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pubblicato martedì, 28 febbraio 2017 da Roby in Mondolibri
 
 

I migliori libri sulle donne

I migliori libri sulle donne
I migliori libri sulle donne

Manca ancora qualche giorno alla Festa della Donna, ricorrenza che si celebra l’8 marzo di ogni anno, e per chi volesse ricordarla in maniera particolare magari con qualche lettura dedicata… beh, eccoci qua, siamo qui proprio per darvi qualche buon – speriamo – suggerimento in merito ai migliori libri sulle donne che siano mai stati scritti.

Eh sì, oggi dunque ci occupiamo proprio delle eroine dei nostri tempi e di quelli passati, dei personaggi femminili che ci hanno fatto palpitare con le loro avventure reali o solo vissute sulle ali della fantasia (si sa, noi donne ne abbiamo molta), piangere e ridere insieme come solo l’essere femminile è in grado di fare, ma soprattutto donne che ci hanno fatto immedesimare nei loro capricci, nei loro desideri, nelle loro tenere voluttà, o almeno osare nel segreto del nostro cuore di essere diverse, più coraggiose, più intraprendenti. E siccome certe virtù non hanno tempo e neppure spazio, troverete nel nostro elenco qui sotto libri di ieri e di oggi, perché l’emancipazione femminile non solo non è mai finita, ma è sempre più importante: solo le donne, infatti – ormai tutti lo sanno – sono in grado di cambiare il mondo!

Cinque tra i migliori libri sulle donne

«Anna Karenina» di Lev Tolstoj

«Anna leggeva e comprendeva, ma non le faceva piacere leggere, cioè seguire il riflesso della vita altrui. Aveva troppa voglia di vivere lei stessa».

Questo capolavoro assoluto della letteratura contemporanea, curiosamente nato dall’ossessione dell’autore per un gomito aristocratico femminile, forse sognato, cui ebbe bisogno di dare un’incarnazione, racconta la contrapposizione tra due matrimoni: quello tra Karenin e Anna, la cui infelicità dà luogo all’azione, gettandola tra le braccia dell’aitante ufficiale Aleksej, e quello puro e indivisibile tra Kitty e Levin. I personaggi sono legati tra loro da vincoli di parentela o di amicizia, ma su tutti spicca certamente Anna, questa donna troppo avanti per il suo tempo, che avrà addirittura una bambina con il suo amante e per lui sfiderà tutte le convenzioni dell’epoca. Le ristrette vedute della società di allora, però, saranno più forti, e Anna per non soccombere sceglierà la via estrema, quella del suicidio.

A lungo si è dibattuto se Anna Karenina fosse nient’altro che una vittima del proprio amore «sconveniente» o qualcosa di più, un’eroina dei nostri giorni, baluardo della libertà dei sentimenti femminili che nell’Ottocento alquanto latitava. Riduttivo, d’altronde, sarebbe anche considerare il romanzo solo come una storia d’amore. C’è molto di più, ad esempio il ritratto di una certa borghesia russa le cui caratteristiche erano simili anche altrove.

«Madame Bovary» di Gustave Flaubert

«L’assenza dell’oggetto amato fece sì che l’amore si estinguesse, un po’ alla volta».

Altra storia epica con finale tragico è quella di Emma, giovane raffinata andata in sposa all’ufficiale sanitario Carlo. Siamo nella campagna francese, dove la donna si annoia e intristisce affianco al marito, la cui vita non era esattamente quella che si aspettava, e cioè “una dilatazione del cuore e un’espansione dei sensi”. Emma sogna emozioni forti, colpi di scena, tradimenti, passioni e dopo un po’ tramuta le sue fantasie in realtà, facendosi corteggiare prima da Léon e poi intrecciando una relazione anche con Rodolfo. Ma Emma applica ai suoi amanti quelle regole di fedeltà mai applicate al marito e diventa gelosa, possessiva; inoltre la vita continua a non soddisfarla e l’ambizione di una possibile esistenza migliore non l’abbandona mai. Contrae debiti, fa scenate e alla fine si uccide avvelenandosi con una fiala d’arsenico sottratta al farmacista per porre fine alle proprie sofferenze amorose e non solo.

«Piccole donne» di Louisa May Alcott

«Gli uomini devono lavorare e le donne si sposano per denaro. È un mondo orribilmente ingiusto».

Restiamo nell’Ottocento, ma stavolta negli Stati Uniti. È la saga, quasi tutta al femminile, della famiglia March, composta da madre e quattro figlie (il padre è lontano in guerra): Meg, la maggiore, corretta e giudiziosa, la figlia che tutti vorrebbero avere; Jo, forte e ribelle, diventerà una scrittrice; Beth, docile e buona, morirà in tenera età; Amy, capricciosa e viziata, molto brava a disegnare. In realtà le sorti di queste cinque donne attraverseranno ben quattro libri e diversi anni, ma sempre, in ogni pagina, la tensione della narrazione è tutta rivolta verso un unico obiettivo: vedere la famiglia nuovamente riunita e felice.

Secondo me non c’è romanzo femminile più azzeccato: nelle mille sfaccettature dei tanti personaggi che lo popolano, infatti, non possiamo non ritrovare almeno una parte di noi.

«Mille splendidi soli» di Khaled Hosseini

«Imparalo adesso e imparalo bene, figlia mia. Come l’ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna cui dare la colpa».

E veniamo all’oggi, in uno dei tanto Paesi in cui le donne ancora sono ben lontane dal poter esprimere se stesse: l’Afghanistan. I mille splendidi soli del titolo sono proprio le donne afghane – cui l’opera è dedicata, che brillano all’interno della mura domestiche dalle quali sono spesso imprigionate.

È la storia di Mariam e Laila, due donne di Herat che diventeranno non solo mogli dello stesso uomo – il perfido Rashid – ma soprattutto complici e amiche, tanto che dopo l’omicidio di lui, sarà Mariam a sacrificarsi per l’amica, ad addossarsi la colpa e a consentire così a Laila di andare lontano e costruirsi una nuova vita con i suoi figli. Il destino di entrambe era segnato fin dall’infanzia: figlia illegittima di un uomo ricco, Mariam, costretta a vivere ai margini di un affetto centellinato e a non andare a scuola; amata, invece, Laila, cresciuta in una famiglia aperta la cui perdita la getterà nel calderone di un destino comune per le donne afghane: quello della sudditanza al marito. Perché in realtà la storia di Mariam e Laila è la storia di migliaia di donne in un Paese ancora ben lontano dalla pace e dalla libertà.

«Volevo i pantaloni» di Lara Cardella

«Ma, allora, una si deve fare prete per portare i pantaloni? Non è necessario essere un prete, basta essere un uomo…».

La condizione femminile della Sicilia di fine anni Ottanta in un libro che diventa un urlo generazionale. È la storia di Annetta – personaggi ricalcato su un’amica dell’autrice, che considerava normale il fatto di essere abusata dal proprio padre – una ragazza che alle scuole superiori non può truccarsi, indossare minigonne né mangiare un gelato per non essere additata come “puttana” dal paese. Stanca di questa situazione, e grazie all’amicizia con una ragazza più forte e smaliziata, Anna riesce a emanciparsi lasciandosi tutto alle spalle, a rifarsi una vita grazie a un matrimonio riparatore e a dare alla luce una bimba che – giura – sarà cresciuta in tutt’altra maniera rispetto a quella retrograda e maschilista che ha conosciuto lei nella propria


Roby

 








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