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pubblicato lunedì, 6 febbraio 2017 da Roby in Mondolibri
 
 

Apre a Roma una nuova libreria indipendente: ecco a voi «I trapezisti»

Scatti dalla libreria «I trapezisti» di Roma
Scatti dalla libreria «I trapezisti» di Roma

Sono quattro amici al bar, tra boccali di birra e calici di vino, oppure somigliano a un’uscita a quattro, con altrettante chiacchiere in un salotto circondato, ovviamente, da libri. Quando si entra da I trapezisti, la nuova libreria indipendente che ha inaugurato pochi giorni fa a Roma – nel quartiere Monteverde – l’atmosfera cambia continuamente e le suggestioni che si vivono sono molte, perché molte sono le anime che hanno dato vita a questo progetto, e precisamente quattro: Maurizio, Barbara, Claudio e Martina (in ordine sparso), diversi in tutto, nei lineamenti, nelle personalità, negli accenti. Quattro destini che si sono incrociati in questo castello composto da una prima sala piena di scaffali e una seconda, più grande, per le attività. Li abbiamo incontrati per voi.

Libreria «I trapezisti»: l’intervista

Avete chiamato la libreria «I trapezisti»: significa che in tempo di crisi – e di crisi libraria ancora di più – farete i salti mortali per tenere aperto?
Claudio: «Qualunque libraio ormai fa i salti mortali, anche perché deve fare da ufficio stampa, organizzatore di eventi… insomma, tanti mestieri non suoi che spesso è difficile conciliare…».

Martina: «Il nome della libreria inoltre richiama l’idea del volo, e cosa più dei libri, fa volare? Io lo intendo anche come lo slancio verso l’alto per la realizzazione di un sogno, ma mi piace anche l’idea che implica dell’affidarsi uno all’altro, del lavorare insieme affinché il numero riesca».

Barbara: «E poi dietro c’è anche una storia. Io sono appassionata dei tarocchi di Osho, che nei momenti importanti della mia vita mi trovo a interrogare. Quando stavamo prendendo le decisioni che ci avrebbero portato ad aprire questa libreria, ho pensato che interrogandoli avrei trovato una carta che si chiama “La totalità” che invita a fare attenzione in particolari circostanze che potrebbero rivoluzionarti la vita e che rappresenta tutto questo con esercizi al trapezio. Poi quando abbiamo visto questo locale che era un ex negozio di giocoleria con i trapezi appesi al soffitto ho pensato quasi che fosse un segno!».

Se entro dai Trapezisti cosa certamente trovo e cosa, invece, non troverò mai?
Claudio: «Troverai sempre gli editori indipendenti; il nostro obiettivo è valorizzare i piccoli, anche se dobbiamo limitare la grossa distribuzione. Mi spiego: il titolone lo trattiamo, magari su ordinazione, perché per noi è uno spiraglio per entrare in comunicazione con il lettore e fargli conoscere anche altre cose».

Barbara: «Vorrei aggiungere che valorizziamo i piccoli editori perché, proprio come noi piccoli librai, hanno investito molto sul proprio lavoro. Le altre cose qui si trovano, ma in un modo diverso che nelle librerie di catena: solo titoli che selezioniamo noi, anche grandi autori, ma non quelli che pubblicano solo per fare cassa… non so se mi spiego…».

Come vi ponete nei confronti della concorrenza, penso proprio a quella delle grandi catene?
Maurizio: «Non siamo in competizione, semplicemente perché abbiamo una visione diversa del mondo del libro. Io personalmente non sarei qui se non avessi fatto il percorso di Satellitelibri, il software gestionale che ho messo gratuitamente a disposizione della categoria e che oggi utilizzano 108 editori e che consente loro di lavorare in conto-deposito e senza intermediari. A un certo punto mi sono reso conto che il problema di questo settore era la struttura della grande distribuzione – che tra l’altro spesso coincide con la grande editoria in un evidente conflitto di interessi – e mettendo a frutto il mio background da matematico e il mio passato da analista programmatore ho deciso di fare qualcosa».

Barbara: «E poi i piccoli editori e i piccoli librai investono molto negli autori, mentre i grandi non rischierebbero nulla neppure per una grande firma! Io credo che la grande editoria abbia anche perso fascino agli occhi dei librai: pubblicano solo thriller, polizieschi… dov’è finito, ad esempio, il romanzo sudamericano? Di contro c’è da dire che gli autori che si affidano ai grandi editori hanno grandi possibilità di crescere professionalmente perché vengono curati dai migliori editor sul mercato».

Maurizio: «Considera che in Italia i grandi editori sono più o meno quattro; i piccoli 2200. In questa libreria, quindi, ci piace dar voce al 97% del panorama culturale italiano che spesso fa fatica a trovare spazi. Un’altra cosa che vogliamo combattere è il fatto che ormai in libreria un titolo lo trovi per due mesi e poi basta, mentre il libro per sua natura dovrebbe essere un oggetto eterno! A me, ad esempio, dà fastidio quando entrano e mi chiedono le ultime novità; io rispondo: tutto quello che non hai mai letto per te è una novità!».

