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pubblicato giovedì, 23 febbraio 2017 da Graphe.it in Mondolibri
 
 

«Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…» di Lodovica San Guedoro

Lodovica San Guedoro, Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé...
Lodovica San Guedoro, Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé...

Pubblichiamo la pagina 69 del romanzo Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé… di Lodovica San Guedoro. Ci sono alcune righe dalla pagina 68 perché la frase inizia in quella pagina.

Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…

[Era stato quel dono ai confini con la follia ad attrarmi fatalmente verso quel figlio di un giornalista ebreo e di una femminista alcolizzata, che aveva vissuto per dieci anni a Roma e frequentato, come Hans, la scuola tedesca: quel suo istinto ludico, affine al mio, col cui splendore la saggia scal]trezza della natura gli permetteva di sfuggire intermittentemente alla follia che lo devastava. Pieno di odio cattivo per i suoi genitori, per la società tutta e per se stesso, era uno sbandato completo, senza mestiere né studi, dedito probabilmente alle droghe, ma cui il dio del sorriso incurvava così spesso e volentieri gli angoli della bocca e spruzzava di scintille maliziose le iridi, sì da apparire lui stesso quel dio. Occupati a nascondere a se stessi e a me i loro sentimenti, entrambi incapaci di darsi perché spaventati dalla mia forza, si vendicavano, il primo iniettando veleno nella mia gioia, il secondo dando stura a un’aggressività rasentante il sadismo. Dieci anni prima Giuseppe, sette anni prima Philipp… Con questi malagevoli presupposti, avevo vissuto, in quei periodi di infelice innamoramento, in un perpetuo stato di ansia che teneva sospeso il mio cuore e tutto il mio corpo. Quel febbricitare continuo delle vene, quell’anelito all’impossibile che tendeva tutte le mie fibre e corde, quel precipitare per una parola nell’infelicità e il rinascere per un’altra parola alla felicità, quell’altalena snervante, quel sognare fino ai confini della metafisica, quel logoramento dei nervi, quella sensazione disperante di aver perso la serenità e la pace dello spirito e la governabilità delle passioni, quella perdita di sovranità sul territorio dell’io, quella dipendenza dai capricci, dagli umori e dalle cattiverie di un essere fuori di me, penetrato come per un sortilegio dentro di me, essendo sempre turbata, sempre in attività di pensiero e di sentimento, mi avevano portata sull’orlo della tomba: di tutto ciò non avevo più voluto saperne. Ci avevo messo una croce sopra, definitivamente, con fermezza e senza rimpianto. Del resto, non mi sarebbe più stato fisicamente possibile. Mi sentivo, così, tornata per sempre invulnerabile, immunizzata contro il dolce veleno, insensibile ai conturbanti richiami e agli ambigui adescamenti del potente faretrato fanciullo, salvata ormai fino alla morte dai naufragi amorosi.

Il libro (sinossi a cura della casa editrice)

Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé… racconta con un tono sommesso, delicato e poetico, di sorprendente sincerità, una storia d’amore del tutto non convenzionale, nata in autunno tra una scrittrice non più giovane e sposata e un conducente della U-Bahn, ancora giovane e sposato, fuggito, ragazzo, dalla Bosnia in guerra. Lei è atea, lui maomettano, lei è colta, lui non lo è, lei è emancipata, lui in bilico tra retaggio e modernità… Per quanto li accomunino freschezza di spirito, giocosità e trasgressività vitalistica, per quanto siano fortemente attratti l’una dall’altro, arrivare a una fusione delle anime, che consenta loro di raggiungere un’unione fisica, si rivela perciò un’avventura molto intricata, un’impresa piena di peripezie, di equivoci, di dolori, di felicità e di colpi di scena.

Lodovica San Guedoro
Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…
Felix Krull Editore, 2017
ISBN 9783939901204
pp. 500, euro 17,56




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)