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pubblicato mercoledì, 1 marzo 2017 da Giorgio Podestà in Mondolibri
 
 

Robert Lowell, il fondatore della poesia confessionale

Robert Lowell (1917-1977)
Robert Lowell (1917-1977)

Di fronte a noi oggi un poeta dal nome di chiara fama. Dal talento fondo e inquieto. Una poesia, la sua, dai molti volti, dalle tante personalità; ora eccola fluire senza costrizioni nel capriccio democratico del verso libero, ora chiudersi invece nelle regole eterne e intransigenti della metrica. Un grande poeta, non vi è dubbio, ma un uomo di contro dai chiaroscuri violenti. A tratti addirittura sgradevoli.

Figlio di una ricca e antica famiglia di Boston, i cui avi erano giunti in America agli inizi del Seicento a bordo dell’ormai leggendario May Flower, Robert Lowell (1917-1977) ebbe una vita agiata, ma intorbidata da depressioni continue (diversi furono i ricoveri in cliniche psichiatriche), matrimoni difficili, amori a dir poco tormentati. Dall’unione con la scrittrice Jean Stafford al matrimonio con Elizabeth Hardwick, autrice del celebre Sleepless nights, a quello con la bellissima e aristocratica Caroline Blackwood, discendente da parte di madre della ricca e illustre famiglia dei Guinness, l’esistenza sentimentale del poeta fu accidentata, inquieta, pronta a tendersi e spezzarsi in una successione di spasimi violenti.

Considerato tra le figure di spicco della poesia confessionale, Robert Lowell vinse non solo per ben due volte il Pulitzer, prima con Lord Weary’s Castle (1947), poi con Il Delfino e altre poesie (1974), ma venne anche insignito nel 1946 del titolo di Poeta Laureato d’America.

Alcuni versi di Robert Lowell

Ai suoi versi, come del resto è giusto che sia, affidiamo le ultime parole. Quelle che inevitabilmente suonano al nostro orecchio come le più veritiere. (Testo tratto da The Quaker Graveyard in Nantucket, via Wikipedia).

Potresti tagliare il vento salmastro con un coltello
Qui in Nantucket e gettare il tempo
Quando il Signore Dio formò l’uomo dal limo del mare
e soffiò sul suo volto il respiro della vita,
e le tessitrici blu portate all’omicidio.
Il Signore sopravvive all’arcobaleno della sua volontà.

Da Il delfino e altre poesie (edizione a cura di Rolando Anzilotti per Mondadori) riportiamo la celebre poesia Matrimonio?

Ti penso ogni minuto del giorno,
ti amo ogni minuto del giorno;
senza te tutto è vuoto, tedioso, intollerabile.
Mi par d’essere sotto un qualche anestetico emotivo,
incapace di volere o pensare o scrivere o sentire;
mais ça ira, queste cose andranno, lo sento
in modo strano nonostante le apparenze,
le cose andranno a buon fine per noi, forse.
Come dici, abbiamo attraversato la palude di Godstow,
raggiunto il Cumberland e le sue strade romane risicate,
scalato il vallo di Adriano e impaurito i puzzolenti Pitti.
Il matrimonio? Quella è un’altra cosa. Abbiamo visto
il bagliore di diamante del mattino sull’asfalto.
Per un momento tenemmo la strada come nostra.

Foto | Elsadorfman (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons


Giorgio Podestà

 
Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon).








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