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pubblicato martedì, 7 febbraio 2017 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Intervista a Giuliano Scavuzzo, autore de «Il marchio perduto del templare»

Giuliano Scavuzzo e il suo romanzo «Il marchio perduto del templare»
Giuliano Scavuzzo e il suo romanzo «Il marchio perduto del templare»

Il marchio perduto del templare è un romanzo di Giuliano Scavuzzo, ambientato nella Roma di papa Innocenzo III (pontefice dal 1198 al 1216). Un romanzo dalle atmosfere alla Assassin’s Creed, con precisi riferimenti storici che poi si allargano nel mondo del fantasy. Tra cavalieri Templari votati al male, tradimenti, streghe, demoni e preti la storia si svolge con molti colpi di scena e, all’orizzonte, la vita di due piccoli gemelli.

Ci siamo intrattenuti con l’autore, Giuliano Scavuzzo, e abbiamo indagato su alcuni aspetti de Il marchio perduto del templare.

Intervista a Giuliano Scavuzzo

Secondo Lei, perché il Medioevo, e i Templari in particolare, continuano ad affascinare ancora oggi?
I templari evocano un passato misterioso che si è snodato nei secoli trasformandosi in altro, come la Massoneria. Sono monaci-guerrieri, la somma di due elementi che permeano la nostra cultura da sempre: la guerra e la religione. Ma credo che, più di tutto, rappresentino per l’uomo una speranza, una forza nascosta che tenta in tutti i modi di difendere ciò che è puro e degno nel Mondo.

Ne Il marchio perduto del templare viene data importanza alla parola in sé. Mi riferisco, per esempio, all’invocazione del demone Bathin (è sufficiente pronunciarne il nome per esserne posseduti), o alla potenza della parola durante il rituale con Asmodeus nel Colosseo, o ancora alla presenza di alcune citazioni in latino. Quando scrive, come affronta il processo che La porta a scegliere determinate parole e non altre?
Scrivere un libro è un’esperienza che segue, nel mio caso, un flusso. Ho l’idea di base nella mia mente e i personaggi: scrivo per sapere come va a finire (cit.). La scelta di una parola o di un’altra è naturale, una sorta di metodo Stanislavskij: vivo la storia. Ho anche un taccuino nel quale appunto una serie di vocaboli «tipici» che ho preventivamente ricercato. Alcuni li utilizzo, altri no, ma aiutano a entrare nel mood giusto per quel tipo di romanzo.

Torna spesso il tema della sorpresa e del sorprendersi nel suo romanzo: all’improvviso sbuca qualcuno alle spalle, ci si trova dinanzi a qualcosa (o a qualcuno) che non ci si aspettava e via dicendo. Le chiedo: cosa sono per Lei la sorpresa e la meraviglia?
Sono l’essenza di una vita interessante. Ho viaggiato per il mondo, vissuto all’estero, fatto decine di lavori per il piacere di meravigliarmi ogni volta. Secondo me un lettore vuole anche questo: sorprendersi. La vita moderna è scandita dalla routine che ci fa sentire ingranaggi di un meccanismo che, in fin dei conti, neanche sappiamo a cosa serve.

Scrive ne Il marchio perduto del templare: «In questi tempi qualcosa di malvagio si è risvegliato e la Chiesa non è in grado di fermarlo». Una frase che potrebbe andare bene anche per l’oggi, non trova?
Assolutamente si. Le vicende che racconto sono applicabili al giorno d’oggi. La mia voleva essere una storia «senza tempo», avrei potuto scriverla con soldati americani che combattono in Medio Oriente e tornano nelle loro città colpiti dalla Sindrome Post Traumatica da Stress. Anche lo scontro culturale tra Occidente e Oriente era allora, come adesso, la causa delle molteplici guerre combattute (o almeno la causa mostrataci dai media).

L’assassino de Il marchio perduto del templare spesso fa sogni che gli ricordano esperienze violente di cui, almeno all’inizio del romanzo, non ha memoria. Mi è tornato in mente un antico inno della liturgia cristiana (usato anche da Dante nel Purgatorio) che dice «Te corda nostra somnient, / te per soporem sentiant» che nella traduzione ufficiale italiana è stato reso con un innocuo «Nel sonno delle membra /resti fedele il cuore». Lei crede a una sorta di potere curativo e salvifico dei sogni?
Credo che in noi ci siano delle energie istintuali nascoste, e spaventose, che il sogno libera offrendoci delle chiavi di lettura della realtà diverse che possono avere anche effetti curativi se siamo disposti ad ascoltarle. Il sogno è un momento in cui il nostro Io estromette le aggressioni esterne, per mostrarci cosa realmente siamo e desideriamo.

Nelle Sue note biografiche presenti sulla copertina del libro c’è scritto che è nato a Roma e che ha iniziato a scrivere questo romanzo, ambientato nell’Urbe, quando era a Bali. Se dovesse scrivere un romanzo mentre è a Roma, dove lo ambienterebbe?
A Bali. Battute a parte per ora mi sto dedicando alla stesura del sequel de Il marchio perduto del templare che si svolgerà anch’esso a Roma. Anche se si apriranno nuovi scenari e nel terzo libro della saga varcherò i confini del Nord Europa. Immergerò la penna nelle culture norrene e celtiche, raccontando luoghi e miti che hanno sempre colpito la mia fantasia, su tutti la mia amata Scozia.

Blogtour per «Il marchio perduto del templare» di Giuliano Scavuzzo

Giuliano Scavuzzo, Il marchio perduto del templare - blog tour

L’intervista a Giuliano Scavuzzo è il secondo appuntamento del blog tour de Il marchio perduto del templare. La prima tappa (introduzione e incipit) è stata ospitata da Blog Expres. Il romanzo poi sarà su Penna d’oro che presenterà i luoghi e i personaggi mentre, infine, Il flauto di Pan recensirà l’intero romanzo.








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Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: “Nulla che sia umano mi è estraneo” (Terenzio) e “Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo” (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, è blogger su varie testate di nanopublishing, oltre che editore della Graphe.it.