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pubblicato venerdì, 17 febbraio 2017 da Anna Clara Basilicò in Mondolibri
 
 

A 50 anni dalla morte di Ciro Alegría, scrittore e giornalista peruviano

Ciro Alegría (1909-1967)
Ciro Alegría (1909-1967)

Ciro Manuel Alegría Bazán nacque in Perù a Quilca nel 1908. La sua fama è legata tanto all’attività letteraria quanto a quella politica. Pur provenendo da un’agiata famiglia bianca, Ciro Alegría trascorse tutta la sua infanzia circondato da indios andini e acquisì una forte familiarità con le loro tradizioni, tanto da considerarsi formalmente un cholo serrano. La sua produzione artistica fu infatti strettamente legata a quest’identità, così come le rivendicazioni sociali di cui si fece portavoce.

Durante la crisi globale del primo dopoguerra, Ciro Alegría entrò a far parte ancora giovanissimo di uno dei più importanti circoli intellettuali peruviani legato a un progetto di riforma e sperimentazione artistica e culturale, il Grupo Norte. Nello stesso periodo cominciò ad avvicinarsi alla cellula aprista di Trujillo insieme ad Antenor Orrego, filosofo peruviano di due generazioni più grande. La sua militanza in opposizione al governo di Luis Sánchez Cerro gli costò un arresto nel dicembre del 1931 e rimase in carcere per sette mesi, quando l’ondata rivoluzionaria investì la città e lo liberò. Si trattò di un breve sogno: la rivolta fu brutalmente sedata dall’esercito e lui venne ricondotto in prigione, orribilmente torturato e condannato a dieci anni di detenzione. La sua pena fu però interrotta poco più di un anno dopo grazie a un’amnistia del nuovo governo di Benavides.

Alcuni libri di Ciro Alegría

Al 1935 risale la sua prima pubblicazione di successo La serpiente de oro, un romanzo che gli valse il premio nazionale della Editorial Nascimiento. Fece seguito un periodo di relativa felicità durante il quale lavorò come correttore di bozze presso due case editrici, fino a quando nel 1936 si ammalò gravemente, probabilmente in conseguenza delle condizioni patite in prigione e delle sevizie subite. Per più di due anni combatté contro la tubercolosi e un’embolia cerebrale gli causò una paralisi al lato destro del corpo impedendogli per un certo periodo di scrivere. Fortunatamente sopravvisse, e durante la riabilitazione scrisse un secondo romanzo, Los perros hambrientos, esercizio integrante della terapia di recupero.

Anche quest’opera ottenne formale riconoscimento attraverso il concorso indetto dalla casa editrice Zig-Zag e gli diede le basi per la sua opera più famosa, El mundo es ancho y ajeno, concluso nel 1940. Si tratta di un libro sulla comunità andina dei Rumi, insediata nel nord del Perù nel dipartimento de La Libertad. Dedita alle attività tradizionali, la tribù viene attaccata dal dispotico Álvaro Amenábar, il cui obiettivo è sottrarre le loro terre per espandere i propri possedimenti. Lungi dall’essere un romanzo a lieto fine, l’opera è un affresco realistico delle difficoltà di sopravvivenza delle comunità indigene e gli valse il più alto riconoscimento peruviano alla letteratura.

Negli anni a seguire Ciro Alegría si dedicò prevalentemente all’insegnamento universitario negli Stati Uniti, a Cuba e a Porto Rico e infine, fatto ritorno in Perù, sommò alle attività abituali l’impegno politico militando tra le fila di Acción popular fino all’elezione, nel 1963, nell’assemblea della Repubblica. Nello stesso anno pubblicò il suo ultimo libro, Duelo de caballeros, mentre le opere a venire, ad allora inedite, furono pubblicate postume da Dora Varona.

Foto | Di No informado. (Mucha suerte con harto palo.) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Anna Clara Basilicò

 

(Quasi) laureata in Lettere classiche, vivo tra Milano e Palermo per soddisfare il bisogno di agire e quello di sognare. Il mio motto è il kantiano “Sapere aude”, ma nel mondo dello scibile sono attratta soprattutto dalla letteratura e dalla filosofia medievale. O almeno per ora.