un’altra storia che dovrete cercare su Google.

Ponti gli ha fatto da maestro Yoda, aiutandolo a tenere a bada l’«emusiun», così come la Fata Madrina, Luciana Littizzetto, l’ha bacchettato affettuosamente.

Come Luca Bianchini abbia fatto a non lacrimare come le fontane di piazza C.L.N., davanti a tutte quelle persone resta un mistero: sicuramente era fresco di una lezione di Power Yoga o di un aperitivo bello carico.

Da vero scrittore, con un pizzico «showman», ha preso il microfono ed è partito in quarta come un Pajero (per restare in tema) senza fermarsi, passando sopra la propria emozione e facendoci rotolare dal ridere, senza dimenticare di farci anche commuovere con il racconto dei suoi e nostri anni Ottanta:

La sfida di questa storia è riuscire a raccontare piccoli momenti che poi ti restano nel cuore, perché se sei di Nichelino certe cose restano.

Il nuovo romanzo di Luca Bianchini

Raccontava di Cate, Spagna, Vince e Romeo protagonisti del suo nuovo romanzo Nessuno come noi (Mondadori) e, parallelamente, della sua vita da liceale alle prese con pullman blu sempre in ritardo, interrogazioni a sorpresa, feste in discoteca per i diciotto anni di qualche ricco compagno di classe dove era obbligatorio la «black tie», e la gita scolastica che si aspettava tutto l’anno.

Tutti noi ci siamo ritrovati in quella istantanea che, sbiadita dagli anni, riprendeva man mano colore. E ridevamo ricordando altri momenti, solo nostri, vissuti al liceo.

Ho terminato il libro subito dopo la presentazione in quello che è stato anche il mio liceo, e sono certa che il messaggio sia quello che le amicizie e le esperienze di quegli anni siano quelle che non potrai mai dimenticare.

Che tu abbia frequentato il liceo, o qualsiasi altra scuola, in un periodo in cui non esistevano gli smartphone o oggi in cui essere connessi è la norma, quello che non cambierà mai sono i legami che si creano. Legami forti che non dipendono dall’evoluzione tecnologica o altro ma solo dall’esperienza scolastica vissuta.

Le amicizie di quegli anni prescindono da qualsiasi altro evento che non sia essere semplicemente compagni di classe, condividere interrogazioni ed essere innamorati della stessa ragazza/o.

Sono grata a Luca Bianchini per aver scritto questo libro per due motivi: in primis perché ho ritrovato i luoghi e i personaggi della mia adolescenza. E poi perché la sua presentazione è stata l’occasione per ritrovare alcuni miei compagni di classe con i quali è bastato un attimo per tornare ad essere quello che eravamo.

Emozioni forti.

Foto | Anna Wood


Anna Wood

 








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