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pubblicato venerdì, 27 gennaio 2017 da Mariantonietta Barbara in Poesia e dintorni
 
 

Giorno della memoria 2017: le scarpine rosse di Joyce Lussu

Giorno della memoria 2017: le scarpine rosse di Joyce Lussu
Giorno della memoria 2017: le scarpine rosse di Joyce Lussu

Per il Giorno della memoria 2017, che cade oggi 27 gennaio, proponiamo una poesia di Joyce Lussu (1912-1998) tratta dal suo libro Inventario delle cose certe (che ha visto la luce lo stesso anno in cui è morta) a cui facciamo seguire un nostro commento.

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
Schulze Monaco
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald

servivano a far coperte per i soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio
per la domenica
a Buchenwald

erano di un bimbo di tre anni
forse di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono

c’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole…

Giorno della memoria 2017: una riflessione

Poesie importanti come questa, sono ormai entrate a far parte dei luoghi comuni della memoria. Ci lasciamo straziare da un paio di scarpette rosse, come è giusto che sia, ma concentriamo il nostro sguardo solo su quelle. Se solo osassimo spostarlo da quei versi e da quell’immagine, cosa accadrebbe?

Non potremmo più collegarci alla nostra pagina Facebook e decidere se dare cinque euro ai terremotati o ai rifugiati. Non potremmo più evitare di dare quei cinque euro perché ci sentiamo brave persone già solo nel trollare in post che ci raccontano quello che accade oggi a molti bambini.

Non avrei mai pensato che la memoria potesse svolgere questa funzione. Non avrei mai pensato che potessimo delegarle il ruolo di pacificatrice delle nostre pseudo coscienze. Quella voce interiore che ci dice che tutti i bambini sono uguali e che saremmo degli sciacalli a considerarli un fastidio quando approdano sulle nostre coste, tace immediatamente in presenza di una giornata ufficiale. Abbiamo commemorato, abbiamo fatto il nostro dovere.

I bambini affondati oggi con i barconi, quelli scomparsi misteriosamente nel tragitto, quelli morti per il freddo? Non è una nostra responsabilità. Che ci pensino gli altri. Che ci pensino gli altri, come avvenne in anni non troppo lontani e non solo alle porte di casa nostra, ma proprio da noi, durante i rastrellamenti. Che ci pensino gli altri. A noi basta condividere un meme, per sentirci (miserevolmente) migliori.

Foto | tbertor1 via Visual hunt / CC BY-SA








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Mariantonietta Barbara

 
Editore digitale con il marchio Lazy BOOK e web writer, ha vissuto in Puglia, a Roma e in Veneto, dove risiede. Ha scritto per diverse testate di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.