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pubblicato martedì, 21 febbraio 2017 da Roby in Mondolibri
 
 

I libri di donne coraggiose

Libri di donne coraggiose
Libri di donne coraggiose

Quest’anno vogliamo proprio omaggiare la festa femminile per eccellenza – quella dell’8 marzo – ma lo facciamo a modo nostro, cioè con una chiacchierata sui migliori libri di donne coraggiose.

Quando parliamo di libri di donne coraggiose, però, pensiamo fondamentalmente alle eroine letterarie che hanno popolato le nostre fantasie di bambina e alle quali davanti allo specchio volevamo assolutamente somigliare, ai personaggi femminili con i quali siamo cresciute, che ci hanno consigliato dalle pagine dei libri che divoravamo fino a tarda notte, mai sazie delle loro avventure, che ci sono servite da esempio negli anni adolescenziali della contestazione più di qualunque mamma o nonna, perfino più della migliore amica… tutte loro sono state e restano importanti per noi, ma in questo nostro primo appuntamento vogliamo fare di più.

Vogliamo partire dalla considerazione che dietro ogni grande protagonista di una storia probabilmente c’è un grande scrittore, o meglio, una grande scrittrice che quella storia l’ha ideata, tratteggiandone il personaggio principale caratteristica per caratteristica, spigolatura per spigolatura, ed è proprio alle grandi autrici del nostro tempo e di quello che ci ha preceduto (d’altronde un libro è per sempre, no? Altro che un diamante!) che vogliamo dedicare oggi le nostre parole.

Libri di donne coraggiose: sei percorsi di lettura

Isabel Allende

Troppo a lungo erroneamente considerata cilena e figlia del famoso presidente ucciso dall’avvento della dittatura militare di Pinochet, la scrittrice Isabel Allende, invece, era peruviana di nascita (poi naturalizzata statunitense) e solo nipote di secondo grado dello sfortunato Salvador, parentela che comunque le garantì una vita agiata. Universalmente riconosciuta come l’incarnazione femminile del grande romanzo sudamericano – quello di García Márquez e Vargas Llosa per intenderci – per il mio personalissimo gusto ha atmosfere, dialoghi e trame troppo vicine a quelle di una telenovela, ma la sua bravura nella narrazione è indiscutibile.

Come non ricordare il capolavoro La casa degli spiriti, una storia lunga anni e generazioni in cui si dipana la famiglia Trueba, dal capostipite Esteban fino all’amata nipotina Alba, sullo sfondo della realtà cilena del golpe? Il mio affetto, però, non foss’altro perché la protagonista si chiama Irene come mia figlia, va a D’amore e ombra, altra saga familiare, stavolta dei Beltrám, di cui la bella rampolla, contro i voleri della madre che voleva preservarla dalle cattiverie della società, diventa giornalista e fotografa ‘scomoda’, tanto che sarà addirittura ferita in un attentato e sarà costretta a vivere in esilio, lontana dal suo Paese.

Alice Munro

Premio Nobel per la Letteratura nel 2013, Alice Munro che ambienta ogni sua storia nell’amata e odiata regione natale dell’Ontario, è ritenuta la regine indiscussa del racconto breve. Contemporaneamente al Nobel ha annunciato anche il suo ritiro dalla scrittura, ma fortunatamente c’è molto da leggere prima di esaurire tutto quello che aveva da dire. Se dovete ancora cominciare, allora la mia raccomandazione è di partire da Chi ti credi di essere?, domanda parzialmente autobiografica che un’anima scalpitante di adolescente femmina negli anni Quaranta-Cinquanta in un paesino sperduto del profondo Canada deve essersi sentita porre molte volte. È sempre la stessa, nella realtà della scrittura o nel gioco dell’interpretazione, la protagonista dei racconti, sempre alla ricerca di sé e in preda al desiderio di fuggire, perché, come dice la stessa Munro, «non si finisce mai di scrivere la propria storia».

Doris Lessing

Altro premio Nobel – stavolta del 2007 – penso a lei quando penso alla terza nonna che mi ha cresciuto, probabilmente da un punto di vista culturale e letterario molto più delle due biologiche. Indimenticabile Il taccuino d’oro, vita vissuta dell’icona femminista Anna Wulf, che in un pezzo in cui festeggiamo l’8 marzo non si può non ricordare. La «mia» Doris Lessing, però, è quella di La brava terrorista, un’indagine psicologica in cui l’autrice eviscera le motivazioni che portano una persona normale a fare scelte tanto estreme staccandole dal contesto storico e politico per ancorarle a qualcosa di più profondo, arcano e quasi primordiale, rendendo il libro immortale, nel senso più nobile del termine. Eclettica come non mai, nella sua lunga vita Doris Lessing ha scritto di sufismo, di fantascienza, si è riconciliata con la sua parte africana e ha parlato addirittura di gatti.

Anna Maria Ortese

Come esponente ante litteram del giornalismo al femminile ho scelto lei, in barba a penne più famose come quella di Oriana Fallaci. L’ho fatto perché la Ortese fu la prima ad avere il coraggio di scrivere, in un’epoca in cui quasi tutto era appannaggio esclusivo degli uomini e poi perché non ha prezzo leggere nella propria lingua, senza l’intermediazione dei traduttori. Scarsamente scolarizzata e pressoché autodidatta, è una figura quasi leggendaria, che viaggiò molto in Italia e all’estero scrivendo sempre di quello che vedeva e quello che ricordava, coniugando anche nello stile lo stereotipo della donna fragile e un po’ svampita con la caratteristica contemporanea della giornalista acuta che riesce a fiutare la notizia in mezzo a un cumulo di macerie. E meglio degli uomini. Il mio preferito tra i suoi libri è La lente scura. Scritti di viaggio.

Agatha Christie

I libri di Agatha Christie sono i gialli per eccellenza, quelli attraverso i quali molti di noi si sono accostati non sono alle detective stories, ma alla lettura in generale. In realtà, sotto pseudonimo, scrisse anche alcuni romanzi rosa di poco pregio e qualche opera teatrale (una addirittura è ininterrottamente in scena dal 1952) ma di sicuro di lei ricordiamo tutti Hercule Poirot e Miss Marple, i due investigatori protagonisti dei suoi tanti romanzi. Autobiografico il secondo, una simpatica e apparentemente innocua vecchietta che affianca la passione per la maglia a quella per i delitti, lo è in realtà anche il primo – modellato sull’arguzia di Sherlock Holmes, ma volutamente molto più umano – fatto morire nel romanzo Sipario, uno degli ultimi che l’autrice pubblicò l’anno prima della propria morte.

J.K.Rowling

Tris di scrittrici britanniche, in questo lungo elenco, ho pensato molto se inserire anche J. K. Rowling o meno. Certamente l’epopea di Harry Potter è importante nella vita di molti ex bambini (anche io l’ho apprezzata moltissimo), e l’ha resa la donna più ricca d’Inghilterra, nonché la più influente – superando addirittura la regina Elisabetta – ma se guardiamo alla sua produzione letteraria del dopo maghetto, beh, il piatto piange e la delusione è cocente. Tanta attesa per Il seggio vacante, da parte dei fan, non è stata però ben soddisfatta: il libro, stavolta destinato a un pubblico adulto, è una storia di veleni e politica difficilmente trasponibile sul grande schermo, ma anche difficilmente traducibile all’estero; insomma, è e resta un libro profondamente, visceralmente inglese.

Foto | Pixabay




Roby