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pubblicato domenica, 12 marzo 2017 da Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Come si diventa scrittore? 7 segni inequivocabili che sei sulla via giusta

Come si diventa scrittore
Come si diventa scrittore

Sai di essere uno scrittore bravino (bravo, va!), ma non sei ancora sicuro la scrittura faccia per te. Allora, come si diventa scrittore? Come si capisce di avere quel qualcosa in più che potrebbe farti sfondare nel mondo dell’editoria? Eccoti sette segni inequivocabili che ti potranno aiutare a capire se sei un vero scrittore o meno.

Come si diventa scrittore: segni per capirlo

1. Sei un collezionista di parole

Quando leggi e trovi una parola usata in un modo diverso o una frase originale, te l’annoti o la memorizzi per poterla gustare pienamente. Accumuli le parole, le collezioni. (Anche) per questo, se devi fare una lamentela o chiedere un permesso di lavoro, preferisci farlo per iscritto invece che di persona perché sai esattamente a quali parole attingere dal tuo bagaglio.

2. Ti incantano le storie

Le storie ti incantano, anche quelle che più semplici che raccontano, per esempio, di un ragazzino bloccato nel tempo o di una persona che finalmente trova l’amore vero dopo tante peripezie. Ti incanta l’emozione di creare immagini con le tue parole, di lasciare la realtà e seguire l’immaginazione per sentirti vivo. Magari qualche volta ti dicono che non presti attenzione: se solo potessero vedere il mondo in cui vivi cambierebbero subito la loro opinione su di te!

Non sprechi. Se ti becca la pioggia, per esempio, hai una buona storia da scrivere. Se gli altri si sentono abbattuti in certe situazioni, tu le annoti nel tuo diario personale per poi crearne una storia.

Ti senti molto in pace con te stesso e con il mondo se fai volare la tua immaginazione: in pratica vivi pensando e pensando e pensando…

3. Ti piace leggere

Per te, immergerti in un libro è la definizione perfetta di svago. Tutti gli altri si rilassano andando al cinema o facendo sport, tu con un libro. Hai gusto per la scrittura. Ti capita di leggere un testo e di trovarlo bello non solo perché è ben scritto ma anche per come è scritto. E quando trovi qualche frase veramente ben costruita, sorridi.

Prestare un libro, per te, è molto difficile perché il primo pensiero che ti viene in mente è: «E se poi non me lo restituisce?». Non provi nemmeno a portarti dietro alcuni libri «speciali» per paura di perderli.

4. Osservi e crei storie sulle persone

I tuoi occhi guardano tutto. Mentre gli altri parlano, tu osservi in silenzio le loro azioni e reazioni (e a volte ti fai beccare mentre li osservi attentamente!). Capita che tu ti metta a inventare storie nella tua mente senza che chi ti sta vicino se ne renda conto.

Il mondo intorno a te è sempre fonte di ispirazione perché tu sei più curioso degli altri. Sei molto interessato a quello che fanno le persone che conosci e che incontri.

5. Valgono di più i libri che un paio di scarpe

Se le tue scarpe si fanno vecchie, le butti senza alcun problema. Ma non getteresti mai via un libro. Anche se molto rovinato preferisci sempre conservarlo.

6. La scrittura è una forma di terapia

Per te scrivere è come fare terapia. Se sei annoiato o depresso il tuo migliore amico non è la bottiglia, ma un pezzo di carta.

Quando cominci a scrivere, molte volte ha la mente bloccata, ma poco dopo le parole iniziano a fluire freneticamente. Dovevi solo scrivere una pagina e invece nei hai scritte molte perché eri molto ispirato.

Anche se hai un lavoro pressante, riesci sempre a trovare un momento per scrivere. Scrivi pure le cose brutte che ti succedono.

7. Apprezzi le lodi, ma non ti fermi a esse

Ti innamori delle persone che ti lodano. Se qualcuno ti dice che sei un grande scrittore, vai in brodo di giuggiole: le lodi sono una spinta per continuare a scrivere. E a migliorarti perché

Quando scopri che qualcuno scrive meglio di te, ti si smuove qualcosa dentro. Ti sforzi di migliorare la tua scrittura e ci riesci.

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.