Oltre ai libri qui si vendono anche birre e vini: un amore per i caffè letterari di una volta o per la sopravvivenza è assolutamente necessario diversificare?
Martina: «Io e Claudio avevamo una libreria in cui vendevamo birre artigianali e addirittura vinili, così abbiamo riportato questa nostra passione qui, dove abbiamo trovato Maurizio che è sommelier. Per ora vendiamo in bottiglia, ma vorremmo organizzarci per la mescita e in progetto c’è anche la realizzazione di un piccolo caffè».

Avete in programma anche eventi collaterali a libri e bevute?
Martina: «Ovviamente presentazioni di libri alla presenza degli autori e molto particolare è il ciclo delle ‘ibride cene’, un format ideato dallo chef amico Fabio Mendolicchio che organizza cene espresse su un tema letterario oppure alla scoperta di un libro specifico. Poi anche gruppi di lettura, corsi e laboratori per bambini».

Secondo le statistiche, infatti, i maggiori lettori italiani sono proprio i bambini. Qualche idea in cantiere per loro?
Maurizio: «Viaggiamo molto in quella direzione, è fondamentale sia dal punto di vista economico, sia perché lo vediamo come un investimento, un diktat morale. Faccio questo mestiere da 15 anni e le soddisfazioni più grandi sono conoscere giovani laureati utili alla società che ho incontrato la prima volta quando i genitori da piccoli li portavano in libreria lamentandosi che non leggevano abbastanza».

Barbara: «In particolare stiamo organizzando laboratori per bambini anche di natura non umanistica. Ad esempio ne abbiamo pensato uno che si chiama “Illusioni matematiche” e insegnerà la fisica attraverso… la magia, e poi laboratori artistici, storici, musicali…».

Presentatevi in poche parole: cosa facevate fino ad oggi e visto che d’ora in poi farete i librai, cosa significa per voi questo mestiere?
Maurizio: «Ho già parlato del mio passato, aggiungo solo che a un certo punto, mentre lavoravo in azienda, ho sentito il bisogno di aprire qualcosa di mio e sono entrato nella libreria di Barbara sognando, però, di aprire un’enoteca. Alla fine sono rimasto in libreria e poi è venuta l’avventura di Satellitelibri, che ora porto avanti per evitare la strage delle piccole librerie indipendenti. Oggi sconsiglierei a chiunque di fare questo mestiere, noi ci siamo dentro proprio grazie all’esperienza di Satellite, alla rete che abbiamo creato. Voglio cambiare le cose, ormai è la mia battaglia e per combatterla non potevo comunque non stare anche fisicamente dentro una libreria».

Martina: «Io ero un’attrice di teatro e a volte mi capita anche da libraia di avere scambi con i clienti su questo genere letterario. Sono la più giovane dal punto di vista dell’esperienza tra i libri, quindi mi considero prima di tutto una lettrice curiosa e appassionata. Credo sia un mestiere, questo, in cui non si arriva mai e c’è sempre da imparare; per me significa accogliere le persone, parlarci e capire cosa vorrebbero davvero leggere, cosa cercano».

Consigliatemi un libro tra le grandi uscite del 2017 e una chicca senza tempo…
Martina: «Dipende dalle persone, non c’è un libro perfetto per tutti, ma uno stesso libro a ognuno di noi può dire cose diverse. Io personalmente credo che esistano libri in qualche modo universali, cioè in grado di parlare a tutti, ma secondo alcuni non è così».

Il vostro libro preferito, quello che vi ha reso quelli che siete?
Claudio: «Posso citarne due che mi hanno dato tanto. Dieci dicembre di Saunders, una raccolta di racconti incredibile, e Padre di Dio di Driessen che racconta un Dio umano che ha addirittura un cane e una governante e fa Dio solo per lavoro. Leggendolo credo di aver provato tutte le emozioni possibili».

Martina: «Sicuramente Il sogno di Strindberg che ho portato spesso in scena quando facevo l’attrice e ho quindi scandagliato profondamente: amo la sua dimensione onirica, i personaggi che si sdoppiano… E poi Le notti bianche di Dostoevskij, un autore che avevo avvicinato a scuola ma dal quale ero fuggita riscoprendolo più tardi con quest’opera che mi ha letteralmente… liquefatta!».

Barbara: «Mah, direi che ogni età ha i suoi libri, io ora cambio sempre, ma essendo laureata in Lettere ho un bagaglio piuttosto consistente. A vent’anni avrei risposto tutta la letteratura francese.

In questo quartiere di Roma – Monteverde– in effetti mancava un posto come il vostro, con aspirazioni da luogo di aggregazione per grandi e piccini. Perché proprio qui?
Martina: «Barbara e Maurizio sono stati i primi a visionare questo locale che poi è piaciuto molto a tutti perché la sala posteriore così ampia ci permetterà di svolgere diverse attività. Ci siamo resi conto che questa parte della città è piuttosto sguarnita di librerie nonostante il livello culturale alto e in effetti il quartiere ci ha accolto e sta rispondendo bene alle nostre proposte. Penso che lo vivremo appieno d’ora in poi…».








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Roby