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pubblicato sabato, 18 febbraio 2017 da Roberto Russo in Zibaldone
 
 

Le migliori citazioni e frasi di Philip Roth

Citazioni e frasi di Philip Roth
Citazioni e frasi di Philip Roth

Philip Roth è un gigante della letteratura nordamericana e mondiale, pur perennemente snobbato dal Nobel. I suoi libri, tradotti in varie lingue, sono letti da milioni di persone in tutto il mondo e sono.

Abbiamo estrapolato alcune citazioni e frasi di Philip Roth dai suoi libri in modo da avere una sorta di florilegio del suo pensiero. Le citazioni di Philip Roth sono tratte dai seguenti testi: Ho sposato un comunista, L’animale morente, La macchia umana, Operazione Shylock, Pastorale americana, Zuckerman scatenato e Il teatro di Sabbath. Quest’ultimo testo è stato tradotto in italiano da Stefania Bertola, mentre gli altri da Vincenzo Mantovani. I libri di Philip Roth sono pubblicati in Italia da Einaudi.

Citazioni e frasi di Philip Roth

  • Accecato dalla natura spaventosamente provvisoria di ogni cosa. (La macchia umana)
  • Alcuni hanno bisogno della seduzione, non dell’iniziazione. (Il teatro di Sabbath)
  • Bisogna fare una distinzione tra il morire e la morte. Non è tutto un morire ininterrotto. Se si è sani e ci si sente benissimo, è un morire invisibile. La fine, che è una certezza, non dev’essere per forza annunciata con spavalderia. (L’animale morente)
  • Ciò che noi sappiamo è che, in un modo non stereotipato, nessuno sa nulla. Non puoi sapere nulla. Le cose che sai… non le sai. Intenzioni? Motivi? Conseguenze? Significati? Tutto ciò che non sappiamo è stupefacente. Ancor più stupefacente è quello che crediamo di sapere. (La macchia umana)
  • Com’è umano avere un segreto, è anche umano, prima o poi, svelarlo. (La macchia umana)
  • È il sesso a sconvolgere le nostre vite, solitamente ordinate. (L’animale morente)
  • Evitare le parole stravaganti. Tutti i termini pedanti non servono allo scopo. (Operazione Shylock)
  • Ho sempre considerato Kafka un mago, come Beckett e Bellow: quando lo leggi cerchi di entrare nella sua scrittura e nel suo mondo per capirne i segreti, senza tuttavia riuscirvi. C’è qualcosa di magico, anzi di miracoloso nel suo universo letterario. Le prime cose che ho letto sono stati i racconti. (da un’intervista a Repubblica)
  • I soldi non sono una balla. I soldi sono il modo democratico di segnare punti. Fa’ soldi; poi se proprio non puoi farne a meno, predica pure la fratellanza umana. (Ho sposato un comunista)
  • L’importante è trovare il sorriso giusto. (Il teatro di Sabbath)
  • L’ironia è una consolazione della quale non hai proprio bisogno quando tutti ti considerano un dio. (Pastorale americana)
  • L’unica ossessione che vogliono tutti: l’«amore». Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. Quella ragazza era un corpo estraneo introdotto nella tua interezza. E per un anno e mezzo tu hai lottato per incorporarlo. Ma non sarai mai intero finché non l’avrai espulso. O te ne sbarazzi o lo incorpori con un’autodistorsione. Ed è quello che hai fatto e che ti ha ridotto alla disperazione. (L’animale morente)
  • La crudeltà è camuffata da «autostima» perduta. Anche Hitler mancava di autostima. Era il suo problema. (La macchia umana)
  • La gente è infallibile: sceglie quello che ti manca e poi non te lo dà. (Pastorale americana)
  • La letteratura nuoce all’organizzazione. Non perché sia apertamente pro o contro, o anche subdolamente pro o contro. Nuoce all’organizzazione perché non è generale. L’intrinseca natura del particolare consiste nella sua particolarità, e l’intrinseca natura della particolarità sta nel non potersi conformare. Sofferenza generalizzata? Ecco il comunismo. Sofferenza particolareggiata? Ecco la letteratura. L’antagonismo è in questa polarità. Tenere in vita il particolare in un mondo che semplifica e generalizza: ecco dove comincia la lotta. (Ho sposato un comunista)
  • La maggior parte dei figli lasciano i genitori a diciotto o vent’anni, vivono indipendentemente da loro per quindici o vent’anni e poi, col tempo, si riconciliano con gli anziani genitori e cercano di dar loro una mano. (Ho sposato un comunista)
  • La maggior parte delle ragazze di vent’anni neanche hanno cominciato a vivere. (Il teatro di Sabbath)
  • Le ideologie riempiono la testa della gente e compromettono una lucida osservazione della vita. (Ho sposato un comunista)
  • Nei grandi capolavori, quando commettevano un adulterio poi si ammazzavano sempre. Lui desiderava ammazzarsi quando non ci riusciva. (Il teatro di Sabbath)
  • Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui. (La macchia umana)
  • Non c’è niente da fare con quello che pensa la gente, se non badarci il meno possibile. (Zuckerman scatenato)
  • Non devi per uscire a gomitate da una situazione, prendere qualcun altro a pugni in faccia. (Ho sposato un comunista)
  • Non è l’essere arrabbiati che conta, è l’essere arrabbiati per le cose giuste. (Ho sposato un comunista)
  • Non sei tenuto a venerare la tua famiglia, non sei tenuto a venerare il tuo paese, non sei tenuto a venerare il posto dove vivi, ma devi sapere che li hai, devi sapere che sei parte di loro. (Pastorale americana)
  • Ognuno, ogni giorno, deve opporsi e resistere. Ogni giorno bisogna puntare i piedi. (Ho sposato un comunista)
  • Per quante cose tu sappia, per quante cose tu pensi, per quanto tu ordisca e trami e architetti, non sei mai al di sopra del sesso. (L’animale morente)
  • Quando mi chiedo come sono arrivato dove sono, la risposta mi sorprende: «Ascoltando». (Ho sposato un comunista)
  • Quando si pubblica un libro, esso è il libro del mondo. È il mondo a editarlo. (da un’intervista al New York Times)
  • Resistere in solitudine! (motto da scrittore esordiente)
  • Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati. (Pastorale americana)
  • Si è giovani una volta sola, ma si può essere immaturi per sempre. (Il teatro di Sabbath)
  • Sono stato il tuo Virgilio, e tu il mio Dante, nei sotterranei del sesso! (Il teatro di Sabbath)
  • Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile. (Operazione Shylock)

Foto | Facebook








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Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: “Nulla che sia umano mi è estraneo” (Terenzio) e “Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo” (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, è blogger su varie testate di nanopublishing, oltre che editore della Graphe.it.